Opinioni - Dall’appello del 29 dicembre 1945 alla ricerca storica di Franco Di Giorgio: il ricordo di un’impresa titanica che strappò alla fame 20.000 bambini, nel segno di Maria Maddalena Rossi e di quell’Italia che scelse di rinascere unita partendo dalle macerie della Città Martire
Anniversari difficili da dimenticare: 29 dicembre 45 (appello alla solidarietà nazionale per l’infanzia di Cassino e cassinate sofferente a causa della guerra); 16 febbraio 1946 ( il primo “treno della solidarietà”parte da Cassino, destinazione nord Italia).
Anno 1945, la guerra è finita da poco. Nel “silenzio” delle macerie i sopravvissuti raccolgono le residue forze per ricominciare a vivere. Per Cassino e il cassinate, dove la guerra ha lasciato gli orrori e le distruzioni più profonde, gli ostacoli sono talmente grandi che diventa persino difficile immaginare un futuro.
Intanto a Milano, centro nevralgico della lotta resistenziale, le figure di primo piano della resistenza al nazifascismo, lavorano giorno e notte per ridare all’Italia un nuovo assetto democratico e istituzionale. Ed è in questa città che le donne protagoniste della Resistenza si riuniscono nel cosiddetto “club della stufa rossa”. Teresa Noce, Dina Ermini, Maria Maddalena Rossi tra le altre.
La prima emergenza che sono chiamate ad affrontare è la sorte di 1800 bambini milanesi a cui deve essere assicurata urgentemente una protezione. Parte così il primo esempio di solidarietà umana per trasferire questi bimbi - con un treno che parte dalla stazione centrale di Milano il 16 dicembre 1945- in direzione Reggio Emilia dove le famiglie di questa città si prenderanno cura di loro.
Pochi giorni dopo, il 29 dicembre 1945, nell’aula magna dell’Università di Roma dove si celebrava il V congresso del Partito Comunista Italiano, risuona un grido di aiuto per l’infanzia del Cassinate!A cui segue un urgente e drammatico “appello non solo umanitario e sociale, ma politico e nazionale per un incontro rinnovato fra nord e sud attraverso un impegno comune di amore e solidarietà verso i bambini e le famiglie”.
Viene raccolta così la richiesta di aiuto che i delegati Raul Silvestri di Fiuggi e Giovanni Gallozzi di Cassino avevano rivolto ai congressisti per salvare 20.000 bambini del cassinate dalla fame, dalle malattie e dalla malaria. Il 5 febbraio 1946 l’UDI (Unione Donne Italiane) dirama un invito a tutti gli Enti pubblici nazionali, a privati che si occupano di assistenza, a organizzazioni varie, partiti politici, sindacati, ecc. Il 7 febbraio 1946 viene costituito il “ Comitato nazionale per Cassino e per la rinascita delle zone devastate”.
Il 16 febbraio 1946 il primo treno della solidarietà parte da Cassino con 655 bambini e bambine che saranno accolti amorevolmente dalle famiglie del nord Italia ( Pavia, Parma, Imperia e Prato in Toscana. E’ un treno - come ci raccontano le cronache del tempo - composto da due locomotive, undici vagoni passeggeri, un vagone ospedale, un vagone comando, un bagagliaio e due carri riscaldo. Inizia così una delle operazioni umanitarie più grandi e significative della storia dell’umanità: 20.000 bambini posti al riparo dalle drammatiche conseguenze della guerra.
Per l’Italia, all’inizio del suo periodo di rinascita dopo la parentesi buia del nazifascismo, è una delle grandi testimonianze, anche simboliche, di alta e concreta politica del “fare”: la salvaguardia del grande patrimonio umano costituito dall’infanzia quale “strumento” per avvicinare e riunificare il Paese storicamente diviso tra nord e sud. La parola d’ordine che accompagna tutte le iniziative dell’UDI è: Salviamo i bimbi di Cassino. Salviamo la nostra infanzia dalle conseguenze della guerra.
L’esempio di Cassino fu destinato ad essere replicato ancora - in situazioni emergenziali - con treni speciali di bimbi in partenza da Napoli nel 1947 e, tra il 1948 e fino al 1952 con treni speciali di bimbi della Calabria, della Sicilia, della Sardegna, della Puglia e del Polesine.
In un reportage del 1949 di Noi donne, il settimanale dell’Unione Donne Italiane, che fu in prima fila nella organizzazione e gestione di questi grandi momenti di solidarietà umana, si dice: Avellino, Benevento! Così come durante la guerra la città di Cassino aveva ad un tratto riassunto nel cuore di tutti gli italiani l’immagine di tutti gli orrori della guerra,così Avellino e Benevento rappresentano oggi per tutti non solo l’immagine delle distruzioni portate dall’alluvione, ma di tutta la miseria, di tutte le sofferenze in cui vive la gente del meridione.
