Bisogna andare a votare per difendere la Costituzione più bella del mondo

OPINIONI – L’appello al voto del prof. Mario Costa, che si rivolge soprattutto agli indecisi. E mette a paragone i candidati del Centrodestra e quelli del Centrosinistra nei collegi uninominali della Camera e del Senato. Il monito: “Chiunque crede nei valori democratici è chiamato a dare il proprio contributo, piccolo o grande che sia”

di Mario Costa

Fino a qualche settimana fa tutti i ragionamenti sull’esito delle elezioni di domenica prossima portavano alla conclusione che il Centrodestra (a voler essere precisi il Destra-centro) avrebbe vinto con una maggioranza assoluta di seggi, sia alla Camera che al Senato. Negli ultimi giorni siffatta certezza, a livello generale, ha cominciato a vacillare e la sensazione diffusa è che forse potrebbe non andare proprio così. Pare infatti che ancora molto alto sia il numero degli incerti. E questa volta, più che mai, il risultato finale non lo determineranno quelli che non andranno a votare. Inutile girarci attorno: all’atto pratico chi non vota non conta; potrà mandare solo un preoccupante (ma per chi?) segnale a futura memoria del quale la classe politica dominante, rigirata su se stessa, concentrata com’è sulla preventiva (auto)rielezione da decidere a tavolino, continuerà puntualmente ad infischiarsene di quel segnale. Così come ha fatto sinora.  

No, il risultato lo determineranno gli indecisi. Tra i quali ci sta chi aveva deciso di non andare a votare ma poi a votare ci andrà; chi l’opinione su chi votare se la farà in questi ultimi due giorni, se non proprio domenica mattina, o addirittura all’interno dell’urna. Ma voterà e il suo voto, assieme a quello di tanti altri, farà la differenza.

 Così, siccome gli indecisi sarebbero parecchi, essi potrebbero smentire, se non del tutto almeno in parte, le primarie previsioni. Dando, così, anche un piccolo dispiacere a qualche baldanzoso candidato, spedito in uno dei collegi sicuri (o “blindato”, come pure si dice). In quello uninominale nostro per la Camera, “Terracina-Cassino”, è calato l’ex sindaco di Frosinone, il leghista Nicola Ottaviani. Non è vero quello che hanno osservato alcuni buontemponi, e cioè che ha dovuto attivare il navigatore per arrivare a Cassino. Per la sua professione di avvocato, infatti, nella nostra città talvolta c’era certamente stato, se non altro per via di qualche causa in tribunale. E’ vero invece che qui è stato festosamente accolto ed amorevolmente accompagnato anche nei dintorni da speranzosi e mai domi supporters di vecchio e nuovo pelo, compreso qualche mestierante a tempo pieno della politica.

Pur giocando in casa, dalle nostre parti è successo in passato, nella primavera del 2018, l’inaspettata bocciatura del candidato del centrodestra in uno dei collegi per quel raggruppamento tra i più sicuri (sulla carta) d’Italia, qual era allora il collegio elettorale di Cassino-Sora-Pontecorvo. Quella bocciatura fu oggettivamente vista come un miracolo. Potrebbe ripetersi? E’ difficile perché, come si sa, i miracoli raramente si ripetono. Anche se la discesa in campo a sostegno di Ottaviani da parte di taluni “peccatori”, o presunti tali, lascerebbe qualche piccolo spazio a quelli che lo sperano. Del resto, non si sa mai…

A contrapporsi ad Ottaviani in questo collegio uninominale, per il centrosinistra c’è Rita Visini, laurea in Scienze politiche a “La Sapienza”, dirigente amministrativo presso il centro nazionale per i trapianti.  E’ stata assessore alle politiche sociali della Regione Lazio nella prima giunta Zingaretti, da sempre impegnata nell’associazionismo cattolico e nelle politiche per la disabilità.

Assicura di conoscere bene sia il Sud Pontino che il Cassinate, grazie anche agli anni ricchi e preziosi dell’esperienza nell’assessorato regionale. Quando ha accettato la candidatura sapeva benissimo che si trattava di un collegio difficile, storica roccaforte del centrodestra, ma non si è tirata indietro. E’ scesa in campo in una sfida proibitiva con entusiasmo, impegno, passione, propri di chi è animato da forti ideali e “dall’amore per il proprio territorio”. Si è spesa moltissimo in questo mese di intensa, pur se brutta campagna elettorale.

Come pure si è speso con pari impegno ed entusiasmo, peraltro in un’area ancora più vasta e complicata qual è il collegio senatoriale Frosinone- Latina (un milione e rotti di abitanti, 124 Comuni) Sergio Messore, stimato avvocato, sindaco di Sant’Ambrogio sul Garigliano, candidatura caldeggiata da 16 colleghi, primi cittadini del sud della provincia, tra cui Enzo Salera, approvata poi con voto unanime. Un compito ancor più improbo anche il suo in un territorio così vasto da lui girato in lungo e in largo, senza sosta. Al di là del risultato personale, comunque un compito prezioso perché utile alla causa complessiva della coalizione.

Chiunque crede nei valori democratici è chiamato a dare il proprio contributo, piccolo o grande che sia, per una causa giusta qual è quella della difesa dei principi e dei valori della Costituzione antifascista, che la Destra, se vincerà con maggioranza assoluta, metterà in discussione e cambierà. C’è il rischio che la società torni indietro, che si chiuda in se stessa, che diventi una struttura quasi razzista, isolata, lontana dalle nazioni europee più avanzate sul piano della democrazia. Il momento è delicato. In gioco ci sono i destini futuri dell’Italia. Il pensiero di chi ne ha consapevolezza è qui, non certamente sul personale destino politico dei tanti Calenda o Renzi (che hanno pensato a garantirsi da soli) o addirittura sulle comunali del 2024 a Cassino. A queste ci si penserà a tempo debito. Ora c’è da pensare a salvare il patrimonio ereditato dai nostri Padri costituenti.

L’augurio è che tanta gente, non solo gli indecisi, stia pensando in queste ore. Compresi quelli che hanno deciso di non votare. Almeno per questa volta ci ripensino, e diano una mano a che la Costituzione italiana, “la più bella del mondo”, come tante volte è stato ripetuto, non venga cambiata.