Cronaca - L'analisi di Exodus Cassino rivela una "città nella città" sommersa. Intanto nel weekend appena trascorso, in piazza Labriola l'Unità di Strada intercetta 259 ragazzi e denuncia la normalizzazione di alcol e sostanze. Allarme per il tempo di latenza decennale nelle cure
L'analisi del fenomeno dipendenze nel Cassinate, condotta dal responsabile di Exodus Luigi Maccaro, rivela un quadro drammatico che si estende ben oltre le statistiche ufficiali: all'ombra dell'Abbazia, un esercito silenzioso di quasi 2.000 persone vive il dramma della dipendenza, un numero enorme che definisce una vera e propria "città nella città" sommersa.
Partendo dai 438 utenti attualmente in carico al SerD locale (principalmente per sostanze stupefacenti, alcol e gioco d'azzardo), Maccaro avverte che il servizio pubblico intercetta appena una persona su cinque con un disturbo patologico. Questa proiezione matematica stima che tra le 1.800 e le 2.000 persone nell'area necessitano di aiuto, una massa invisibile che non chiede supporto e alimenta il mercato illecito.
A rendere la situazione più critica è il tempo di latenza – il decennio che in media intercorre tra l'insorgenza della patologia e l'accesso alla cura – un periodo di silenzio che logora il tessuto sociale e familiare.
L'urgenza di accorciare questa distanza siderale ha spinto Exodus, in collaborazione con l'ASL di Frosinone - Servizio Unità di Strada e i capi scout AGESCI, a scendere in Piazza Labriola per un’azione diretta e relazionale.
Questa iniziativa notturna, un vero e proprio laboratorio sociologico nel cuore della movida, ha intercettato 259 giovani in sole due ore, delineando una dualità percettiva allarmante: quasi la metà degli intervistati vede l'uso di sostanze e alcol come un problema serio da affrontare, ma parallelamente oltre un terzo lo considera un comportamento ormai comune e socialmente accettato.
I giovani consumano non per trasgressione, ma per il bisogno di appartenenza e la pressione del gruppo, o come via di fuga da stress, ansia o problemi personali. Particolarmente preoccupante è l'altissima percezione della diffusione del gioco d'azzardo, ritenuto molto o abbastanza diffuso dall'80% del campione, suggerendo una nuova e silenziosa normalità a rischio.
Nonostante l'amministrazione risponda all'emergenza con l'installazione di nuove telecamere per blindare i parchi pubblici dallo spaccio, il dato più incoraggiante dall'indagine è la chiara richiesta di autenticità che arriva dalla strada. I giovani chiedono una prevenzione efficace e non teorica o moralistica: al primo posto mettono gli incontri con testimonianze reali di coetanei o ex consumatori e la creazione di più spazi di ascolto e supporto psicologico a scuola.
L'Unità di Strada è stata riconosciuta proprio per la sua capacità di offrire un ascolto non giudicante. Come conclude Maccaro, non si è trovata indifferenza, ma un enorme bisogno di parlare e di essere accompagnati: è quindi essenziale spostare la prevenzione dagli slogan alle relazioni per intercettare il disagio che le statistiche ufficiali non riescono a registrare.
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