OPINIONI - All'indomani della riunione al Manzoni di Cassino e alla vigilia della direzione provinciale del Pd interviene il prof. Mario Costa. E lancia un monito: "Il voler portare il carro nella direzione rifiutata dai “buoi”, non è consigliabile. Oltre che impossibile probabilmente"

di Mario Costa*
Tutti (o quasi tutti) sappiamo che non è cosa ben fatta il “mettere il carro davanti ai buoi”. Ovvero, per stare al significato dell’espressione, fare una cosa con troppo anticipo rispetto ad un’altra che andrebbe fatta prima, creando così inutili difficoltà. A se stessi e ad altri. Perché poi chi la fa, di fronte a “buoi” espropriati di una loro prerogativa, e per questo imbufaliti (starà forse qui la ragione del perché in inglese la stessa espressione sostituisce “buoi” con “cavalli”), è costretto a correre precipitosamente ai ripari. Quantomeno per rimettere il tutto nel giusto ragionevole ordine.
La vicenda dell’anomalo accordo tra Francesco De Angelis (Pd) e Massimo Ruspandini (FdI), leader provinciali di due partiti dalla incolmabile (almeno fino a prova contraria) distanza politica, circa l’assai discutibile accordo tra le due forze (accordo che ora si nega esserci stato, ma c’è stato, eccome!) sulla convergenza su Giuseppe Sacco quale candidato alla presidenza della Provincia, è proprio il classico caso contemplato nella richiamata espressione. Sì, si son messi i buoi davanti al carro.

L’annuncio dell’assemblea di sindaci al teatro Manzoni di Cassino chiamati da Enzo Salera è bastato a ricordare a chi di dovere che erano i “buoi” a dover tirare il “carro”, non viceversa. Cioè che prima occorre sentire ed acquisire i pareri dei diretti interessati al voto (sindaci e consiglieri comunali), poi agire di conseguenza. Cioè, acquisita la volontà politica prevalente, avviare poi le trattative.
Da navigato marpione, capita l’antifona, De Angelis, per riparare alla scivolata si era affrettato ad anticipare in mattinata che sulla candidatura alla presidenza occorre condivisione e che, a suo dire, nulla sarebbe stato deciso. “Ciò che conta - ha puntualizzato – è costruire un processo che parta dal basso e punti alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti i nostri amministratori. E’ solo attraverso questo percorso e questa discussione che possiamo costruire le condizioni per unire il Pd e mettere in campo una proposta forte, aperta, condivisa e vincente”. Meno male.

Insomma un modo di correre ai ripari facendo con notevole ritardo ciò che andava fatto prima. Comunque, meglio tardi che mai. Da qui la riunione di domenica prossima della direzione provinciale del partito, allargata agli amministratori. Insomma a quelli che devono votare. Ossia i “buoi” deputati a tirare il carro con i loro voti.
Inutile dire che saranno molte, domenica in quel di Frosinone, le voci critiche su quell’accordo, ove dovesse essere (ri)proposto. Che ovviamente non riguardano di certo la persona Giuseppe Sacco, quanto la discutibile catalogazione politica del sindaco di Roccasecca quale “civico”, che “pende” peraltro a destra (ci si passi l’eufemismo). In sostanza riguardano essenzialmente l’alleanza con FdI, partito di Destra doc. Perciò quando si parla quindi dell’affossamento di Sacco da parte di Salera, si sostiene cosa non esatta. Assolutamente errata. E’ l’alleanza politica che il sindaco di Cassino, insieme a tanti colleghi, vuole affossare perché impresentabile, insostenibile, inconcepibile; non Sacco, probabilmente visto dagli stessi proponenti come la classica foglia di fico a copertura.

“Non si può giocare a perdere, però come potremmo spiegare ai nostri elettori un appoggio al partito della Meloni?”, si chiedeva sconsolato l’altra sera al Manzoni un sindaco tra quelli che di politica ne masticano. Per aggiungere: “Forse un po’ di opposizione, alla fin fine, ci farebbe anche bene”.
Che poi si vada a perdere contro un centrodestra spaccato, così come lo è in questo momento, rimarrebbe comunque tutto da verificare. Il Pd con i voti ponderati dei suoi amministratori è maggioranza. Sulla base di tale considerazione, si è levato l’interrogativo di Enzo Salera e di altri colleghi: “Perché noi che abbiamo il maggior numero di voti dovremmo adottare candidature di altre espressioni politiche?”. L’indicazione dei sindaci dal Manzoni è stata chiara: combattere una propria battaglia identitaria e attrarre sul Pd, partito maggioritario, su una candidatura propria o di area di centrosinistra, altre forze.

Si opterà per questa linea? Domenica sapremo. Due cose, intanto, già si dovrebbero sapere con certezza. La prima. Il voler portare il carro nella direzione rifiutata dai “buoi”, non è consigliabile. Oltre che impossibile probabilmente.
La seconda. Alla fin fine, ove tutto dovesse andar male, dopo anni di governo, una sana opposizione in un ente di secondo grado qual è la Provincia, non potrebbe che essere salutare. Per il Pd anzitutto, e per qualche suo esponente affetto da “governite” acuta, costi quel che costi, in particolare.
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