RUBRICHE - Se oggi possiamo immaginare di passare un Natale con amici e parenti e grazie alle misure messe in campo. Ma se l'obbligo del certificato nei luoghi di lavoro dovesse trasformare l’Italia in un “tamponificio”, senza fare crescere la percentuale di vaccinati, allora sarebbe meglio pensare a un obbligo vaccinale. L'approfondimento di Angelo Franchitto


Oggi giorno siamo sempre consapevoli che viviamo una fase di riapertura. Questo non significa però che la pandemia da Sars-Cov-2 sia ormai alle nostre spalle. Infatti, ci aspettiamo ancora un lungo periodo di convivenza con il virus. Questa volta senza regioni rosse e magari, immaginiamo un Natale con amici e parenti. Eppure abbiamo i casi di Roma, Milano e Trieste, città dove celebri sono le manifestazioni dei NO Green Pass.
Invece, il successo italiano è legato ai vaccini e al Green Pass insieme. Così, la campagna vaccinale ottiene un grande successo a livello nazionale. Ormai siamo tantissimi ad aver fatto il vaccino e stiamo raccogliendo i frutti dei nostri sacrifici. Oggi abbiamo tutto il Paese in zona bianca, sono in calo i numeri dei ricoveri nei reparti ordinari. Ma soprattutto scendono le terapie intensive e il numero di decessi giornalieri. Si tratta di un momento buono, e il fatto che cinema, teatri e musei tornano a riempirsi al cento per cento è una dimostrazione. Ma anche gli stadi aumentano la loro capienza e riaprono le discoteche. Per tutto questo dobbiamo dire grazie ai vaccini.
Secondo le ultime stime (il Sole 24 Ore del 18/10/2021) è già vaccinato a ciclo completo, il 74,04% della popolazione italiana. Mentre, il 3,96% è in attesa della seconda dose. Complessivamente, se contiamo anche il monodose e i pre-infettati, che sono le persone che hanno ricevuto una sola dose del vaccino anti Sars-Cov-2, è almeno parzialmente protetto il 78% della popolazione italiana. Certamente, Considerando solo la popolazione vaccinabile, quindi gli over 12, che significa avere una platea di riferimento più ridotta, rispetto alla platea complessiva della quale fanno parte anche gli under 12 e le persone non vaccinabili, la percentuale di almeno parzialmente protetti sale all’85,58%.
Mentre, di questi, l’81,23% è già completamente vaccinato. Questi dati spiegano, numericamente, quanto i vaccini stiano facendo bene alla nostra vita. Si parla di un successo italiano riconosciuto anche fuori dai nostri confini. Infatti, già nel mese di Maggio, la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen parla dell’esempio italiano. La presidente europea ricorda i primi tempi della pandemia e ricorda gli appelli all’Europa provenienti proprio dall’Italia. Siamo stati proprio noi i primi a chiedere a gran voce che l’Europa intervenisse. Una richiesta di solidarietà e coordinamento europei. E avevamo ragione. L’Italia ha avuto subito ragione. L’intervento dell’Europa era necessario. Così la Von Der Leyen ammette l’importanza strategica dell’Europa per vincere la pandemia. Così, la campagna di vaccinazione europea contro il Covid diventa un successo per tutta l’Unione Europea. L’Unione è in prima linea nella fornitura di vaccini.
Tutte le dosi messe a disposizioni nei vari Stati membri sono abbastanza per vaccinare la popolazione europea. Basti pensare che è stato calcolato un ritmo di vaccinazione di ben trenta europei al secondo. Così afferma la presidente della Commissione Ue, la quale sottolinea che si sta procedendo al ritmo di oltre tre milioni di vaccinazioni al giorno e che per questa ragione è fiduciosa sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi che l’Unione si è prefissata. Ma, intanto, l’Italia si muove anche con il Green Pass.
Si tratta del documento verde che certifica l’avvenuta vaccinazione (ed ha una validità di 12 mesi) o testimonia l’avvenuto esame tramite tampone (ed ha una validità di sole 72 ore). Il Green Pass è anche un motivo in più per spingere gli italiani a fare il vaccino. Infatti, non solo ha una durata superiore rispetto al tampone, ma è anche gratuito. Per chi invece preferisce fare il tampone, oggi deve spendere 30 euro a settimana per due tamponi obbligatori, proprio perché dal 15 ottobre c’è l’obbligo di Green Pass per i lavoratori, nel pubblico come nel privato.
D'altra parte, questo strumento aiuta a monitorare le persone durante le loro attività di socializzazione. Infatti, il vaccino da solo non garantisce una sicurezza e un contagio a rischio zero. Invece, il Green Pass, permette di lavorare in ambienti chiusi con più serenità. D'altra parte, senza vaccini, sarebbe stato impossibile fare tutte le riaperture di cui oggi godiamo. Ma, se la misura del governo sull’obbligo del Green Pass nei luoghi di lavoro dovesse trasformare l’Italia in un “tamponificio”, senza fare crescere la percentuale di vaccinati, allora sarebbe meglio pensare a un obbligo vaccinale.
Questa è la proposta del presidente della Liguria di Giovanni Toti. Sicuramente, le proteste dei gruppi No Green Pass sono assolutamente legittime, ma la maggioranza del Paese è chiaramente a favore del vaccino. In fondo stiamo vedendo con i nostri occhi come l’Italia sta ripartendo. E non sarebbe tollerabile allora che i milioni di italiani vaccinati diventino, improvvisamente, ostaggio di una frangia estrema. Ancora di più di fronte ad atteggiamenti di lavoratori responsabili che vedrebbero ridurre il proprio lavoro a causa di persone che manifestano per far sentire la propria voce. Una voce che è, e resta una minoranza del Paese.
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