Politica - Attentato nel cortile Ater: sei consiglieri di minoranza vanno in pressing sull'amministrazione comunale, ma Forza Italia e una parte di FdI si smarcano. E intanto Pistoia replica a Grossi: "L'esercito non è una sconfitta, ma un diritto dei cittadini"
Il boato intorno alle 12:00 in via Capocci non ha solo scosso le pareti di un cortile Ater nel cuore della città, ma ha fatto deflagrare anche i precari equilibri politici del centrodestra cittadino. Una bomba carta lanciata contro un'auto a metano ha sfiorato la tragedia, riaprendo con violenza il dossier "sicurezza" a Cassino.
Se il fatto di cronaca è oggettivamente grave – con il precedente di un analogo ordigno posizionato pochi mesi fa nella stessa zona – a far notizia è anche la geografia politica della protesta. Sei consiglieri di opposizione (Noury, Sebastianelli, Evangelista, Incagnoli, Ranaldi e Di Mambro) hanno firmato un documento durissimo che chiede videosorveglianza, controlli serrati e un confronto con la Prefettura.
Tuttavia, balzano agli occhi le assenze pesanti. Non firmano tutti e nove i componenti della minoranza: Forza Italia si smarca: Riccardo Chiusaroli non compare tra i sottoscrittori. Frattura in Fratelli d’Italia: Mentre Nora Noury firma con decisione, i colleghi di partito Arturo Buongiovanni e Silvestro Petrarcone scelgono la linea del silenzio, palesando uno strappo interno al gruppo di FdI.
Una frammentazione che suggerisce come il tema della sicurezza, pur essendo una battaglia storica della destra, venga interpretato con sfumature diverse, tra chi cerca lo scontro frontale con l'amministrazione Salera e chi preferisce una linea più cauta.
E mentre l’opposizione consiliare cerca una quadra, il dibattito si infiamma anche all’esterno delle mura comunali. Al centro della contesa, le recenti dichiarazioni dell'ex assessore Danilo Grossi, che aveva definito la presenza dell'Esercito nelle strade come il "simbolo di una sconfitta".
Non si è fatta attendere la replica piccata di Giorgio Pistoia (già candidato con "Rivoluzione per Cassino"), che rispedisce al mittente quella che definisce una "narrazione ideologica". "La divisa è il simbolo di uno Stato che non arretra," attacca Pistoia. "Dire che i soldati in strada trasmettono paura è una visione parziale. Chiediamolo a chi vive nelle periferie se vedere una pattuglia incute timore o coraggio. Il 'brivido' deve provarlo il criminale, non il cittadino onesto."
Secondo Pistoia, l'impiego dei militari non sarebbe un'ammissione di impotenza, ma una strategia pragmatica per ottimizzare le risorse: "Utilizzare i militari per i presidi fissi significa liberare poliziotti e carabinieri per le indagini e il controllo dinamico. È un moltiplicatore di forze, non una sostituzione."
Il messaggio è chiaro: in attesa dei concorsi per rimpinguare gli organici della Polizia, l'Esercito rappresenta una risorsa pronta all'uso. "La vera sconfitta – conclude Pistoia – sarebbe lasciare la città in mano all'illegalità per paura di sporcare l'estetica urbana."
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