Dal sogno della rinascita all'incubo della liquidazione: Saxa Grestone cerca ancora un futuro

Economia - Nel 2018 era il simbolo dell'economia circolare e del rilancio industriale. Oggi I duecento lavoratori dello stabilimento di Roccasecca attendono risposte mentre il Ministero prova a riaprire la partita

Dal sogno della rinascita all'incubo della liquidazione: Saxa Grestone cerca ancora un futuro
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 31-07-2026 10:22 - Tempo di lettura 3 minuti

Nel 2018 era stato salutato come il simbolo della rinascita industriale del territorio. La riconversione dell'ex Ideal Standard di Roccasecca in Saxa Grestone, allora guidata dall'imprenditore Francesco Borgomeo, era stata raccontata come un modello nazionale di economia circolare, capace di restituire lavoro e speranza dopo anni di crisi. Quasi dieci anni dopo quel sogno si è trasformato in un incubo che sembra non finire mai.

La liquidazione giudiziale disposta dal Tribunale di Roma ha aperto uno scenario che rischia di travolgere definitivamente il futuro di circa duecento lavoratori e delle loro famiglie.

Duecento stipendi che, soprattutto nel Cassinate - già messo in ginocchio dalla crisi dell'automotive con Stellantis e l'indotto in crisi - pesano come un macigno sull'economia del territorio

È in questo clima di profonda incertezza che ieri mattina si è svolto il tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy: i vertici del Mimit sono rimasti sorpresi dalla decisione del Tribunale di non concedere l'amministrazione straordinaria e di procedere invece con la liquidazione giudiziale.

Cosa succede adesso? "L'attuale cassa integrazione scade il 15 settembre", ha spiegato Chiarlitti della Filctem-Cgil. "L'obiettivo è arrivare a quella data con una prospettiva concreta. Se ci sarà una volontà condivisa tra il Ministero, i curatori e gli eventuali soggetti interessati all'acquisizione, sarà possibile attivare ulteriori strumenti di tutela".

Il sindacalista ha ricordato che la normativa consente di prorogare fino a dodici mesi gli ammortizzatori sociali nel caso in cui emerga una concreta manifestazione di interesse per l'acquisto dell'azienda. Al momento, però, investitori pronti a presentare un'offerta non ce ne sono.

"La cassa integrazione è solo una parte del lavoro che dobbiamo fare", ha aggiunto Chiarlitti. "Chiederemo innanzitutto che lo stabilimento venga messo in sicurezza e preservato. Inoltre, qualora si concretizzi l'interesse di un investitore, dovrà essere garantita una soluzione che salvaguardi l'intero complesso produttivo e tutti i lavoratori".

Parole che arrivano all'indomani del duro intervento del sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, che aveva definito la decisione del Tribunale "una scelta che lascia amarezza e accresce la preoccupazione per il futuro occupazionale di tanti nostri concittadini".

Per il primo cittadino, la liquidazione giudiziale certifica il fallimento del tavolo di crisi: "Durante tutta la procedura concordataria abbiamo più volte denunciato la mancanza di chiarezza sull'iter amministrativo in corso. Abbiamo chiesto di sapere se vi fossero eventuali operazioni speculative e, qualora accertate, di perseguirle con la massima fermezza", ricorda il sindaco.

Sulla riunione di ieri è poi intervenuta anche l'UGL Chimici Frosinone, confermando che il Ministero ha già avviato un confronto con i curatori nominati dal Tribunale per individuare una soluzione industriale. Il sindacato sottolinea che, grazie all'esercizio provvisorio disposto nell'ambito della procedura, gli attuali ammortizzatori sociali potrebbero proseguire e ricorda come i crediti dei lavoratori siano tutelati in via prioritaria rispetto agli altri creditori.

"L'auspicio è che si possa individuare al più presto un soggetto serio che rilevi la società, garantendo continuità produttiva e occupazionale", scrive l'UGL, annunciando che la vertenza tornerà sul tavolo del Ministero il prossimo 7 settembre.

Fino ad allora, però, nel Cassinate resterà l'angoscia di centinaia di famiglie che da anni vivono sospese tra promesse, tavoli ministeriali e ammortizzatori sociali. Perché quella che doveva essere la grande storia di rilancio dell'ex Ideal Standard rischia oggi di diventare l'ennesimo capitolo di una lunga crisi industriale che il territorio non può più permettersi di sopportare.





Articoli Correlati


cookie