Di quella miseria, di quelle sofferenze le donne dell’UDI hanno parlato al loro III congresso nazionale. E dalle loro parole è scaturita tutta una fioritura di azioni e di solidarietà. Ai lavoratori dell’Italia centrale che hanno mandato - tramite le loro organizzazioni – il loro dono di fraternità, i lavoratori delle zone colpite dall’alluvione, hanno risposto inviando il dono più prezioso che essi possiedono: i loro bambini!
Nel 2020 la città di Cassino, a seguito delle ricerche pubblicate nel libro di Francesco Di Giorgio “Il dopoguerra nel Lazio meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi – Madre della Repubblica”, ha conferito a Maria Maddalena Rossi, la maggiore artefice della grande operazione umanitaria su Cassino, la cittadinanza onoraria alla memoria. Inoltre la scuola materna di via G. D’Annunzio è stata anch’essa intitolata a questa insigne personalità che ha lasciato una impronta indelebile nella storia della città di Cassino ricordata nel mondo come “Città martire”.
Nel prossimo mese di febbraio ricorre l’ottantesimo anniversario dall’inizio della grande operazione umanitaria di cui Cassino è stata fulcro nazionale e internazionale. Una data utile a ricordare e a fare memoria. Non solo. Utile anche ad approfondire ed estendere le conoscenze su questa grande storia.
Il Centro Documentazione e Studi Cassinati è stato ed è in prima fila nel costruire questo percorso di memoria. E anche se, per ragioni che hanno molto di misterioso, i rapporti di proficua collaborazione con il Comune di Cassino si sono allentati, ciò non deve essere di impedimento al programmare eventi all’altezza dei temi di cui si parla. In particolare andrebbero riportate alla luce e rese visibili le famiglie di tutte le personalità che - a vario titolo – ebbero un ruolo fondamentale per la riuscita della titanica impresa di cui furono protagonisti i loro familiari a cominciare da Tullio Pietrobono il grande “architetto” organizzativo in provincia di Frosinone.
C’è di più. L’operazione umanitaria ebbe anche risonanza mondiale attraverso la mobilitazione delle più grandi firme del giornalismo e della fotografia. Margaret Bourke White, Martha Gellhorn, Tony Vaccaro,Robert Capa e David Seymour. Questi ultimi due, cofondatori di Magnum Photos, lavorarono intensamente per la neonata organizzazione l’UNICEF dopo la seconda guerra mondiale. Documentarono in immagini sconvolgenti le conseguenze che la guerra aveva comportato per l’infanzia sofferente a Cassino e nel cassinate.
Quale occasione migliore, dunque, per proporre una mostra di rilievo mondiale di questo straordinario materiale documentario? E quale occasione migliore per ricordare e ringraziare ancora una volta tutti i protagonisti del grande abbraccio solidale verso Cassino e il cassinate da parte di grandi città come Milano e Venezia; di Enti, Comuni, Associazioni, Partiti politici, Enti ecclesiastici; cittadini comuni che dall’ultimo lembo del sud della penisola ,all’estremo nord dell’Italia e fino alla vicina Svizzera fecero a gara per salvare l’infanzia, grande capitale umano e del futuro dell’Italia?
Tra i tanti grandi protagonisti di questa meravigliosa avventura di solidarietà umana ricordiamo, oltre ai già citati e alla protagonista primaria Maria Maddalena Rossi: Giuseppe Di Vittorio, Emilio Sereni, Giuliana Nenni, Gisella Floreanini, Carla Zuccardi Merli, Maria Romita, Elio Vittorini, Alessandro Carettoni, Pina Savalli, Miriam Mafai, Caterina “Rina” Picolato, Tullia Mori, Piero Fornara, Giovanna Barcellona, Iris Ferriani, Vittorio Veltroni, Gaetano Di Biasio, Antonio Selmi, Oreste Lizzadri, Angelo Compagnoni, Augusto Potini, Luigi Colella. Linda Puccini, Maria Moscarelli, Florenza Melano, Clara Cannarsa, Maria Quintiliani, Mirella Stoppa, Renata De Benedetti, Virginia Minoletti Quarello, Maria Caterina “Rina” Caggianesi (vedova di Bruno Buozzi, il sindacalista assassinato dai nazifascisti nel 1944).
Articolo precedente
Tragedia a Esperia: malore fatale durante la caccia al cinghiale, muore Michele VillaniArticolo successivo
Sapori, musica e magia: il centro storico di Castelnuovo Parano si veste a festa