Cassino, sos dipendenze: duemila persone nell'ombra. I giovani chiedono ascolto, non slogan

Cronaca - L'analisi di Exodus Cassino rivela una "città nella città" sommersa. Intanto nel weekend appena trascorso, in piazza Labriola l'Unità di Strada intercetta 259 ragazzi e denuncia la normalizzazione di alcol e sostanze. Allarme per il tempo di latenza decennale nelle cure

Cassino, sos dipendenze: duemila persone nell'ombra. I giovani chiedono ascolto, non slogan
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 08-12-2025 12:19 - Tempo di lettura 2 minuti

L'analisi del fenomeno dipendenze nel Cassinate, condotta dal responsabile di Exodus Luigi Maccaro, rivela un quadro drammatico che si estende ben oltre le statistiche ufficiali: all'ombra dell'Abbazia, un esercito silenzioso di quasi 2.000 persone vive il dramma della dipendenza, un numero enorme che definisce una vera e propria "città nella città" sommersa.

Partendo dai 438 utenti attualmente in carico al SerD locale (principalmente per sostanze stupefacenti, alcol e gioco d'azzardo), Maccaro avverte che il servizio pubblico intercetta appena una persona su cinque con un disturbo patologico. Questa proiezione matematica stima che tra le 1.800 e le 2.000 persone nell'area necessitano di aiuto, una massa invisibile che non chiede supporto e alimenta il mercato illecito.

A rendere la situazione più critica è il tempo di latenza – il decennio che in media intercorre tra l'insorgenza della patologia e l'accesso alla cura – un periodo di silenzio che logora il tessuto sociale e familiare.

L'urgenza di accorciare questa distanza siderale ha spinto Exodus, in collaborazione con l'ASL di Frosinone - Servizio Unità di Strada e i capi scout AGESCI, a scendere in Piazza Labriola per un’azione diretta e relazionale.

Questa iniziativa notturna, un vero e proprio laboratorio sociologico nel cuore della movida, ha intercettato 259 giovani in sole due ore, delineando una dualità percettiva allarmante: quasi la metà degli intervistati vede l'uso di sostanze e alcol come un problema serio da affrontare, ma parallelamente oltre un terzo lo considera un comportamento ormai comune e socialmente accettato.

I giovani consumano non per trasgressione, ma per il bisogno di appartenenza e la pressione del gruppo, o come via di fuga da stress, ansia o problemi personali. Particolarmente preoccupante è l'altissima percezione della diffusione del gioco d'azzardo, ritenuto molto o abbastanza diffuso dall'80% del campione, suggerendo una nuova e silenziosa normalità a rischio.

Nonostante l'amministrazione risponda all'emergenza con l'installazione di nuove telecamere per blindare i parchi pubblici dallo spaccio, il dato più incoraggiante dall'indagine è la chiara richiesta di autenticità che arriva dalla strada. I giovani chiedono una prevenzione efficace e non teorica o moralistica: al primo posto mettono gli incontri con testimonianze reali di coetanei o ex consumatori e la creazione di più spazi di ascolto e supporto psicologico a scuola.

L'Unità di Strada è stata riconosciuta proprio per la sua capacità di offrire un ascolto non giudicante. Come conclude Maccaro, non si è trovata indifferenza, ma un enorme bisogno di parlare e di essere accompagnati: è quindi essenziale spostare la prevenzione dagli slogan alle relazioni per intercettare il disagio che le statistiche ufficiali non riescono a registrare.





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