Opinioni - La crisi Stellantis: verso lo sciopero del 20 marzo per un nuovo piano industriale e la rinascita del territorio, un'occasione per trasformare la crisi in progetto di rilancio dell'industria locale e non solo
Di Ermisio Mazzocchi *I sindacati unitariamente hanno proclamato per il 20 marzo uno sciopero di otto ore e promosso per lo stesso giorno una manifestazione a Cassino per denunciare la gravità della crisi di Stellantis e tutto l’indotto che da mesi vivono in uno stato di precarietà e incertezza.
Non si può non essere solidali con i lavoratori che lottano per difendere il proprio posto di lavoro. Questa “vertenza” per il lavoro ha un significato che va oltre l’obiettivo di ottenere garanzie di ripresa dell’attività produttiva dello stabilimento e delle altre aziende. Il caso Stellantis si inserisce in un quadro più complesso della politica industriale, in particolare di quella automobilistica, che richiederebbe da parte del governo e della stessa UE la definizione di un piano di consolidamento e crescita di questo settore produttivo.
Da non sottovalutare che la crisi investe anche altre case automobilistiche tra le quali la Wolkswagen, che taglierà 50 mila dipendenti in Germania entro il 2030, circa un un quinto del suo organico nel Paese e aumenterà gli investimenti in Cina e negli Stati Uniti.
Gli effetti di un’assenza di politiche industriali efficaci e consistenti hanno prodotto nella provincia di Frosinone un aggravio della già precaria condizione economica di tutti i settori produttivi. Quanto sta avvenendo in questa provincia, dalla desertificazione industriale, alla cronica crisi della sanità e alla inefficienza delle infrastrutture, rischia di rendere povero il suo territorio e non permette di non valorizzare quelle potenzialità che costituiscono ancora un elemento di stabilità in vari settori produttivi e nel campo dei servizi sociali.
A fronte di un tale degrado socio-economico, acuito ancora di più dalla crisi di Stellantis, occorre dare una nuova impostazione allo sviluppo territoriale e “ripensare” tutta la struttura produttiva. E ’necessario avere un progetto per la rinascita dell’area meridonale nei suoi diversi aspetti, dall’industria alla sanità, dai servizi sociali alle infrastrutture. Si deve essere consapevoli che ci troviamo di fronte a una dimensione inedita in cui non sono più validi i criteri e gli interventi tradizionali.
Occorre qualcosa di straordinario che è possibile mettere in atto se si suscita un ampio consenso di coinvolgimento di tutte le forze sociali e politiche e se si apre un confronto e una mobilitazione sociale a tutto campo con i soggetti della società, dalle forze imprenditoriali a quelle sindacali e professionali. E bisogna agire con tempestività e con azioni mirate.
Se il futuro di Stellantis dipende dalle decisioni e dagli orientamenti del governo come da quelli dell’UE e soprattutto dalla volontà della proprietà dell’azienda, che appare interessata a tutt’altro, è necessario che intervengano i rappresentanti istituzionali, europei, parlamentari e regionali delle forze di opposizione ed esercitino un’azione di controllo e di mobilitazione sociale se si vuole salvaguardare la produzione e l’occupazione.
Appare evidente che la vicenda Stellantis non interessa soltanto questo territorio, ma coinvolge l’intero Paese e l’Europa. Ed è proprio l’UE che dovrebbe affrontare con decisione i problemi Stellantis e stabilire le direttive intese a mettere in atto una strategia industriale automobilistica. La crisi dello stabilimento e le sue ricadute sull’indotto hanno indebolito il tessuto produttivo con gravi conseguenze economiche e sociali e rischiano di causare ulteriori danni.
Il problema è stato denunciato dai sindacati in tutta la sua drammaticità. Essi chiedono risposte concrete alla proprietà di Stellantis, che è parte di una holding finanziaria della famiglia Agnelli-Elkann, la Exor, e interventi atti a salvaguardare l’industria automobilistica italiana.
A sostegno di tale azione le forze che sono a fianco dei lavoratori dovrebbero elaborare una propria proposta che definisca quali siano le direttive su cui possano attivarsi i governi europei, nazionali e regionali per risolvere la crisi di questo settore. La manifestazione del 20 rappresenta un momento significativo di un’azione volta a ottenere garanzie di lavoro e di un sicuro futuro nella prospettiva di sviluppo di tutto il Paese.* L'autore ci ha concesso il suo scritto pubblicato sulla rivista UnoeTre.it
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