Opinioni - Dai congressi della Democrazia Cristiana al declino dei partiti personali: perché il rifiuto del confronto interno allontana i cittadini e svilisce il legame con il territorio
La paura di perdere e quella di non saper vincere, ma chi perde non andrà in esilio e la sconfitta non è per sempre, e chi vince non diventa un monarca e non vince per sempre. In politica il confronto e lo scontro di idee sono il sale, sono la sostanza della stessa politica, il timore di non riuscire ad affermare una propria visione svilisce la politica, la allontana dai cittadini. E’ come se due squadre di uno sport per paura di perdere facessero una combine per un pareggio.
È la combine che sta diventando una regola anche per l’ultimo partito che ancora celebrava i congressi e che ancora presentava una lontana parvenza di organizzazione democratica interna, mi riferisco al Partito Democratico. Prima a livello provinciale, dopo mesi di scontri verbali sulla stampa, di posizioni che sembravano opposte ed inconciliabili alla fine si preferisce la combine per evitare una conta interna.
Adesso si ripete lo stesso schema per la segreteria di Cassino addirittura con un invito del buon segretario del PD Romeo Fionda ad evitare lacerazioni. Stima e considerazione per Fionda ma perché un confronto dovrebbe generare lacerazione? E non vale per il solo PD, anche FDI di Cassino dopo battaglie verbali ha scelto la medesima strada della combine interna.
Provengo da un Partito che celebrava i congressi ad ogni livello ed a Cassino con oltre duemila tesserati si faceva la fila per ore per andare a votare nei congressi cittadini e nonostante strilli e spesso anche qualche scaramuccia fisica, terminato il congresso si ricominciava a marciare in un’unica direzione.
I tesserati si sentivano partecipi della vita politica della Democrazia Cristiana, oggi i tesserati sono considerati come numeri da utilizzare a seconda del momento.
Il confronto serve, se necessario anche lo scontro, per ristabilire un minimo di decenza della politica al cospetto dei cittadini, di quella stessa politica che in preda ad un esasperato populismo sta progressivamente demolendo quei principi di democrazia rappresentativa sancita dalla Costituzione.
Prima si è cancellato il voto di preferenza, poi l’immunità parlamentare, poi il finanziamento pubblico alla democrazia ed infine tagliando il numero dei Parlamentari si è tagliato il legame tra eletti e territorio. È così che i Partiti, tutti, hanno perso il loro radicamento territoriale, fino a non avere nemmeno una sede dove riunirsi in quasi nessuna città, al posto del sindaco mi asterrei da questa sarcastica considerazione di un incontro al bar tra FDI e Lega, perché non tutti possono permettersi una sontuosa sede in via Carducci.
Si facciano tutti i congressi, ci sia un confronto su posizioni diverse e si dia ad ogni iscritto la possibilità di votare, vale per il PD e vale per tutti. Questa è la democrazia non una mia opinione.
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