Opinioni - Crisi globali, sfiducia nelle istituzioni e disuguaglianze crescenti impongono una svolta politica e culturale. La sinistra e il PD devono recuperare visione, coesione e coraggio riformatore per guidare il Paese fuori dall’incertezza e costruire un nuovo modello di Stato democratico e solidale
di Ermisio Mazzocchi*
Crisi sempre più drammatiche in pochi anni hanno determinato dei grossi sconvolgimenti. Infatti, il sistema dell’ordine sociale e geopolitico che ha regolato gli ultimi due secoli è andato in frantumi. Causa le guerre, l’inefficacia degli istituti internazionali, le pandemie, i mutamenti climatici, le veloci trasformazioni economiche.
Si sono sovvertiti i rapporti di forza economici e sociali. Le grandi potenze – USA, Russia, Cina – dettano l’agenda del nuovo ordine mondiale in cui gli interessi del capitalismo digitale impongono leggi che portano al condizionamento di interi popoli.
Inoltre, cadute le illusioni di un liberismo democratico, che avrebbe dovuto o potuto essere favorito dalla globalizzazione, è crollata la fiducia nelle istituzioni, con la conseguenza dell’affermazione di forze populiste e nazionaliste fomentate da una Destra autoritaria e avversa alle regole della democrazia. Il pericolo incombente richiede degli interventi immediati.
Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada? Deve essere compito delle forze democratiche e progressiste, della sinistra europea, fermare una deriva che porterebbe l’intero pianeta a una sicura rovina.
È necessario che si elabori una politica con proposte efficaci in grado di affrontare le nuove sfide, che le grandi trasformazioni richiedono, e battere le forze reazionarie e conservatrici che si stanno sempre più affermando in Europa e in altri paesi del mondo.
La sinistra italiana non sembra stia giocando questo ruolo, che richiederebbe coesione, unicità di intenti e programmi comuni finalizzati a risolvere i numerosi e gravi problemi, a garantire la rinascita economica e sociale del Paese e tali da ottenere la piena fiducia dei cittadini.
Il PD non può rimanere chiuso in individualistiche prospettive e limitare i suoi interessi in circoscritte opportunità. Il suo compito è trovare delle convergenze, definire una visione comune, un unico e condiviso percorso che garantiscano la crescita della nazione. Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada?
È essenziale che si delinei in modo chiaro la condizione del paese, che si individuino le cause che hanno determinato il suo degrado con l’aumento delle disuguaglianze, delle povertà, del precariato e l’erosione del potere di acquisto colpito dall’inflazione.
Non è sufficiente una denuncia della crisi. Occorre comprendere quali sono le forze che si contendono il dominio economico e sociale e quali sono i loro mezzi per ottenere il massimo del profitto.
Attualmente il PD si trova impreparato a elaborare una valutazione e un giudizio che consentano di formulare una proposta complessiva rivolta a scardinare tali poteri e garantire giustizia sociale e progresso.
Colmare questa deficienza consentirebbe di assolvere a quella che deve essere la funzione politica di tramite tra società e Stato nella piena applicazione dell’art. 49 della Costituzione, oggi totalmente appannato.
Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada? Spetta alla sinistra, al Pd, affrontare la crisi che sta devastando il nostro Paese, colmare il divario tra il Nord e il Sud, elaborare delle politiche industriali con interventi di natura riformatrice, garanti del Welfare e di controllo sulle diverse espressioni del capitalismo.
Conviene chiedersi, e la domanda è rivolta essenzialmente al PD, se non sia venuto il momento di rivedere il ruolo dello Stato democratico nel sistema economico e in quello sociale.
La risposta è d’obbligo tanto più che il Partito Democratico corre il rischio di perdere il suo ruolo di baluardo contro il dominio assoluto dei forti a tutela dei più deboli, di una sua emarginazione prodotta dalla rivoluzione tecnologica e posta in atto dalle grandi piattaforme digitali.
Esso dovrebbe esprimere una sua valutazione politica da cui far scaturire proposte che colgano i nuovi assetti dell’economia in tutti i suoi comparti produttivi e assegnino allo Stato un ruolo centrale negli indirizzi economici che hanno una ricaduta sullo sviluppo e sui livelli occupazionali.
Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada? Lo Stato italiano ha un peso considerevole come azionista di società strategiche per l’economia nazionale quali Eni, Enel, Tema e Snam nell’energia, Leonardo e Fincantieri nella Difesa, WeBuild nelle infrastrutture, Poste, Ferrovie.
La decisione di restare azionista in quelle società oppure cederle – il governo ha ufficializzato le dismissioni nel 2023-2024 di quote di partecipazione pari all’1,7% del Pil – o acquisirne altre dovrebbe essere condizionata da strategie e logiche di politica industriale in un quadro di garanzie di consolidamento e occupazionale.
