In Ciociaria crescono gli occupati. Ma in 20mila sono ancora in cerca di un lavoro

ECONOMIA – Il monito di Tarquini della Uil Frosinone: “Timidi segnali di ripresa che stanno per essere vanificati dall’attuale situazione internazionale”

Quali sono state le dinamiche imprenditoriali e le ricadute sul mondo del lavoro in Ciociaria nel 2021? Quante aziende attive, quanti posti di lavoro? Quali i comparti in crescita? Domande alle quali risponde il dossier della Uil del Lazio e dell’Istituto di ricerca Eures che la Uil di Frosinone ha elaborato concentrando l’attenzione sulla sua provincia.

Al 31 dicembre dello scorso anno nel nostro territorio sono stati censiti 168400 occupati. Erano 157100 nel 2020 e 152400 nel 2019. “Un numero che indica un lieve dinamismo del territorio – dice Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone – e che trova conferma nelle ore di cassa integrazione concesse: oltre ventisei milioni nell’anno dell’esplosione della pandemia, 19 milioni lo scorso anno. L’attuale crisi internazionale, l’aumento delle fonti energetiche, si abbattono adesso su questi dati rischiando di mandare in fumo risultati che fino a pochi mesi fa sembravano tratteggiare la linea per la ripresa economica post pandemia”.

Tornando al dossier dell’Eures, notiamo che imprese registrate a fine dello scorso anno sono state 49219, erano 48639 nel 2020. Il maggiore contributo all’incremento arriva dal settore delle costruzioni – sostenuto dal programma 110 per cento – che con 7.467 attività economiche ha registrato un incremento del 3,5 per cento sul 2020. In crescita anche le imprese dei servizi (da 13.939 a 14.261), mentre è proseguita anche nel 2021 la riduzione delle attività agricole, in calo dell’1,2 per cento (da 5.570 a 5.501).

Coerentemente alla dinamica imprenditoriale, anche sul fronte lavorativo i risultati sono stati positivi: nel 2021 i lavoratori della nostra provincia sono aumentati di 11mila unità, con un relativo tasso di occupazione del 54,8 per cento. La crescita è ascrivibile soprattutto all’edilizia, che – con 12,6 mila occupati nel 2021 – ha pienamente compensato le perdite subìte nell’anno precedente. In crescita anche i lavoratori dei servizi, con l’eccezione del commercio (-3,2%; da 24,5 mila a 23,7 mila unità), mentre risultano in calo quelli dell’agricoltura (-32,9%, da 1.600 nel 2020 a 1.100 nel periodo successivo) e del manifatturiero (-4,2%; da 41,4 mila a 39,7 mila unità).

“Sono oltre ventimila le donne e gli uomini che a fine dello scorso anno cercavano senza successo un lavoro in Ciociaria – aggiunge l’esponente sindacale – mentre gli inattivi (coloro i quali non fanno parte delle forze di lavoro) sono stati 115mila”.

Uno sguardo infine all’export. Dal dossier si scopre che in Ciociaria nei primi 9 mesi del 2021 le vendite all’estero hanno raggiunto i 4,9 miliardi di euro, un valore che mostra un primo parziale recupero rispetto alla forte flessione registrata nel 2020, quando l’emergenza pandemica aveva ridotto le esportazioni dell’11,5 per cento sull’anno precedente. Ma tuttavia, si tratta di un valore decisamente inferiore rispetto a quello osservato su scala regionale, dove al contrario tra gennaio e settembre 2021 le vendite all’estero sono cresciute del 10,9 per cento.

“I calcoli dell’Istituto di ricerca Eures – conclude Tarquini – ci dicono che la crisi innescata dall’emergenza sanitaria non è ancora alle spalle. Sebbene il nostro territorio abbia reagito meglio rispetto ad altri, i risultati su scala regionale sono stati disastrosi. Basti pensare che a fronte di una perdita di quasi 75 mila lavoratori tra il 2019 e il 2020, nel 2021 si è registrato un recupero di sole 7mila unità. E se a tutto ciò aggiungiamo le ricadute dell’attuale situazione internazionale, il rischio concreto che si ritorni indietro nel tempo come un interminabile gioco dell’oca è concreto”.