“Io i poveri li ho sempre e solo aiutati, probabilmente c’è stato un equivoco”

LA CONFERENZA – Inchiesta sull’housing sociale e appartamenti sequestrati: parla l’imprenditore Fontana. Il ‘giallo’ del doppio comunicato e del coinvolgimento di tecnici comunali nella vicenda. Il consigliere Leone: “Una cosa gravissima, va approfondita”

“Se ho ragione o meno lo stabilirà la magistratura tramite i ricorsi che io sto facendo con i miei legali, io voglio spiegare oggi quello che è successo e cos’è l’housing sociale. Chi mi conosce sa che sono un imprenditore sempre disponibile e generoso, non è un caso che in uno degli appartamenti sequestrati c’è una famiglia ucraina ospitata ovviamente gratuitamente: non ho mai detto nulla perché la beneficenza si fa senza pubblicità”.

A parlare è l’imprenditore Salvatora Fontana. Lo ha fatto ieri mattina nella sala Restagno del Comune di Cassino, potendo usufruire anche del suo ruolo di consigliere comunale. Lo ha fatto a 48 ore di distanza dal sequestro avvenuto ai suoi appartamenti. Per essere più precisi: il sequestro preventivo da parte della polizia locale c’era stato già la scorsa settimana, ma la convalida del Giudice per le Indagini Preliminari è giunta solo all’inizio di questa settimana. 

Nella sostanza dalle indagini condotte dal Nucleo di Polizia Giudiziaria del Comando di Polizia Locale è emerso che i tre immobili stavano per essere venduti eludendo, mediante artifizi e raggiri delle norme, l’obbligo di concederli in housing sociale. Gli agenti hanno riscontrato anche l’illegittimo cambio di destinazione d’uso in violazione delle norme urbanistiche e del Piano Regolatore generale dell’Ente.

A tal proposito l’imprenditore Salvatore Fontana nella conferenza stampa di ieri mattina ha annotato: “L’housing sociale è una possibilità che viene data a un costruttore o a chi ha un immobile di poter trasformare l’immobile in destinazione residenziale (se ha un’altra destinazione) con un vincolo locatizio a 15 anni. Lo dice la legge 80 del 2014, articolo 10 comma 5, nel rispetto  del regolamento edilizio numero 18 del 2012. Qual è l’equivoco, dunque? Io dopo avere avuto l’autorizzazione ho presentato una scia nella quale rinunciavo alle autorizzazioni precedenti e volevo applicare il Piano casa: questa scia mi è stata contestata ed io l’ho ritirata” ha spiegato Fontana.

Per tali immobili è quindi rimasto il vincolo dell’housing. Eppure quegli immobili erano in vendita su un famoso sito di acquisti immobiliari. L’imprenditore non lo nega, ma allo stesso tempo precisa: “Il regolamento edilizio richiamato è il numero 18 del 2012 che all’articolo 8 comma 3 spiega che le proprietà si possono vendere ma resta fermo il vincolo locatizio da parte di chi acquista, quindi non è assolutamente vero che non si può fare il cambio di destinazione d’uso.

Se io vendo con l’atto d’obbligo del vicolo allegato all’atto e poi chi acquista ci costruisce una discoteca, non posso certamente essere io il responsabile.  Io i poveri li ha sempre e solo aiutati: per questo mi sono sentito in dovere di fare questa conferenza stampa, la cosa che sicuramente non ho fatto è stata quella di approfittare dei poveri e  i miei  legali faranno istanza di dissequestro al riesame”.

Perché dunque è stato convalidato il sequestro? A nostra esplicita domanda l’imprenditore risponde: “Il motivo del sequestro è la non possibilità di vendere. Il problema è che mancano tre scia successive che chiariscono il cambio di destinazione d’uso con quale norma è stata fatta.

Inoltre il regolamento numero 18 del 2012 prevede all’articolo 2 il vincolo locatizio per 15 anni ma nell’atto d’obbligo si specifica, all’articolo 8, che ci sono due modi per vedere: il comma 3 prevede che io possa vendere a chiunque fermo restando il vincolo locatizio. La regione Lazio nel 2015 ha emanato tale norma specificando che si può vendere non solo in blocco ma anche frazionato e che il proprietario può vendere anche prima del termine dei 15 anni. Prima dei 15 anni – spiega Fontana – significa anche dopo un mese, come hanno concordato i miei legali”.


Queste le ragioni del consigliere, ma c’è di più. Nell’indagine sarebbero coinvolti anche alcuni esponenti dell’ufficio tecnico. “Tutto ciò – è stato evidenziato nel comunicato diramato dalla Polizia Locale – sarebbe stato possibile con la complicità e/o mancata vigilanza degli uffici comunali, in particolare dell’ufficio tecnico comunale”.

Un passaggio, questo, che è però scomparso dal successivo comunicato stampa diramato dall’ufficio stampa del Comune di Cassino. “Si tratta di un’accusa grave della quale come consiglieri dobbiamo chiedere spiegazioni” ha spiegato il consigliere Benedetto Leone presente alla conferenza stampa insieme ad altri amministratori ieri mattina nella sala Restagno del Comune di Cassino.