La Settimana Enigmistica compie 90 anni: storia e aneddoti della rivista

IL COMPLEANNO – Il giornalista Sandro Mariani ripercorre le tappe di un giornale che ne ha viste tante ma non è mai cambiato. La sua forza resta l’edicola, non i social. Ecco tutte le curiosità a quasi un secolo dalla pubblicazione del primo numero

di Sandro Mariani

“Dal 1932 ad oggi ne abbiamo viste tante. Ma non siamo mai cambiati.“! Questo lo slogan scelto da La Settimana Enigmistica sulla sua pagina Facebook per festeggiare i suoi primi 90 anni. La data scelta per il primo numero in distribuzione non è stata casuale: 23 – 1 – 32 è un palindromo!

«La rivista che vanta innumerevoli tentativi d’imitazione!» o «La rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione» , – dipende se si acquista un numero pari o un numero dispari – potrebbe veramente raccontare quasi un secolo di storia.

“Potrebbe”, perché come dice lo slogan, letteralmente “non sono mai cambiati” sia nella grafica che nei contenuti. Tranne qualche piccolissimo restyling, infatti, la rivista è sempre stata uguale a sé stessa con poche – ed a volte impercettibili – mutazioni. Se non fosse per il giallognolo che dopo qualche tempo colpisce le pagine della rivista si farebbe fatica a capire se in mano abbiamo un numero degli anni 60 o degli anni Novanta.

Nelle vignette sono passati migliaia di naufraghi su isole deserte, da decenni c’è un marito che torna ubriaco a casa, signorine formose distraggono capi ufficio un po’ attempati, etc etc.

Nella rivista non ci sono mai state pubblicità. Sarebbe quindi impossibile risalire ad un’epoca dove c’era un particolare gelato, il lancio di qualche particolare auto o il binocolo che ti permetteva di vedere attraverso i muri tanto in voga qualche decina di anni fa. Nulla di nulla.

La scelta dei personaggi di copertina? Totalmente casuale. Le notizie nelle storiche rubriche “Forse non tutti sanno che…” o “Strano ma vero” assolutamente slegate dall’attualità. Allo stesso modo i contenuti dei giochi e qualsiasi riferimento all’interno della rivista non hanno mai avuto un qualsiasi riferimento politico o preso posizione su un qualsiasi argomento civile, politico o religioso. Non proprio una cosa da nulla visto che molte riviste di enigmistica hanno strizzato l’occhio a Mussolini e Hitler negli anni bui dell’Italia.

Ci si potrebbe affidare a qualche restyling grafico, ma anche in questo caso ci sarebbe poco su cui contare. L’ultima “rinfrescata” risale al 1995 e non è stata per nulla travolgente. Per il resto è tutto sempre uguale: 48 pagine, i giochi mantengono da decenni la stessa posizione all’interno della rivista, la testata può essere di tre colori che si susseguono: blu, verde e rosso. Tranne due eccezioni, per l’autoritratto di Leonardo Da Vinci nel numero 4554 e di Raffaello Sanzio nel numero 4622, in copertina c’è sempre uno schema di parole crociate con una foto in scala di grigi di un personaggio famoso. Per convenzione, sui numeri pari della rivista il personaggio è di sesso maschile, sui numeri dispari invece è di sesso femminile. (Forse non tutti sanno che… l’unica eccezione ci fu nell’aprile 2002 quando comparvero, in ordine, i comici del trio Aldo, Giovanni e Giacomo). La foto è sempre collocata in un angolo del cruciverba e col progredire delle uscite settimanali ruota in senso orario (alto a sinistra, alto a destra, basso a destra, basso a sinistra) ritornando nella stessa posizione dopo 4 numeri.

Nella esasperante perfezione della rivista c’è da aggiungere che in questi 90 anni ha interrotto per sole due volte la cadenza settimanale: col numero 607 pubblicato il 4 settembre 1943 e non il 21 agosto e il 694, che uscì il 14 luglio 1945 e non il 28 aprile per via della Liberazione. In entrambi i casi i motivi erano piuttosto seri e la rivista non si è mai sottratta a darne spiegazione: «Le selvagge incursioni nemiche del 13 e del 16 agosto, che hanno devastato la nostra redazione e provocato danni gravissimi nella tipografia e nell’ufficio distribuzione, ci hanno impedito, ad onta di tutti i nostri sforzi, di pubblicare questo numero con la consueta regolarità»; mentre per il numero 694: «Gli storici avvenimenti delle ultime settimane hanno impedito di pubblicare questo numero con la consueta regolarità»

Nei suoi novant’anni di storia la rivista ha avuto, caso più unico che raro, solamente tre direttori e mezzo: Giorgio Sisini, Raoul de Giusti e Francesco Baggi Sisini. Da qualche tempo c’è anche un condirettore Alessandro Bartezzaghi.

Nell’ultima pagina, dopo le soluzioni dei quesiti del numero precedente, da tempo immemore appare la scritta «Periodico fondato e diretto per 41 anni dal Cavaliere del Lavoro Gr. Uff. Dott. Ing. Giorgio Sisini Conte di Sant’Andrea». (Forse non tutti sanno che… i 41 anni di direzione vengono calcolati dal 1931, anno nella quale la Settimana Enigmistica venne stampata ma non distribuita).

Sarebbe impossibile ripercorrere quanto accaduto dal 1932 fino ad oggi, ma comunque sarebbe inutile visto che nulla di quanto accadeva fuori dalla redazione non è mai entrato nelle pagine della rivista.

