L'appello del vescovo: "Servono operai di pace, a partire dalle scuole"

Cultura - In occasione del Natale, Mons. Gerardo Antonazzo scrive ai ragazzi del territorio: "Non siamo in un dopoguerra, ma in una terza guerra mondiale a pezzi". L'Alto Prelato ricorda che "nelle aule non si va solo per imparare, ma per imparare a fare ìcomunità"

L'appello del vescovo: "Servono operai di pace, a partire dalle scuole"
di autore LeggoCassino.it - Pubblicato: 27-12-2025 15:46 - Tempo di lettura 2 minuti

Di fronte a uno scenario internazionale sempre più lacerato, il Vescovo della Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo, Mons. Gerardo Antonazzo, ha scelto di rivolgersi direttamente ai "costruttori di futuro": i giovani. La sua lettera, intitolata "Il cantiere della pace disarmata disarmante", è un grido di speranza e un richiamo alla responsabilità in un’epoca che sembra aver smarrito il valore del dialogo.

Il Vescovo esordisce con un’analisi amara: dopo ottant’anni di pace apparente, l’Europa e il mondo si sono risvegliati dal sogno di una convivenza serena. Citando Papa Francesco, Antonazzo sottolinea come la "terza guerra mondiale a pezzi" sia ormai una cruda realtà, alimentata da spese militari globali che nel 2024 hanno raggiunto la cifra astronomica di 2.718 miliardi di dollari. "Ci siamo illusi nell'inerzia", scrive il Vescovo, denunciando come il rumore delle armi stia soffocando il grido di pace.

Un passaggio centrale della lettera è dedicato al ruolo della scuola, definita un "cantiere fecondo di umanesimo". Riprendendo le parole del Presidente Sergio Mattarella, Mons. Antonazzo ricorda che a scuola non si va solo per imparare, ma per imparare a fare "comunità". È tra i banchi che si sperimenta la "pace di prossimità", dove la diversità non è stigma ma fraternità e dove si impara a motivare le proprie opinioni senza aggredire l'altro.

Il legame con la storia locale è profondo. Ricordando le tristi vicende della distruzione di Cassino, il Vescovo lancia un appello per il disarmo: "Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita". Non basta citare l'Articolo 11 della Costituzione; secondo Antonazzo è urgente che l'Italia ripudi attivamente le armi per evitare che i conflitti odierni portino allo sterminio dell'umanità.

Il Vescovo distingue tra chi è semplicemente "pacifico" e chi è "pacificatore": quest'ultimo è colui che entra nelle ferite della storia per portare riconciliazione. Citando testimoni come don Tonino Bello e la cantante Noa, Mons. Antonazzo invita i ragazzi a non arrendersi all'idea che la pace sia un'utopia.

"Se vuoi la pace, prepara e partecipa a istituzioni, organizzazioni, progetti e azioni di pace. A cominciare da te", conclude il Vescovo, augurando ai giovani di diventare i protagonisti di un nuovo "pacifismo attivo" capace di trasformare il male in bene.





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