Si aprono problemi di politica industriale per la quale non si è definita da parte del PD una verifica delle condizioni di tutto l’apparato pubblico delle partecipate, che ammontano a 7.808. Valgono per tutti Leonardo e Fincantieri.
Queste due partecipate a quali logiche fanno riferimento? Unicamente alla produzione di armi e per quali mercati? Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada?
E per quanto riguarda il privato, che sta soffrendo in un momento di crisi, c’è da chiedersi come gli industriali vogliano intervenire e quali strategie adottare per risollevare le loro aziende.
Essi non possono pensare di essere immuni da responsabilità soprattutto in un momento in cui il Paese vive una crisi prolungata segnata da una produzione industriale in calo del 3,6% (dati Istat).
Non si può accettare, per citare un esempio, il comportamento di Stellantis che investe 10 miliardi di euro negli USA e di fatto chiude gli stabilimenti in Italia. Né si può permettere che il Mef porti a compimento il suo piano di dismissione delle 40 partecipate per un valore di 26 miliardi senza alcun confronto nelle istituzioni.
Di fronte a tali operazioni non si deve rimanere inerti. Sono necessari un atto di ferma denuncia e opportune iniziative pubbliche e istituzionali poiché sono messe in pericolo la produzione e l’occupazione con gravi conseguenze sul piano economico e sociale.
Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada? Quale sorte attende gli 847.232 addetti delle 5.697 imprese nel settore dell’industria e dei servizi?
Uno scenario inquietante che richiede un PD all’altezza di un compito di dimensioni nazionali e capace di costruire un piano più complessivo di rinascita del Paese. Questo implica l’edizione di un inedito Programma, risultato di un’elaborazione teorica e strategica, che faccia comprendere ai cittadini come il PD vorrebbe rifare l’Italia.
Ne consegue che una tale impostazione comporterebbe contenuti concreti e di un valore sociale in cui primeggiano alcuni fattori essenziali nella ristrutturazione di uno Stato democratico, ossia il lavoro, la sanità, l’istruzione, il Welfare. La sanità è la più colpita, non che altri settori non lo siano, da una crisi strutturale con i suoi 993 ospedali, di cui circa 400 sono privati accreditati. Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada?
Tra il 2020 e il 2022 sono stati chiusi 8 ospedali, 300 consultori e 300 centri di salute mentale. Una situazione drammatica, oggi resa ancora più tragica dalle politiche del governo di Destra, che richiederebbe un’azione complessiva per rendere efficiente il servizio pubblico e adeguarlo alle esigenze dei cittadini.
Al di là di interventi su situazioni regionali e provinciali, il PD dovrebbe formulare un progetto di sviluppo nazionale a salvaguardia della sanità pubblica sostenuto da un vasto movimento del mondo sanitario.
Questo progetto andrebbe inserito in un più ampio quadro di ristrutturazione, in un disegno complessivo che abbia come obiettivo il necessario rinnovamento a garanzia oltre che della salute dei cittadini, del lavoro e degli altri diritti sanciti dalla Costituzione.
Il PD ha bisogno di posizionarsi, rispetto alle nuove categorie della configurazione sociale, nel secolo della globalizzazione per superare quell’ancoraggio a formule che non hanno più una corrispondenza con la realtà. Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada?
Esso appare come il viandante che non trova la sua strada, avvolto nella nebbia degli aforismi riformisti, non da meno di quelli moderati e centristi, impossibilitato a muoversi e incapace di guardare oltre quella cortina.
Si deve dare atto alla Schlein di aver restituito energia al PD e rivendicato una sua centralità per un’alternativa di governo. Ma questo non basta. Occorre ben altro.
Il PD ha bisogno di collocarsi in una dimensione in cui sia configurato il nuovo Stato nel rispetto del dettame costituzionale, sulla base di un Programma nazionale che delinei il progetto per “Rifare l’Italia”.
Sapremo liberarci della nebbia e trovare la giusta strada? Tutto ciò comporta che esso si apra a un dialogo franco e a un confronto trasparente.
Il carico di responsabilità verso il Paese per uno Stato di garanzia dei diritti e nel rispetto dei doveri nel solco degli indirizzi costituzionali richiede la definizione di un progetto che si realizzi con il sostanziale contributo di quanti, liberi da condizionamenti e strumentalizzazioni, intendano esprimere contenuti volti a costruire un Programma per il benessere di tutti.
Compiti gravosi ma indispensabili se il PD vuole essere il protagonista di un’originale e necessaria trasformazione di tutto il Paese.
*L'autore ci ha concesso il suo scritto, pubblicato sulla rivista UnoeTre.it
Articolo precedente
"Basta sacrifici": il Pd di San Giovanni Incarico contro il quinto bacino di RoccaseccaArticolo successivo
Cervaro ancora nella morsa dei furti: ladri in azione a Santa Lucia