Provinciali: il ruggito di Enzo Salera "senza padroni" e un 8 marzo con schiaffo alle donne

Opinioni - Non è la prima volta, eppure ogni volta fa notizia: il sindaco si conferma il "corridore solitario" capace di tagliare il traguardo davanti a tutti, nonostante un franco tiratore di Cassino. Mentre il nuovo Consiglio Provinciale resta a trazione maschile: nessuna eletta nell'assise, proprio nel giorno dedicato alle lotte e alle conquiste femminili

Provinciali: il ruggito di Enzo Salera "senza padroni" e un 8 marzo con schiaffo alle donne
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 09-03-2026 11:31 - Tempo di lettura 3 minuti

Le elezioni provinciali appena concluse consegnano agli archivi un verdetto che è, al contempo, un ruggito politico e una beffa di non poco conto. Da una parte c’è la conferma di un metodo; dall’altra, la caduta di una rappresentanza.

Andiamo con ordine, partiamo da Enzo Salera: non è la prima volta, era già successo alle Comunali, eppure ogni volta fa notizia. Il sindaco di Cassino si conferma il "corridore solitario" capace di tagliare il traguardo davanti a tutti, anche quando il percorso è disseminato di ostacoli piazzati proprio da chi dovrebbe sostenerlo. Con 8.183 voti, Salera non ha solo vinto: ha lanciato un messaggio chiaro al Partito Democratico e all'intero scacchiere politico.

"Senza padroni", recita il suo post celebrativo. Un’affermazione che è un manifesto di autonomia. Il sindaco di Cassino, primo degli eletti del PD e terzo assoluto dietro solo ai giganti di Fratelli d’Italia, dimostra che il consenso territoriale può essere più forte delle dinamiche di segreteria. La sua è una vittoria morale e numerica che ridisegna gli equilibri: Salera non è più solo un sindaco, ma un baricentro politico con cui tutti, nel centrosinistra, dovranno fare i conti.

Resta, è vero, l’ombra di quel franco tiratore tra le fila dei 14 voti attesi nella sua fascia, che ha fatto mancare un tassello al mosaico perfetto: ne ha ottenuti solamente 13, il voto mancante è probabilmente di un consigliere del Pd. Una sbavatura che però non sporca un risultato eccellente, figlio di una squadra compatta che ha saputo resistere agli urti interni ed esterni e che ha visto, tra i primi sostenitori del sindaco, il consigliere comunale Andrea Vizzaccaro, che con il suo passo indietro ha aperto scenari che solo poche settimane fa sembravano inimmaginabili.

Ma se Salera festeggia, la politica provinciale dovrebbe riflettere, e forse chiedere scusa. È un’ironia crudele quella che ha visto le urne chiudersi proprio l’8 marzo, nel giorno dedicato alle lotte e alle conquiste femminili. Il risultato? Per la prima volta nella storia recente, il Consiglio Provinciale non vedrà seduta tra i suoi banchi nemmeno una donna.

Il vuoto di rappresentanza è totale. Nonostante le liste fossero popolate da candidate, nessuna è riuscita a staccare il biglietto per l'assise. Come sottolineato con amarezza dalle voci interne all'amministrazione, molte donne sono state utilizzate come "riempilista" per far quadrare i conti della parità formale, senza però ricevere il sostegno reale necessario all'elezione.

È una beffa che brucia: nel giorno in cui si celebra la donna, la politica ha scelto di tornare a essere un "club per soli uomini". La Consulta delle Elette e le tante amministratrici del territorio si sentono offese da una regressione che ci riporta indietro di decenni.

Ora intanto si apre la partita per le deleghe e per la vice presidenza, con Fratelli d'Italia che, con 4 seggi, è pronta a fare la voce grossa con tutto il centrodestra.





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