Cronaca - Nuova violenta aggressione nella Casa Circondariale: il detenuto (già evaso in passato) colpisce i poliziotti con una gamba del tavolo dopo aver appiccato il fuoco. I sindacati SAPPE e FNS CISL denunciano: "Sicurezza non negoziabile, Lazio al collasso tra sovraffollamento e carenza di organico"
Torna al centro delle cronache il detenuto condannato in via definitiva a 11 anni e 10 mesi di reclusione per la strage di Corinaldo, tragedia che provocò sei morti e 59 feriti, già protagonista della clamorosa evasione durante un permesso concesso per la discussione della tesi di laurea e successivamente rintracciato e arrestato a Barcellona dagli uomini del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria.
Secondo quanto denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, nella tarda mattinata di ieri, presso il reparto isolamento della Casa Circondariale di Cassino, il detenuto si è reso protagonista di una violentissima aggressione ai danni di due appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.
L'episodio è iniziato quando il ristretto ha appiccato il fuoco a uno sgabello in dotazione alla cella, provocando una rapida propagazione del fumo all'intero primo piano del Reparto isolamento. Per garantire la sicurezza dei detenuti presenti e scongiurare conseguenze ancora più gravi, il personale di servizio ha immediatamente avviato le procedure di emergenza, trasferendo i detenuti nelle aree passeggio.
Proprio durante queste operazioni, il detenuto, anziché dirigersi verso il passeggio come disposto dal personale, ha improvvisamente aggredito un giovane agente, in servizio da pochi giorni, colpendolo con pugni e schiaffi. Successivamente, all'arrivo di un collega più esperto intervenuto in suo soccorso, il detenuto ha afferrato una gamba di tavolo prelevata dalla cella e si è scagliato contro il poliziotto, colpendolo ripetutamente alla schiena e alle gambe con estrema violenza.
Solo il provvidenziale intervento di un altro detenuto ha consentito di interrompere la furia aggressiva del ristretto ed evitare conseguenze ancora più gravi.
I due poliziotti sono stati immediatamente soccorsi, visitati presso l'infermeria dell'istituto e successivamente trasferiti al Pronto Soccorso, dove sono stati giudicati guaribili rispettivamente in cinque e sette giorni. Ma alle conseguenze fisiche si aggiunge il forte trauma psicologico subito da entrambi: il più giovane ha dovuto affrontare una brutale aggressione a pochissimi giorni dall'inizio del servizio, mentre il collega più anziano, dopo una lunga carriera senza episodi analoghi, si è trovato a fronteggiare una violenza cieca perpetrata con un'arma impropria, senza alcuna possibilità di difesa.
"Esprimiamo la nostra totale vicinanza e solidarietà ai colleghi feriti", dichiarano Donato Capece, segretario generale del SAPPE, e Maurizio Somma, segretario regionale per il Lazio. "Quanto accaduto a Cassino è di una gravità inaudita e rappresenta l'ennesima dimostrazione di come il personale di Polizia Penitenziaria operi quotidianamente in condizioni estremamente difficili, esponendosi a rischi altissimi per garantire la sicurezza degli istituti e della collettività".
"Non può e non deve esistere alcuna forma di tolleranza verso chi si rende protagonista di aggressioni tanto vili quanto infami contro gli appartenenti al Corpo. Siamo di fronte a una condotta premeditata, violenta e criminale che merita una risposta immediata e rigorosa da parte dell'Amministrazione e della Magistratura di Sorveglianza".
"Ribadiamo con forza – concludono Capece e Somma – la necessità che i detenuti responsabili di aggressioni ai danni del personale vengano sottoposti ai più rigorosi regimi detentivi consentiti dall'ordinamento, con l'applicazione delle necessarie sanzioni disciplinari e penali. Chi alza le mani contro un poliziotto penitenziario attacca lo Stato e deve essere perseguito con la massima intransigenza. La sicurezza del personale non è negoziabile e non può più essere sacrificata sull'altare di un garantismo che troppo spesso dimentica le vittime di queste violenze".
Attualmente la carenza di personale di polizia penitenziaria nella provincia di Frosinone è di - 55 unità (- 22 Cassino, - 31 CC Frosinone ; - 2 CR Paliano) mentre nella regione lazio è di circa -500 unità.In alcuni casi la carenza del ruolo di ispettori è addirittura del 60 % in meno. La situazione dei14 Istituti della regione del Lazio risulta essere, invece, di 1.601 detenuti considerato che n. 6.917 risultano essere i detenuti reclusi, dato estrapolato per ogni sede dal sito del ministero della giustizia aggiornato al 31.05.2026, rispetto ad una capienza regolamentare di detenuti prevista di n. 5.316 .
Il sovraffollamento rende inaccettabili, anche, le condizioni di lavoro del personale penitenziario ma vi è la necessità e la priorità di una risposta concreta da parte di tutte le autorità competenti per quanto riguarda la carenza degli organici in essere e l’esigenza di rivedere la dotazione organica in ambito regionale di questi istituti interessati ad ampliamenti perché solo superando il sovraffollamento si potrà tornare a controllare in maniera adeguata chi realmente deve stare in carcere-
Per la Fns Cisl Lazio vi è la necessità di compensare le perdite di personale e completare gli organici e garantire un numero di agenti sufficiente a garantire la sicurezza e l'operatività degli istituti penitenziari. La discrepanza significativa tra gli organici previsti e le forze effettivamente in servizio, crea uno sbilanciamento sul personale esistente. La carenza di personale costringe il personale a carichi di lavoro eccessivi e un numero di detenuti per agente non sostenibile, aumentando i rischi e lo stress lavorativo.