Elezioni, dimissioni e scarso rispetto per le istituzioni

OPINIONI – Il mondo parallelo dei social, dove tutto è permesso: violare il silenzio elettorale e annunciare l’addio al seggio in Consiglio comunale su Facebook, senza protocollare nulla in Comune

C’era una volta il silenzio elettorale: scattava alla mezzanotte del venerdì. Da quel momento, e fino al termine delle votazioni, non era possibile fare appelli al voto. Da quel momento scattava il gong alla campagna elettorale. Quella legge risale al dopoguerra: è la numero 212 del 4 aprile 1956. In realtà, è ancora vigente. E’ intervenuta nel frattempo qualche modifica, ma non è stata annullata. Ancora oggi è fatto divieto fare campagna elettorale alla vigilia del voto.

Con un paradosso, però: che se oggi qualcuno decidesse di montare un palco e continuare a fare un comizio a beneficio di qualche centinaia di persone, arriverebbero i carabinieri a interrompere la propaganda. Nel mondo parallelo dei social, invece, tutto è permesso: e così, con poche, pochissime, lodevoli eccezioni, la propaganda continua da una parte e dall’altra. I candidati parlano dai palchi virtuali a migliaia di elettori, e nessuno ferma l’avversario perché tutti continuano a gareggiare, con buona pace del silenzio e delle leggi che disciplinano la materia.

Chi invece rispetta rigorosamente il silenzio elettorale, sono i candidati delle liste civetta. Loro non hanno mai parlato, neanche durante la campagna elettorale. In alcuni centri della Provincia di Frosinone anche quest’anno sono state presentate delle liste con persone provenienti non solo da fuori comune, ma addirittura da fuori Regione. Molti appartengono alle forze dell’Ordine e possono così godere delle ferie per fare la campagna elettorale. Candidati che non sanno neanche l’esistenza di alcuni paesi e che concorrono per amministrarli. E sembra tutto normale, ma normale non è.

Così come non è normale che il consigliere comunale di Cassino Salvatore Fontana con grave sprezzo delle istituzioni ha annunciato le sue dimissioni sui social. E in questo caso le cose sono due: o crede che la sua bacheca Facebook e l’ufficio protocollo del Comune di Cassino siano la stessa cosa (il dubbio è legittimo, dal momento che è la seconda volta che si dimette su Facebook). Oppure ha annunciato nuovamente le dimissioni solo per vedere l’effetto che fa. Come se il seggio in Consiglio comunale fosse un giocattolo e per lasciarlo gli sia sufficiente il numero dei like, non quello del Protocollo!