Politica - Domani, 13 febbraio alle ore 16,30 al Palazzo della Cultura l'assemblea pubblica per l’inizio della campagna referendaria. L'iniziativa coinvolge tantissime associazioni e organizzazioni, tra cui: Cgil, Acli, Anpi, art. 11, Lega Autonomie Locali e Libertà e Giustizia
“Vota NO per difendere giustizia, Costituzione, democrazia”: è lo slogan scelto dal Comitato al referendum costituzionale, che nei prossimi giorni si impegnerà sulla campagna referendaria relativa ai temi della giustizia.
L'iniziativa coinvolge tantissime associazioni e organizzazioni, tra cui: Cgil, Acli, Anpi, art. 11, Lega Autonomie Locali, Libertà e Giustizia, oltre a molte altre Il Comitato è aperto a tutte le realtà e personalità della società civile, nonché ai cittadini che vogliano partecipare e dare un contributo per il NO al referendum. Sarà un comitato il più largo e trasversale possibile. L'obiettivo è organizzare, coordinare e sostenere tutte le iniziative di sostegno al NO al referendum.
Trattandosi di un referendum costituzionale non è previsto un quorum e vincerà chi porterà più elettori a votare. Quel che vuole la destra da questa riforma costituzionale non riguarda tanto la separazione delle carriere dei giudici, quanto sottomettere la giustizia al potere esecutivo, il che verrebbe a ledere quel principio della separazione dei poteri che è alla base della democrazia.
Purtroppo stiamo assistendo ad una deriva antidemocratica, nel nostro paese, in Europa e in altre parti del mondo. Questo è avvenuto in Polonia, nell’Ungheria di Orban, sta avvenendo negli Stati Uniti d’America, dove il potere esecutivo sta fagocitando gli altri poteri che esercitano un controllo e sono un baluardo della democrazia.
Ciò sta avvenendo anche in Italia con il governo di destra, che ha ridotto la funzione del parlamento e che ora, con questo referendum, vuole eliminare anche il controllo che la magistratura esercita sul governo. E’ pertanto un dovere e un obbligo da parte dei cittadini dire NO a questa riforma per tutelare quelle leggi che hanno voluto i nostri padri costituenti, uomini coraggiosi che hanno combattuto il fascismo e che hanno scritto la nostra Costituzione, la più bella, la più attenta ai principi della democrazia perché nata dalla sofferenza di una dittatura e dalla distruzione di una insana guerra.
È venuto il momento di fare chiarezza, di smontare le menzogne, propagandate come verità dal governo Meloni. La riforma da questo voluta, che prevede la modifica di ben 7 articoli della nostra Costituzione, non migliora il funzionamento della giustizia, non tocca la riduzione dei tempi dei processi, cosa che vuole il popolo.
Lo ha detto lo stesso Nordio, lo ha ribadito la stessa Giulia Bongiorno, la senatrice della Lega responsabile della giustizia, quando nell’aula del Senato ha recentemente affermato “chi ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi ed efficienza della giustizia? Solo un ignorante può pensare una cosa del genere”. Ha smentito così platealmente e, diciamolo pure, irriverentemente la stessa presidente del consiglio che diceva l’opposto, definendo la riforma una occasione storica. D’altra parte una separazione delle carriere già c’è nella nostra legislazione. Si tratta della legge Cartabia, che consente il passaggio da pubblico ministero a giudice e viceversa una sola volta. Ma lo fanno in pochi, 20 l’anno su un numero di 9000 magistrati (lo 0’4%).
È chiaro quindi l’intento del governo. Sfuggire ad ogni controllo indebolendo la magistratura. Basti pensare al duro colpo che si vuole infliggere al CSM, che ha come compito quello di controllare l’operato dei magistrati e infliggere sanzioni disciplinari. Con il sorteggio, che viene a sostituire l’elezione, si crea uno squilibrio tra componenti “togati” e “laici” che invece vanno sorteggiati all’interno di una lista preselezionata dal parlamento (cioè dalla maggioranza parlamentare).
Al fatto che al CSM viene tolto il potere disciplinare, trasferito all’Alta corte, che riduce il numero dei magistrati e introduce nuovi elementi, l’uno e gli altri ancora non definiti con chiarezza. Una riforma pericolosissima, perché produce il rischio di pressioni, interferenze e intimidazioni.
C’è inoltre da sottolineare che la divisione delle carriere verrebbe a snaturare la “pubblica accusa” in quanto il pubblico ministero deve vincere e pertanto deve trovare solo le prove a carico dell’imputato e non, come oggi avviene, anche quelle a sua discolpa, avendo egli, accusa, la stessa formazione giuridica e funzione del giudice. Questo naturalmente renderebbe più vulnerabili gli imputati che non possono permettersi costosi avvocati per la difesa.
Discutibili anche le modalità con cui la riforma è passata. Non avendo essa ottenuto l’approvazione dei due terzi del parlamento, in assenza di una condivisione larga, il governo, anziché favorire la discussione, ha voluto decidere da solo con un procedimento blindato, non permettendo così che si presentassero emendamenti. E’la prima volta nella storia della Repubblica che una riforma della Costituzione venisse approvata in questo modo.
Un segnale assai pericoloso che conferma gli intenti di questo governo, di colpire la democrazia e concentrare tutti i poteri nelle sue mani. Pertanto è necessario un impegno particolare per informare i cittadini e fare in modo che ci sia la massima partecipazione al voto al fine di dare un pieno sostegno al NO, indispensabile a fermare una deriva pericolosa per la democrazia.