San Giorgio a Liri, ecco la verità sulla caduta di Lavalle: sette firme e un dossier di veleni

Valle dei Santi - A quasi dieci giorni dalla sfiducia, spuntano i "perché". Fargnoli, Migliorelli e Della Rosa rompono il silenzio: trasparenza tradita su vigili e appalti, troppe ombre su quella società legata a un assessore della giunta. Intanto sembra ormai scontato il voto nel 2027, presto una conferenza stampa dove verranno svelati altri retroscena sulla sfiducia

San Giorgio a Liri, ecco la verità sulla caduta di Lavalle: sette firme e un dossier di veleni
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 05-03-2026 12:48 - Tempo di lettura 2 minuti

È passata poco più di una settimana da quando il Comune di San Giorgio a Liri ha visto calare il sipario sulla consiliatura guidata da Francesco Lavalle. Dopo i giorni concitati della sfiducia, firmata da sette consiglieri (Maria Fargnoli, Achille Migliorelli, Francescantonio Della Rosa del Pd e altri quattro esponenti di minoranza che fanno riferimento all'area di centrodestra), arrivano oggi le prime, pesanti motivazioni politiche che hanno portato allo strappo.

Il silenzio dei firmatari si è rotto con un comunicato che elenca una serie di vicende amministrative rimaste per troppo tempo senza risposta. Non si è trattato di un fulmine a ciel sereno, spiegano, ma di una rottura maturata su temi specifici che toccano la trasparenza e la gestione della cosa pubblica:

Il caso della Polizia Locale: dubbi sollevati sulla procedura di assunzione del nuovo responsabile, nonostante i rilievi tecnici dell'allora Segretaria comunale.

La Centrale Idroelettrica: la mancanza di un confronto trasparente sul progetto in zona Acquasanta e sulle sue ricadute ambientali.

Conflitti d'interesse e gestione sinistri: il rinnovo fino al 2028 del contratto assicurativo con una società legata a un assessore della giunta, senza una comparazione di mercato.

Appalti e manutenzioni: il mancato avvio di gare pubbliche per la pulizia comunale, gestita con affidamenti temporanei a discapito della stabilità dei lavoratori.

Ma la vera notizia che gela la comunità riguarda i tempi del ritorno alle urne. Nonostante l'insediamento del Commissario Prefettizio avvenuto ormai da dieci giorni, la tanto sperata deroga da parte del Prefetto non è arrivata. Le dimissioni, protocollate fuori tempo massimo rispetto ai termini di legge per la tornata elettorale di primavera, condannano San Giorgio a Liri a un lunghissimo periodo di gestione straordinaria. Niente voto il 24 e 25 maggio 2026: la macchina amministrativa resterà nelle mani del commissario fino alla primavera del 2027. Un anno e mezzo di "limbo" politico che graverà sul futuro del paese, frutto di un tempismo burocratico che ha trasformato la crisi politica in un blocco istituzionale di lungo corso.

I consiglieri Fargnoli, Migliorelli e Della Rosa hanno già annunciato che non si fermeranno al comunicato: è in fase di organizzazione un'assemblea pubblica per spiegare ai cittadini "la verità" dietro una scelta che, seppur dolorosa, ritengono inevitabile per resettare il sistema amministrativo del paese.





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