Tornando allo slogan. È vero, la Settimana Enigmistica ne “ha viste tante” … di testate che hanno cercato di emularne il successo. Nel primo anno di vita già erano un paio, tanto che nella copertina del 16 luglio appare un chiaro monito: “La Settimana Enigmistica crea, non plagia!” (fonte pag. 149). Da quel momento in poi saranno “Innumerevoli”, dicitura che ha sostituito il numero progressivo che nel frattempo era arrivato a 250.

La storia della rivista è abbastanza nota. La Settimana Enigmistica è stata fondata novant’anni fa dall’ingegner Giorgio Sisini emulando, soprattutto per l’impostazione della copertina, la rivista austriaca Das Ratsel. Il primo numero, tirato in seimila copie, fu pubblicato in sedici pagine al costo di 50 centesimi di lire. In prima pagina era presente l’immagine dell’attrice messicana Lupe Velez, ottenuta giocando con le caselle nere del cruciverba. (Forse non tutti sanno che… l’attrice ha avuto una vita molto sfortunata morendo suicida a soli 36 anni ingerendo una grande quantità di farmaci)

Nelle pagine interne della rivista era presente un editoriale a firma della direzione:

 Premessa

Ci siamo studiati di presentarvi, nei limiti della maggiore semplicità̀ e praticità̀ possibili, quello che all’estero vien chiamato «La Palestra del cervello» e cioè̀ un giornale che, completo pur essendo economico, vi riesca divertente e istruttivo nel contempo, il compagno che sappia scacciarvi la noia quando vi assale, quello che in treno vi faccia dimenticare la monotonia del viaggio, che alla sera insomma, dopo il travaglio diuturno, vi conceda lo spasso di un’ora di riposo e di diletto insieme, il passatempo, in una parola, il più economico per tutti: dall’enigmista piu provetto alla semplice massaia, dallo scacchista esperto al principiante di Dama, dal vecchio pensionato al giovinetto studente.

Il nostro programma è specificatamente espresso nella materia già̀ pubblicata in questo numero e non à bisogno di speciali parole perché́ possa esser meglio illuminato e chiarito. (Stefano Bartezzaghi, L’orizzonte verticale, Einaudi, 2007 pagg: 137-139)

Già da queste poche righe si intuisce lo stile che manterrà la rivista in tutti i suoi novant’anni: pochi fronzoli e molta sostanza.

Nella copertina del primo numero, così come nei nove successivi, vengono anche fornite le istruzioni per risolvere le parole crociate (“Forse non tutti sanno che…” che il termine parole crociate appare sulla rivista col simbolo ® perché è un marchio depositato dalla rivista stessa che ne detiene i diritti).

Avvertenza. – Sia orizzontalmente che verticalmente le parole hanno inizio dalla casella nella quale è posto il numero di riferimento.

Nella spiegazione la cifra tra parentesi indica il numero delle lettere che formano la parola da ricercare e di conseguenza il numero delle caselle da riempire a partire, come detto, dalla casella numerata.

(Stefano Bartezzaghi, L’orizzonte verticale, Einaudi, 2007 pag. 142).

Le “spiegazioni” diventeranno dopo qualche tempo quelle che oggi conosciamo come “definizioni”. La 1 orizzontale del primo numero annunciava: «Eroiche in guerra nefande in pace» risposta: Spie.

Parlare della Settimana Enigmistica è come parlare dell’Area 51. Impenetrabile e avvolta dal mistero. La direzione e redazione è da (quasi) sempre in piazza Cinque Giornate 10 a Milano – alla fondazione stava in via Noe 43. La leggenda vuole che non ci siano indicazioni sul citofono. Il numero di telefono è banalmente sulla copertina della rivista e se chiami ti rispondono in maniera cortesissima che la politica del giornale è quella di non rilasciare interviste a nessuno e non partecipare ad eventi pubblici. Non ci sono testimonianze di persone che hanno visitato la redazione, meno che mai si conoscono in maniera ufficiale le vendite, la tiratura e il fatturato. Nessuno sa di preciso quante persone ci lavorano. C’è la ragionevole certezza che i numeri vengano chiusi con diversi mesi di anticipo e vagliati da una decina di persone. In questi novant’anni gli errori emendati si contano sulle dita di una mano.

Impossibile sapere quanto vende. Agli inizi del duemila si parlava addirittura di un milione e duecentomila copie a settimana. Numeri impressionanti se fossero stati veri. Una stima credibile oggi posizionerebbe l’asticella tra le 600 e le 800 mila copie, cifre impensabili per la stampa italiana odierna.

Se la Settimana Enigmistica vola in edicola, la stessa cosa non si può dire per gli spazi ufficiali in rete. Il suo sito Aenigmatica.it, oggi inesistente, non ha mai sviluppato visite da capogiro nei suoi vent’anni di “attività”. Nemmeno l’app e gli spazi social sono all’altezza della carta. Le pagine Facebook hanno solamente 142.090 mi piace, mentre lo spazio Instagram lasettimanaenigmisticaofficial ha poco più di 13mila follower. Più attivo è il forum dei solutori che si avvicina molto alla rivista di carta.

Anche se non gettonatissimi, in questo novantesimo compleanno i social hanno permesso di testimoniare quanto la Settimana Enigmistica è, ed è stata, un pezzo di congiunzione tra il presente e il passato. Sono tantissimi gli utenti (non proprio giovincelli) che ricordano la rivista portata a casa dal proprio papà come un rito che si ripeteva di settimana in settimana da svolgere tra padre e figlio.