Cronaca - Il monito della Fiom-Cgil: "Elkann da Cavaliere del Lavoro non diventi il cavaliere della disoccupazione, siamo qui per evitare la chiusura dello stabilimento". Sindacati, politica e industriali uniti per fermare il declino industriale. In piazza i vertici provinciali e regionali, Pd al gran completo, presente anche Vittorio Celletti. Il sindaco Salera: "C'è la necessità di far sentire forte la voce del territorio"
Il cuore industriale del Lazio meridionale è tornato a far sentire la propria voce in una mattinata che resterà impressa nella storia recente della città di Cassino. Un fiume umano composto da circa quattromila persone, tra operai, sindacalisti, amministratori locali e comuni cittadini, ha attraversato le arterie del centro per denunciare uno stato di crisi che non ha più i contorni dell'emergenza temporanea, ma quelli di un vero e proprio declino strutturale.
Il corteo, partito con determinazione da Piazza De Gasperi poco dopo le 9 di questa mattina, ha percorso il centralissimo corso della Repubblica fino a raggiungere piazza Diaz, trasformata in un'arena di protesta e di speranza, dove i segretari nazionali delle principali sigle sindacali hanno dato voce a un territorio che si sente sull'orlo del baratro. A dominare il dibattito e a scuotere le coscienze è stato in particolare l'intervento durissimo di Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom-Cgil. Le sue parole non hanno lasciato spazio a interpretazioni diplomatiche, puntando il dito direttamente contro i vertici del gruppo automobilistico. De Palma ha lanciato un monito solenne in vista del cruciale appuntamento del 21 maggio, sottolineando come la figura di John Elkann si trovi davanti a un bivio identitario: il rischio concreto è che un "Cavaliere del Lavoro" si trasformi, nei fatti, in un "Cavaliere della cassa integrazione e della disoccupazione".
Secondo il leader della Fiom, quello che si sta consumando a Piedimonte San Germano non è un semplice ridimensionamento, ma un processo che sta trasformando l'area industriale di Cassino in un inquietante buco nero. De Palma ha denunciato apertamente come, al di là dei proclami ufficiali, sia in atto una chiusura silenziosa ma sistematica dello stabilimento, un'emorragia di competenze e posti di lavoro che deve essere fermata immediatamente per evitare la desertificazione industriale dell'intera provincia.
Il grido d'allarme è supportato da numeri che descrivono una realtà spietata. Se solo pochi anni fa lo stabilimento contava oltre 4.500 dipendenti, oggi la forza lavoro è quasi dimezzata, attestandosi poco sopra le 2.000 unità. Un crollo che si riflette drammaticamente sulla produzione: dalle 135.000 vetture del 2017 si è scesi a cifre che stentano a superare le 20.000 unità nel 2024, con previsioni ancora più cupe per l'anno in corso. Ferdinando Uliano della Fim Cisl ha ribadito come la situazione abbia superato ogni limite di sostenibilità, con la fabbrica ferma per lunghi periodi e appena 16 giorni lavorati dall'inizio dell'anno. Questo scenario ha trascinato con sé l'intero indotto, con aziende storiche della logistica e della componentistica che hanno già avviato procedure di licenziamento collettivo, lasciando centinaia di famiglie senza una prospettiva certa.
La piazza di Cassino ha visto anche una partecipazione politica massiccia, con il Partito Democratico presente al gran completo. Marta Bonafoni ha definito la partecipazione alla manifestazione come un dovere civile prima ancora che politico, sottolineando la potenza di un corteo plurale guidato da decine di sindaci in fascia tricolore, simbolo di una comunità istituzionale che non intende assistere passivamente allo smantellamento del proprio apparato produttivo.
Una marea umana ha attraversato questa mattina il cuore della Città Martire. Striscioni, megafoni e un’adrenalina carica di preoccupazione hanno segnato l’inizio del grande corteo unitario indetto dai sindacati per accendere i riflettori sulla crisi senza precedenti che sta colpendo lo stabilimento Stellantis e il suo indotto. In prima linea, tra le autorità che hanno scelto di "sporcarsi le mani" e scendere in piazza al fianco degli operai, il Consigliere Provinciale Gianluca Quadrini. La sua presenza non è passata inosservata, confermando l'impegno dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone e dell'Anci Lazio in una vertenza che ormai non riguarda più solo una fabbrica, ma la sopravvivenza economica di un intero territorio.
Francesco De Angelis, presidente del Pd Lazio, ha rincarato la dose offrendo un'analisi dettagliata della contrazione economica, evidenziando come la riduzione dell'attività su un unico turno e il ricorso costante agli ammortizzatori sociali stiano piegando l'equilibrio sociale del Lazio meridionale. Gli ha fatto eco la consigliera regionale PD del Lazio, Sara Battisti. “A preoccupare - ha detto - è anche la scadenza imminente degli ammortizzatori sociali: senza interventi immediati si aprirebbe uno scenario pesantissimo per centinaia di famiglie".
Dalle altre sigle sindacali è arrivata una richiesta univoca di concretezza. Rocco Palombella della Uilm ha rivendicato il diritto al lavoro chiedendo l'introduzione di modelli ibridi per saturare la capacità produttiva, criticando una transizione verso l'elettrico che finora ha portato solo incertezza. Antonio Spera dell'Ugl, Sara Rinaudo della Fismic e le autorità locali, dal sindaco Enzo Salera al presidente della Provincia Luca Di Stefano, hanno fatto eco a questa necessità di unità, ribadendo che la voce del territorio deve arrivare forte e chiara ai tavoli ministeriali.
Non solo i sindacati ma anche le associazioni degli imprenditori hanno partecipato al corteo in difesa dello stabilimento Stellantis Cassino Plant partito questa mattina nel centro della città in provincia di Frosinone. Per Vittorio Celletti, presidente di Unindustria Cassino "Noi ci siamo perché si tratta di una manifestazione di proposta". Celletti evidenzia il ruolo del sistema industriale dell'indotto, non più costituito da aziende satellite come negli Anni 80 ma rappresentato da un vero sistema industriale di eccellenza che si è affrancato dalla monofornitura ed è cresciuto al punto di produrre da Cassino per quasi tutti i principali brand continentali". La mobilitazione di oggi non è stata dunque solo una protesta, ma un atto di resistenza contro il rischio che una delle eccellenze dell'automotive italiano venga cancellata dalla mappa industriale, lasciando dietro di sé solo macerie sociali.
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