"Le ragioni del no", le parole di Pastore, Aschettino e Panici: "Un'umiliazione per la magistratura"

Politica - Dibattito molto acceso con i sostenitori del "sì": "Voi scegliereste per sorteggio l’amministratore del condominio?”  - la provocazione del Professor Fulvio Pastore, Docente presso l'Università Federico II di Napoli

"Le ragioni del no", le parole di Pastore, Aschettino e Panici: "Un'umiliazione per la magistratura"
di autore Francesco Margiotta - Pubblicato: 06-03-2026 17:42 - Tempo di lettura 6 minuti

Questa mattina, venerdì 6 marzo, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, si è svolto un incontro dedicato al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, in programma il 22 e 23 marzo. Numerosa la presenza in sala: studenti, giornalisti e cittadini hanno preso parte all’iniziativa, desiderosi di approfondire i contenuti di una consultazione destinata ad animare il dibattito pubblico nelle prossime settimane.

Il confronto si è sviluppato attraverso una formula strutturata: tre rappresentanti dello schieramento favorevole al “sì” e tre del fronte del “no” hanno illustrato le proprie ragioni con interventi di sette minuti ciascuno. Successivamente, uno spazio di cinque minuti per le repliche e il contraddittorio tra le due posizioni. In conclusione, ogni relatore ha avuto a disposizione altri due minuti per sintetizzare e chiarire ulteriormente il proprio punto di vista. A chiudere l’incontro, un momento dedicato agli interventi del pubblico. Le domande e le osservazioni provenienti dalla platea hanno confermato l’attenzione e il coinvolgimento dei presenti sui temi affrontati durante il dibattito.

Ad aprire il confronto è stato il Procuratore della Repubblica di Cassino, Carlo Fucci, che ha posto al centro del dibattito una domanda fondamentale: se la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere incida sull’assetto dei poteri dello Stato. Secondo Fucci, infatti, il referendum riguarda un tema istituzionale di grande rilievo, poiché la riforma interverrebbe su uno dei tre poteri fondamentali dello Stato. In particolare, ha evidenziato come il progetto preveda la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti: elementi che – a suo avviso – rischiano di "mortificare" il ruolo dei magistrati. Da qui l’invito a un confronto aperto: se la riforma incide davvero sull’equilibrio tra i poteri, il dibattito non può restare confinato agli addetti ai lavori, ma riguarda l’intera cittadinanza.

A rispondere è stato il Professor Fulvio Pastore, Docente presso l'Università Federico II di Napoli, nonché magistrato a Cassino dal 2000 al 2020. Il professore ha innanzitutto sottolineato la natura costituzionale delle norme oggetto della riforma. Pastore ha espresso forti perplessità sul metodo con cui il disegno di legge è stato approvato dal Parlamento, definito “non condivisibile”.
Secondo il magistrato, il testo sarebbe stato approvato senza modifiche e con un dibattito parlamentare molto limitato, al fine di accelerare l’iter. Pastore ha inoltre osservato come la separazione delle carriere rappresenti, in realtà, un aspetto marginale della riforma. "Già oggi" - ha sottolineato - "dopo le riforme Castelli, Mastella e Cartabia, i passaggi tra funzioni requirenti e giudicanti sono rarissimi e richiedono anche il cambio di regione". Il nodo centrale, secondo Pastore, riguarda invece l’autogoverno della magistratura e il rapporto tra poteri dello Stato, con il rischio di un indebolimento della magistratura a vantaggio del potere politico.

Nel suo secondo intervento, Pastore ha poi richiamato anche alcune riflessioni di Giovanni Falcone, ricordando come la mafia sia un fenomeno storicamente determinato destinato ad avere un inizio e una fine. "I magistrati non devono fare politica, ma ogni magistrato è un uomo e avrà un suo pensiero" - ha aggiunto Pastore. Dunque, ha difeso il principio della libertà di associazione previsto dalla Costituzione, ricordando come la larga maggioranza dei magistrati aderisca all’Associazione Nazionale Magistrati e che la maggior parte dei membri sia di destra. Infine, per quanto riguarda il tema dell'elezione dei magistrati mediante sorteggio, il Docente ha chiuso con una provocazione: "Voi scegliereste il vostro amministratore di condominio con il sorteggio?".

