Metropolis Open Air 2026: tre notti a Villa Santa Lucia, e nessuno paga il conto

Cultura - Dal 24 al 26 luglio nel comune di Villa Santa Lucia il festival musicale dedicato al rock, dalle cover alle band locali: l'evento organizzato dal Metropolis di Piedimonte San Germano in collaborazione con Unique Events e Morrigan Promotion è un'occasione unica per vivere le emozioni della musica

Metropolis Open Air 2026: tre notti a Villa Santa Lucia, e nessuno paga il conto
di Teresa Franchini - Pubblicato: 23-07-2026 09:57 - Tempo di lettura 4 minuti

Al Metropolis Open Air 2026 i cancelli saranno aperti alle 16, si comincia alle 17, e per tre giorni nessuno chiederà un euro né per l'entrata, né per il parcheggio, non per la piazzola tenda, non per un token da scambiare al bar.

Il festival, organizzato dal Metropolis di Piedimonte San Germano in collaborazione con Unique Events e Morrigan Promotion e con il Comune di Villa Santa Lucia, arriva alla sua terza edizione.

Al Campo Sportivo di Via Madonna della Neve, tra Cassino e Frosinone, nel borgo di Villa Santa Lucia, il Metropolis Open Air 2026 si presenta con un’idea che nel circuito dei festival — dove ogni metro quadro ha un prezzo e ogni consumazione un cambio valuta interno — suona quasi anacronistica: ingresso a contributo libero, free camping, e un pubblico che davanti al palco non trova transenne né security.

La struttura scelta per il 2026 è quella tipica del Moa: un festival a doppia anima. Venerdì 24 e domenica 26 sono le serate “Tribute Night”, dedicate ai grandi nomi che hanno scritto la storia del rock e del metal attraverso le migliori realtà tribute italiane

Venerdì si rende omaggio a Iron Maiden, King Diamond, Mercyful Fate, Sepultura, Judas Priest, Helloween e Nirvana; domenica si chiude il cerchio con Led Zeppelin, Guns N’Roses, Linkin Park e Porcupine Tree. La programmazione non è frutto di una scelta casuale: le tribute night, infatti, funzionano da magnete per un pubblico più ampio, che ama il rock pur non conoscendo la scena underground locale.

Il sabato 25 è tutta un’altra musica: nel “Metal Fest”non ci sono cover, solo band con materiale proprio e la loro capacità di reggere una serata intera, gruppi che nella scena italiana ci vivono, non ci passano.

Un impianto in tre atti che permette al festival di parlare a pubblici diversi senza snaturarsi: chi viene solo per il venerdì o la domenica troverà uno show pensato per l’omaggio; chi resta anche il sabato scoprirà cosa sta scrivendo, oggi, il metal italiano.

La serata di sabato è costruita con la stessa logica di crescita che aveva già la scorsa edizione: si apre morbidi e si chiude pesanti, senza sovrapposizioni di palco che costringano a scegliere.

Ad aprire ci pensano i Lapis Radix con il loro hard’n’heavy in italiano, seguiti dai Derrumbado Rojo, che portano in dote lo stoner più scuro e le chitarre accordate basse.  MOlti i gruppi che si alterneranno sul palco, tra cui gli Endless — quest’ultimo gothic metal elegante, testi introspettivi, la parentesi più malinconica della giornata — prima che il tiro si alzi con Godwatt e Helligators, tra doom, stoner e classic heavy metal.

A metà tra i due mondi si collocano i Ponte del Diavolo, nome che nella scena laziale porta con sé un’identità sonora radicata nel territorio, e infine l’headliner, gli Strana Officina: fondati nel 1975 dai fratelli Fabio e Roberto Cappanera — lo stesso anno di nascita degli Iron Maiden, per dare la misura — sono una delle primissime band heavy metal italiane, e chiuderli in cima al cartellone del sabato è una dichiarazione di continuità storica più che una scelta di cachet.

C’è un dettaglio, in questa edizione, che vale più di ogni nome in locandina: l’assenza totale di barriere economiche e fisiche. Niente pit transennato, niente security a dividere chi sta davanti da chi sta dietro, niente sistema a gettoni che trasforma ogni birra in una transazione con margine.

È una scelta che dice qualcosa sulla filosofia dell’evento: il Metropolis Open Air non prova a monetizzare ogni centimetro dell’esperienza, e in cambio chiede al pubblico un contributo libero e — implicitamente — un comportamento all’altezza.

Si tratta di un patto di fiducia raro, oggi, in un settore dove il festival medio arriva ad avere più punti cassa che palchi. Qui la musica resta l’unica valuta, e la comunione tra chi suona e chi ascolta — letteralmente senza barriere in mezzo — è la vera cifra stilistica dell’evento, forse più di qualunque headliner.

Tra un tributo ai Maiden il venerdì e uno ai Led Zeppelin la domenica, il sabato di inediti resta il momento in cui il Metropolis Open Air smette di essere una festa della nostalgia e diventa una fotografia di quello che il metal italiano sta ancora scrivendo.

Tre giorni, un solo campo sportivo, nessun cancello a pagamento: a Villa Santa Lucia, per una volta, l’unica cosa che si contende è lo spazio davanti al palco — e nemmeno quello, visto che non c’è nessuno a delimitarlo.

Quest’anno inoltre un'importante novità riguardo Ossy: non è confermato se la mascotte si materializzerà fisicamente tra il pubblico, ma la sua presenza è comunque garantita su carta, nel fumetto dedicato che sarà disponibile agli stand a contributo libero.

Chi sarà fortunato, tra i cancelli e i palchi, potrebbe anche incrociarlo dal vivo. O forse no. È proprio questa mezza promessa, tipica di un festival che non ama prendersi troppo sul serio, a rendere Ossy un piccolo culto interno prima ancora di essere una mascotte vera e propria.

Ter. Fr.





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