Jason Rekulak si racconta a Vanessa Carnevale

RUBRICHE – Quest’oggi è stato intervistato l’autore del thriller più amato del momento: “Teddy”. Un libro che ha lasciato di sasso anche il genio di Stephen King e che mantiene col fiato sospeso il lettore, fino all’ultima pagina. Cosa avrà svelato lo scrittore in merito?

 

di Vanessa Carnevale

Qualche giorno fa, curiosando tra gli scaffali della libreria, mi sono imbattuta in un thriller chiamato “Teddy” che, da qualche mese a questa parte, spopola nelle varie inserzioni dei social (attinenti l’ambito letterario) sia per il colpo di scena finale nonché per l’eccellente ed intrigante storia che ha letteralmente stregato l’insuperabile Stephen King.

Dunque non c’è da stupirsi se, nel momento in cui il mio sguardo ha incrociato la copertina, l’istinto di comprarlo è stato irrefrenabile. Ebbene, per una volta tanto, le voci erano vere… un’opera che lascia senza fiato fino all’ultima pagina! Tanto che, una volta terminata la lettura, mi sono adoperata nel rintracciare l’autore il quale, a discapito di quanto mi sarei aspettata, si è mostrato sin da subito gentile e benevolo nei miei confronti e che, con una bontà d’animo rara oggigiorno, ha risposto ad ogni mia curiosità… Ecco la nostra intervista:

Teddy è stato battezzato come: “il thriller più originale ed inquietante dell’anno” e lo stesso Stephen King si è espresso con questa semplice ma speciale affermazione << l’ho amato. >>… un complimento davvero speciale, soprattutto sapendo da chi proviene. Che effetto le ha fatto questa lusinga? Inoltre ho letto che presto Netflix darà vita ad una serie in merito, che sensazioni sta provando attualmente?

Il commento di Stephen King è probabilmente il più grande momento clou di tutta questa esperienza! Leggo i suoi romanzi da quando avevo 13 o 14 anni ed è sempre stato uno dei miei scrittori preferiti. La sua mente è semplicemente incredibile. Non posso nominare nessun altro scrittore che abbia contribuito a tante grandi storie nel nostro immaginario collettivo! E per di più, sembra essere una persona davvero simpatica. Ha una lunga storia di sostegno agli scrittori ed è stato così generoso nel sostenere il mio libro. Per quanto riguarda l’adattamento di Netflix sarà per un film, non per una serie TV. È ancora nelle prime fasi di sviluppo, ma sono ottimista ed entusiasta di vederlo progredire!

I bambini sono delle spugne e, come tali, assorbono tutto quello che sentono e che vedono. Teddy è l’esempio lampante di questa descrizione… un bambino che osserva e si interroga su cosa gli stia capitando, un bambino che viene usato come canale di comunicazione da terzi e che possiede tutta la genuinità di cui solo un fanciullo ne è munito. Ha pensato sin da subito di tessere la sua storia con un bambino al centro di essa? Se si, perché?

Quando mia figlia aveva l’età di Teddy, disegnava costantemente. Avevamo centinaia e centinaia di disegni, in tutta la casa, perché mia moglie si rifiutava di buttarli via. A volte mia figlia disegnava qualcosa di strano, o misterioso, e io studiavo i suoi disegni come uno psicologo infantile, cercando di accedere a qualunque pensiero le passasse per la mente. Sono sicuro che le sue azioni hanno ispirato il personaggio di Teddy. Ricordo di aver pensato che sarebbe stato molto inquietante se un bambino in un romanzo avesse iniziato a disegnare strane immagini e se, queste ultime, col tempo si fossero rivelate veri e propri indizi di un mistero e che il tutto venisse poi “confezionato” insieme nello stesso libro.

Cosa prova nel momento in cui, stringendo la penna tra le dita, inizia a scrivere? Teddy da cosa nasce? La scrittura per lei è un semplice passatempo o una vocazione…un qualcosa di cui è difficile (se non impossibile) farne a meno?

Mi piace molto scrivere. Ho scritto per circa 20 anni prima di vendere il mio primo romanzo. Sono “uno studente lento”! Ma fortunatamente mi piace molto il processo, quindi non mi sono mai fermato. Ho solo continuato.

Si aspettava questo successo? Teddy è molto amato nel mio paese e, confrontandomi con altri lettori/lettrici, tutti ci siamo trovati d’accordo nell’affermare che è scritto in modo impeccabile e che lascia, come solo un buon thriller sa fare, col fiato sospeso fino alla fine. Quanto è difficile scrivere questo genere di opere e quanto è faticoso partorire delle idee originali per mantenere questo alone di suspense e non deludere il lettore?

Non avrei mai immaginato che il mio libro sarebbe divenuto popolare in Italia, per non parlare di un bestseller! È riuscito oltre le mie più rosee aspettative. Penso che la parte più difficile nello scrivere un thriller sia scrivere il finale…al giorno d’oggi è molto difficile sorprendere i lettori! È molto complicato offrire loro un finale soddisfacente che non sembri prevedibile. Con il mio romanzo TEDDY sono stato un po’ fortunato, perché conoscevo i più grandi segreti della storia prima di iniziare a scrivere. Quindi ho sempre saputo dove stava andando la narrazione e, mentre scrivevo le prime 300 pagine, ho avuto molto tempo per pensare a come avrebbero funzionato le restanti 80.

Mai come in questo periodo storico in cui la pandemia ci ha reso più chiusi e demotivati, la guerra ha portato ancora più crisi e sconforto ed il cambiamento climatico fa sentire la sua voce nei modi più cruenti, c’è bisogno di una scia di ottimismo, di una mano amica che ci stringa, di una parola che ci motivi. Cosa si sente di consigliare ai giovani affinché non perdano mai la speranza e continuino ad inseguire i loro sogni?

Ti racconterò una storia veloce. Da ragazzo guardavo il telegiornale con mio padre. Questo accadeva negli anni ’80, prima della TV via cavo, e il telegiornale andava in onda tutte le sere dalle 18:00 alle 18:30. E ogni notte le notizie erano orribili (omicidi, rapine, disastri naturali, corruzione, guerra nucleare ecc.), notte dopo notte dopo notte! E una sera mio padre mi disse testuali parole: “Le notizie fanno sembrare il mondo piuttosto spaventoso e terribile, vero? Ma la cosa che mi rassicura è che sono solo 30 minuti a notte!” Penso molto al suo commento, specie ora che portiamo telefoni cellulari e abbiamo aggiornamenti sulle notizie (tramite i social media) 24 ore al giorno. Le news fanno ancora sembrare il mondo piuttosto spaventoso e terribile, ma non devi guardarlo tutto il tempo. Vai fuori. Fai una passeggiata. Aiuta un vicino. Chiama un amico. Personalmente, trovo che il mondo fuori dalla mia porta sia di gran lunga migliore del mondo dentro il mio telefono.

Grazie per queste belle domande cosi riflessive cara Vanessa! Sono così felice che ti sia piaciuto TEDDY Grazie a lei maestro, per il tempo che mi ha dedicato e per questa ventata di positività e di amore che ci ha trasmesso… queste parole sono un tesoro prezioso! Grazie grazie grazie, sono davvero onorata! Ps: Per chi non lo avesse fatto…correte a leggere Teddy, daiii che vi vedo!

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Vanessa Carnevale

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