Il semestre 'nero' di Stellantis: solo 61 giorni in fabbrica, ben 50 le fermate produttive

Economia - Da inizio anno ad oggi, lo stabilimento di viale Umberto Agnelli ha lavorato per circa il 50%, l'altra metà è stata caratterizzata da ammortizzatori sociali. E da luglio sarà peggio: giù annunciato il primo stop estivo, il mese prossimo si annuncia tra i più difficili con una lunga serrata. Il cambio di passo con Filosa? L'amara ironia della Fiom: "Noi produciamo vetture, non speranze. L'elettrico non si sente, ma neppure si vede!"

Il semestre 'nero' di Stellantis: solo 61  giorni in fabbrica, ben 50 le fermate produttive
di autore Alberto Simone - Pubblicato: 28-06-2025 12:39 - Tempo di lettura 2 minuti

In fabbrica solamente 61 giorni su un totale di 111 lavorativi: nel primo semestre del 2025 lo stabilimento Stellantis di Cassino ha lavorato praticamente per metà, con ben 50 giorni di stop durante i quali le tute rosse dell'Alfa Romeo sono state collocate in 'solidarietà', ovvero con buste paga decurtate dagli ammortizzatori sociali. E la luce in fondo al tunnel ancora non si vede. Tutt'altro. Proprio ieri è arrivato l'annuncio del primo stop estivo. Ufficialmente si lavora ancora oggi, per poi rientrare in fabbrica lunedì 7 luglio. Dal 30 giugno al 4 luglio è stato infatti annunciato un nuovo stop per montaggio, lastratura e verniciatura. 

Ma secondo quanto trapela da ambienti ben informati, entro la fine della prossima settimana sarà annunciata una proroga dello stop almeno fino a metà luglio. Il perché è presto detto: i nuovi ordini per Giulia, Stelvio e il Grecale full electric non ci sono. Andare in fabbrica a produrre significherebbe continuare a produrre auto per riempire i piazzali, non le concessionarie. Questo è il motivo per cui l'estate si annuncia "lunghissima". L'anno scorso tra ferie estive e ammortizzatori sociali, ci fu uno stop di circa 50 giorni dal 30 luglio fino a metà settembre. Quest'anno le fermate collettive sono partite ancora prima e il secondo semestre si annuncia ancora più 'nero' rispetto a quello in corso.

In autunno, infatti, non partiranno i nuovi modelli che dovevano approdare sul mercato agli inizi del 2026. Questo slittamento, dettato da ostacoli tecnici che appaiono sempre più insormontabili nel breve periodo per adattare la piattaforma alla produzione di modelli ibridi, oltre che full electric, proietta lo stabilimento in un limbo preoccupante. Se si riuscissero ad adattare le linee esistenti, pur con fatica, potrebbero bastare "solo" qualche mese. Ma se gli adattamenti dovessero rivelarsi troppo complessi da implementare sulle attuali infrastrutture, l'agonia si prolungherà fino al 2027.

I sindacati non nascondono lo scetticismo: "Non siamo di fronte solo all'ennesimo fermo produttivo, siamo di fronte ad un intero territorio in difficoltà, a migliaia di lavoratori e di famiglie lasciate nell'incertezza. C'è un mondo dietro Stellantis, un indotto a pezzi. Chiediamo rispetto, investimenti reali e un futuro concreto per questo stabilimento e sopratutto per l'intero territorio. Cassino - dice il segretario provinciale della Uilm Gennaro D'Avino - non può accettare una situazione di cassa integrazione prolungata e di silenzio. Ogni interruzione delle attività produttive rappresenta un duro colpo per l'occupazione locale. Chiediamo con urgenza chiarezza sul futuro dello stabilimento e dettagli sul nuovo progetto, pertanto, è necessario porre fine ai silenzi e ai rinvii. Il nostro lavoro, la nostra dignità e il nostro futuro devono essere la priorità, senza ulteriori ritardi".

Si attende con trepidazione il primo vertice con il nuovo Ceo di Stellantis Antonio Filosa: "Ci deve dire con chiarezza qual è il piano industriale per Cassino" ha detto il segretario provinciale della Uilm Mirko Marsella. Mentre dalla Fiom-Cgil, il leader della confederazione di Frosinone e Latina Andrea Di Traglia, con un'ironia sottile e amara sentenzia: "Ho letto molte dichiarazioni di fiducia nel nuovo Ceo, nella speranza di un cambio di passo dopo Tavares. Tutto molto bene, ma noi produciamo vetture, non speranze. E a chi dice che l'elettrico non si sente perché non fa rumore, noi rispondiamo che non solo non si sente, ma non si vede neanche, infatti i nuovi modelli che dovevano partire a Cassino sono di fatto congelati".

Insomma, appare evidente che il motore dell'economia del Lazio Meridionale è decisamente in panne: l'unica certezza, ad oggi, è che entro il 31 ottobre lasceranno la fabbrica ben 250 operai: questo perché anche durante le giornate lavorative, non tutti gli operai sono sulle linee ma si procede con cassa integrazione a rotazione in quanto si registra un esubero strutturale di circa 600 dipendenti.





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