Salera stia attento al fuoco amico, altrimenti arriva lo sfratto di Evangelista

OPINIONI – Prendendo spunto da una frase del neo consigliere comunale di FdI, il prof. Costa mette in guardia il primo cittadino. Ma non dai nemici, bensì da “chi mette i classici sassolini negli ingranaggi della macchina. Va dissuaso. E prima lo si fa, meglio è. Non si può rimanere inerti ad assistere ai giochi e giochetti degli altri”

di Mario Costa

Da un vivace resoconto di Giovanni Trupiano apprendiamo che “il poliedrico” (così l’ha definito con aggettivo dall’ampio significato) Franco Evangelista in una riunione di sostegno ai candidati del centrodestra alla Camera e al Senato, da quel di Sant’Angelo in Theodice, ha “tuonato” contro l’attuale amministrazione comunale, preannunciando che il 25 settembre rappresenterà anche un “avviso di sfratto” per Enzo Salera e i suoi.

Il fresco “Fratello d’Italia” pare abbia indossato già la veste dell’ufficiale giudiziario con il titolo esecutivo in mano, ignorando che dopo “l’avviso”, c’è bisogno della convalida dello “sfratto” e poi anche della fissazione della data del rilascio dell’ “immobile” (il palazzo comunale). Faccia quindi un piccolo sforzo e, anche se gli risulterà difficile, contenga l’attuale manifesta impazienza.

Il riferimento all’abusata (anche da altri della nostra parrocchia politica) quanto rozzetta espressione (“avviso di sfratto”) offre a noi lo spunto per richiamare un meccanismo delle elezioni comunali che taluni farebbero bene a tenere a mente.

Con il sistema vigente, il successo di una coalizione è assicurato, se non del tutto almeno nell’ordine del 70/80 per cento, dalla credibilità, dalla popolarità, dall’autorevolezza del candidato a sindaco. Attorno a questa figura ruota la possibilità dell’elezione per molti dei candidati al consiglio comunale. Ancor più quando, nei centri superiori ai 15 mila abitanti, non definita la partita al primo turno (come accade nella stragrande maggioranza dei casi), si va al ballottaggio. Qui, tra il disimpegno dell’esercito dei candidati delusi,  lo scontro, pur se tra esponenti di schieramenti politici ben definiti, si focalizza sulle qualità, la capacità e l’esperienza amministrativa dei due aspiranti sindaci: o l’uno, o l’altro.

Ecco perché gli avversari tentano di intaccare, se non proprio di demolire, l’immagine di un sindaco in carica, ricandidabile, il quale, se avrà ben operato, partirà con notevole vantaggio. Ma non fanno altro che il proprio mestiere. Più o meno bene. Ciascuno con il proprio stile. Comprensibile anche l’uso degli strumenti cui ciascuno di essi ricorre. A cominciare dalla critica a volte giusta, tal altra volta esagerata, fuori misura. Taluni, sulla scia di insegnamenti – chiamiamoli così – di discutibili maestri ricorrono finanche al “foraggiamento” di chi nel variegato sottobosco dell’informazione può essere d’aiuto nel centrare l’obiettivo. Un qualcosa, quest’ultima, non disdegnata da chi nella gestione del potere cerca la mangiatoia giusta per il soddisfacimento del proprio “appetito”.

Meno comprensibile, invece, quando l’azione di demolizione (della figura del sindaco) viene dal cosiddetto “fuoco amico”. Qui bisogna fare molta attenzione. L’interesse di chi sta con il sindaco dovrebbe essere quello di difenderne l’immagine. Anzi di valorizzarla contro tutti e tutto. Ecco perché va spento subito il fuoco amico quando dovesse accendersi.

Ma, chiediamoci: perché lo si fa? Le ragioni sono diverse. Ne richiamiamo solo un paio. C’è chi lo fa semplicemente perché è fesso (politicamente parlando); chi perché, lusingato dalle interessate altrui lodi, punta già lo sguardo alla scadenza del mandato del suo sindaco per mettersi in contrapposizione. La (ri)lettura, con attenta riflessione della favoletta di Fedro, “Il corvo e la volpe”, potrebbe aiutare il “lusingato”  a non fare più o meno la stessa fine dell’allocco corvo cui l’astuta volpe fregò il formaggio. Purtroppo non sempre funziona.

Per dirla tutta, occorre anche aggiungere che sarebbe sbagliato da parte di un sindaco, nel caso di cui sopra, far finta di non vedere chi scalcia o trama nell’ombra, in attesa che “passi a nottata” e al risveglio rientri nei ranghi. Chi mette i classici sassolini negli ingranaggi della macchina, va dissuaso. E prima lo si fa, meglio è.  

Sapendo, come si diceva all’inizio, che ognuno è libero di fare il proprio gioco. Un sindaco e quelli che lealmente lo sostengono devono però fare il loro. Non rimanere inerti ad assistere ai giochi e giochetti degli altri. Altrimenti potrebbero ritrovarsi Franco Evangelista non con il semplice “avviso di sfratto”, ma con in mano la convalida dello sfratto.