Racconti e Poesie del weekend – “Il Macerone”

RUBRICHE – Oggi Francesca Messina ospita la poesia di Marco Grossi di Cassino

Il Macerone

Con il corpo sdraiato
Su due pietre levigate
Sotto l’ombra degli olmi
Spingevo i mie occhi
Più in alto verso il cielo
Ma nel mezzo fui sopito
Da un correre e rincorrere
Di rondini a stormo infinito
Accoccolate poi in più righe
Sopra cavi di corrente
Come note su un pentagramma

Una mucca nera e bianca
Col suo vitellino a fianco
Brucava lontano l’erba
Spuntata dopo la pioggia
Mio fratello maggiore scalzo
Correva furtivo lungo il fiume
Col nostro ultimo fratellino
Che saltellava per evitare i cardi
Alle sue gambette bianche
Andavano verso il portellone
Per tuffarsi da un muretto
Nelle acque fredde del cupone

Un amico di babbo
In piedi sul suo cavallo
Raccoglieva susine
Sotto la pianta annosa
Che nel tempo aveva visto
Nei dintorni inermi garzoni
Avvicendarsi nella raccolta
Di pietre nella terra rotta
E scaricarle con dei cassettoni
Sul grande mucchio grigio
Da tutti chiamato “il macerone”

Su in alto dietro il terrazzo
Mia madre ascoltava schiva
Le note della tarantella
Intonata da una fisarmonica
Suonata da un bimbo prodigio
All’ombra di un gelso ramoso
E attorniato da quattro ragazzi
Che miravano una coppia amica
Svicolare tra due mete di paglia
E uscire dopo coi volti paonazzi
E per fiore tra i capelli una spiga

Mio babbo allungato
Con il cappello sul viso
Su una pietra tagliata
Stanco e appagato
Per aver trascorso la giornata
Ad irrigare mais ed erba medica
Dormiva sotto l’acacia antica
Fidando che l”aria rinfrescasse
Per la mungitura delle mucche
E rassettare la lestra nella stalla

Ma la calura ad un tratto
Colpì il mio costato
E mi accorsi che il sole
Nel frattempo era girato
Corsi a prendere la cannata
E di li con la carriola alla fontana
Tra  ragazzi e mamme
Con in testa un fazzoletto
Facevo la fila per prendere
Acqua da un vecchio rubinetto
E riempire due fiaschi di vetro
Da mettere a bagno nel ruscello
Per avere a cena acqua fresca
E dal mio babbo una carezza

Su quel macerone  io passai
Gran parte dei giorni fieri
Della mia adolescenza
Inventando con piacere
Un cantuccio del tutto mio
Allora fatto di frasche fitte fitte
Oggi di pensieri senza confini
E non darne conto a nessuno
Mai, neanche al nostro Dio.

Marco Grossi (Cassino)