La festa del “senza lavoro”. Persi oltre mille posti

POVERO PRIMO MAGGIO – Festa amara per gli operai di Stellantis e dell’indotto di Cassino. Le ultime assunzioni risalgono al 2017, poi una crisi profonda che sta causando chiusure e licenziamenti. Nulla da festeggiare

La feste del “senza lavoro”, più che la festa dei lavoratori. Oggi, primo maggio, c’è poco da festeggiare all’ombra dell’Abbazia. Cassino, del resto, è una città da sempre fortemente legata alle sorti di Fca dove le ultime 300 assunzioni risalgono al 2017, dal 2021 sono andati persi oltre mille posti di lavoro e adesso scattano i licenziamenti nell’indotto. Nel primo quadrimestre del 2022 sono stati 25 i giorni di “senza lavoro” comunicati dalla dirigenza Stellantis: buste paga decurtate del 30% per gli operai. Non il modo migliore di festeggiare i 50 anni di vita dello stabilimento: era il 1972 quando, con la produzione della 126, la Fiat accendeva i motori a Piedimonte San Germano. Da mezzo secolo è l’insediamento produttivo più grande e importante di tutta la Ciociaria. E’ il motore dell’economia del Lazio Meridionale, il fiore all’occhiello del Cassinate.

Un fiore appassito, però, negli ultimi anni. Che ha fatto registrare emorragia di posti di lavoro e ancora in questi inizi del 2022 si assiste a licenziamenti e chiusure di alcune fabbriche dell’indotto. Il mese prossimo si partirà con la produzione del Suv Grecale della Maserati che dovrebbe attenuare il fenomeno degli ammortizzatori sociali ma oggi, certamente, c’è poco o nulla da festeggiare.

Un po’ di numeri: nel 2021 la produzione di Fca Cassino Plant si è attestata a 43.753 unità e lo stabilimento pedemontano è così tornato ai livelli del 2015 quando sfornò 45.668 vetture. Nel 2016, poi, l’arrivo di Giulia e il balzo a 71.695. Nel 2017 un anno d’oro: 135.263 vetture prodotte grazie anche all’arrivo di Stelvio. Poi, nuovamente il declino: 99.154 vetture prodotte nel 2018, 58.772 nel 2019, 53.422 nel 2020: l’anno che ha segnato l’uscita di scena di Giulietta. Questi numeri si specchiano in quella che è la fotografia per quel che concerne l’occupazione: nel corso del 2021 si è ricorso continuamente agli ammortizzatori sociali per mettere in sicurezza l’occupazione, che nel corso dell’ultimo anno e mezzo si è ridotta di oltre 1.000 lavoratori, passando da circa 4.300 a 3.176. Le fermate produttive totali sono state complessivamente 92 giorni.

Dall’inizio del 2022 si lavora su un turno unico (dalle 6 alle 14) con circa 500 lavoratori giornalmente in Cassa Integrazione e sono scattati gli esuberi con gli incentivi per le uscite anticipate: ben 70 operai hanno lasciato la fabbrica poche settimane fa: sono previsti 173 esuberi in totale, con altri lavoratori che lasceranno per andare in pensione anticipata. Nell’indotto le uscite non sono invece volontarie: in quattro mesi sono già andati persi oltre cento posti di lavori e alcune piccole aziende hanno chiuso i cancelli anche perché Fca ha internalizzato dei servizi.

L’ultima azienda dell’indotto di Cassino a cessare l’attività è stata quella che lavorava per la Sevel di Atessa: occupava 38 operai e si occupava della copertura interna del furgone prodotto nel sito abruzzese. La cosiddetta “schiumatura”, come viene definita in gergo. Tale attività è stata internalizzata nella fabbrica centrale, in Abruzzo. Cessata attività anche per le aziende dell’indotto che si occupavano del cosiddetto sequenziamento di Giulia e Stelvio, le vetture a marchio Alfa prodotte a Cassino. Contavano circa 30 dipendenti ognuna.

Si prova a guardare con ottimismo al futuro ma il presente è desolante. Oggi, festa dei lavoratori, c’è davvero poco da festeggiare all’ombra dell’Abbazia. Ferdinando Uliano, segretario della Fim-Cisl mette in guardia: “La nostra preoccupazione è che il Suv Grecale non sarà sufficiente per azzerare l’uso degli ammortizzatori sociali a Cassino”.