Sulla stessa linea d'onda anche il Presidente del Tribunale di Cassino, Dottor Lucio Aschettino, il quale ha evidenziato come il referendum rappresenti "un’occasione per consentire ai cittadini una scelta informata e consapevole". Secondo Aschettino, "bisogna essere rigorosi nel dire le cose: il primo compito è quello di evitare equivoci. Questa non è una riforma che mira a separare le carriere: esse sono già separate, basterebbe una legge ordinaria e non cambiare sette articoli della costituzione".

Inoltre, secondo il Presidente del Tribunale della città martire, "non è vero che la separazione delle carriere appartiene a tutti questi paesi europei" - come invece aveva sostenuto il Prof. Pasquale Passalacqua. "Questa è una riforma che mira a cambiare gli equilibri tra i poteri dello Stato, sbilancia il potere a vantaggio di quello esecutivo" - ha specificato Aschettino. Una riforma definita "estremamente pericolosa per l’affermazione dei diritti dei cittadini". Inoltre, ha smentito i sostenitori del "sì", evidanziando come "nel 30% dei casi il giudice non accoglie le richieste del PM".
Infine, per quanto riguarda il tema del sorteggio, per Aschettino si tratta di una "autentica umiliazione delle regole democratiche e dei principi costituzionali sull’elettorato attivo e passivo.

A chiudere la serie di interventi è stato l’avvocato Pierluigi Panici, originario di Amaseno ma appartenente al Foro di Roma, il quale, in maniera molto netta, ha risposto affermativamente alla domanda iniziale di Fucci. "Questa riforma costituzionale approvata dal Parlamento incide sull’assetto dei poteri dello Stato?" Assolutamente sì, perché è una riforma dell'ordinamento e niente affatto una riforma della giustizia. Imopone diverse visioni? Assolutamente sì, nel senso che da un lato si tratta di conservare la Repubblica parlamentare fondata sulla Costituzione democratica antifascista, dall'altra si tratta di introdurre riforme che riguardano la democrazia illiberale" - ha risposto Panici.

L'avvocato ha dunque parlato di “umiliazione del Parlamento e della magistratura”, sostenendo che il testo sarebbe stato di fatto imposto dal governo e approvato con il ricorso alla fiducia "come se fosse un qualunque decreto legge da convertire". Tuttavia, ha specificato l'avvocato - "15 cittadini hanno proposto la richiesta di referendum popolare costituzionale: 15 cittadini qualsiasi definiti 'inutili' dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Talmente inutili che sono stati costretti a riscrivere 51 milioni di schede con il nostro quesito, perché ai costituenti di oggi è sfiggita la differenza tra riforma costituzionale e revisione costituzionale". Inoltre, il legale ha criticato anche il sistema del sorteggio per la composizione del CSM, considerato una "limitazione del diritto di elezione". Citando il filosofo inglese Francis Bacon, ha ricordato come i giudici debbano essere “leoni sotto il trono”, cioè indipendenti ma inseriti nell’ordinamento dello Stato.

Secondo Panici, la riforma rischierebbe di rafforzare il potere esecutivo a scapito degli altri poteri e di mettere in discussione l’autonomia della magistratura. L'avvicato ha infine difeso il valore delle associazioni professionali dei magistrati, ritenendole un elemento positivo per il pluralismo interno alla categoria. Nel suo ultimo intervento, in risposta all'Avvocato Borrea, Panici ha chiuso il suo intervento citando le parole dell'ex Ministro della Cultura nonché sostenitore del "sì" Gennaro Sangiuliano, il quale affermò che Dante fosse di destra. Da appassionato di Divina Commedia, l'avvocato ha citato il versetto 71 del I canto del Purgatorio, quando Virgilio sio rivolge a Catone Uticense, l'unico suicida degno del Purgatorio: "Impunità va cercando ch'è sì cara, come sa chi per lei vota 'sì' al referendum", adattando il testo dantesco a una versione "gratteriana", come l'ha definita. 





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