Il voto si avvicina, i giovani si allontanano. Ma non è una novità

RUBRICHE – Tra gli under 35, più che che in altre fasce di età, vi è un marcato disinteresse per la Cosa Pubblica. La chiamata alle urne del 25 Settembre, ci permette di parlare di partecipazione politica riprendendo l’idea delle polis greche

di Angelo Franchitto

Sentiamo spesso dire che i giovani sono lontani dalla politica, o che la politica è lontana dai giovani, a seconda dell’interlocutore. Certamente, la risposta al quesito è complessa, e molto dipende dalla nostra definizione di politica. Infatti,   alcuni hanno un’idea più strettamente collegata alla politica come attività governativa. Mentre altri la intendono nel suo senso più ampio, interpretandola come la necessità di doversi occupare della sfera pubblica e della vita comune. Certamente, esiste una fetta di popolazione che è totalmente disinteressata alla cura della “cosa pubblica”.

Questo, non è però un fenomeno presente solo nelle generazioni più giovani. In ogni caso non è riguarda esclusivamente la categoria degli under 35. Allo stesso tempo, non è possibile negare che vi sia un diffuso disinteresse nei confronti della politica in senso stretto da parte dei giovani. Soprattutto, questo disinteresse è più marcato tra gli under 35 che in altre fasce di età. Ovviamente, questo è un dato, ma non significa necessariamente che per i giovani ci sia una rinuncia all’azione politica tout court. Viviamo in un’epoca che possiamo definire dell’iper informazione. Sostanzialmente questo significa che il problema non è quello di riuscire a ricevere le informazioni.

Più semplicemente, si tratta di saper dare a ragazze e ragazzi la giusta attenzione ed essere in grado di elaborare e collegare le loro richieste e le loro perplessità in merito alle proposte politiche, in maniera reciproca, riuscendo poi a capire come sia meglio agire all’interno di un intricato sistema sociopolitico di cui tutti facciamo parte. Per questo, una delle soluzioni possibili, anche se forse non è da considerarsi la migliore, è quella di lasciarsi coinvolgere in dibattiti e riflessioni sulla società. Insomma, potremmo provare a parlare di società, ma senza sottolineare l’aspetto più politico di queste azioni. Provando, invece, ad agire al di fuori delle dinamiche partitiche percepite come eccessivamente rigide e problematiche. Certamente, non sarebbe assolutamente facile mettere da parte gli slogan che evocano orientamenti politici ben precisi.

Ma, dobbiamo invece tornare alle origini. Torniamo a capire che partecipazione politica significa dare un contributo popolare alle scelte di indirizzo e di dettaglio dello Stato. Scelte che vengono fatte e messe in pratica dagli individui che compongono lo Stato. Bisogna cioè riscoprire il significato della parola politica, che è un concetto al tempo stesso antico e recente. È un termine antico se pensiamo che fin dal momento in cui si può parlare di politica come attività svolta in comunità organizzate questa è proprio il principio fondante della partecipazione politica. Ma, possiamo anche classificarla come un fenomeno recente poiché, la politica è strettamente collegata a significativi mutamenti nei sistemi sociali, economici e culturali delle comunità.

La chiamata alle urne del 25 Settembre, ci permette di parlare di partecipazione politica riprendendo l’idea delle polis greche. Infatti, nonostante il numero di coloro che erano ammessi al processo decisionale fosse molto limitato, restano le caratteristiche centrali della partecipazione politica. In primis, il suo voler influenzare la scelta dei decisori, ma anche le decisioni stesse.