Mercato, Tari e regolamenti: oltre le chiacchiere c’è di più

OPINIONI – Il prof. Mario Costa illustra gli importanti provvedimenti deliberati nel corso dell’ultimo Consiglio comunale di Cassino, “oscurati” dalle polemiche politiche, che incidono concretamente sulla cittadinanza. E non mancano ‘stoccate’ a Evangelista e Leone

<strong>Mario Costa</strong>
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Così come fa più rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce, alla stessa stregua, nei consigli comunali, fanno più rumore (e più notizia, purtroppo) le polemiche tra esponenti dei fronti avversi che non le cose serie che vengono approvate. Che sono poi quelle che rispondono agli interessi veri della gente, quelle che, alla lunga, alla gente interessano veramente.

E’ capitato anche nell’ultimo consiglio del Comune di questa città. Dove, accanto al riconoscimento di diversi debiti fuori bilancio per questioni pregresse dalle quali non si poteva più derogare, si sono discusse ed approvate cose davvero importanti. Quali il regolamento di disciplina sulla tassa dei rifiuti (qui, bando alle chiacchiere, si tocca la saccoccia dei cittadini), l’approvazione del regolamento per l’istituzione del Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il regolamento dei Comitati di quartiere, importante strumento di partecipazione democratica, per finire all’adozione dei cani custoditi in struttura convenzionata per la qual cosa attualmente si spendono circa 150 mila euro l’anno.

Eppure, a fronte di siffatte cose serie, a prendere il sopravvento sono state le scintille con il sindaco (?) e la polemica sollevata in partenza dal consigliere Leone, il quale sembra essere approdato in consiglio fresco fresco con l’obiettivo primario di contendere a Franco Evangelista (fresco Fratello d’Italia) il primato della “vivacità” operativa (chiamiamola così) nei lavori consiliari. Anche se si ha motivo di dubitare che difficilmente egli possa competere con l’invidiabile resistenza a rimanere sul “campo di battaglia” del “rappresentante del popolo santangelese”, come costui ama allegramente ripetere spesso, appropriandosi consapevolmente di una esclusiva che non gli appartiene.

Della questione che riguarda Leone (restituzione senza remissione al mittente di 14 mila euro e rotti di un finanziamento non correttamente utilizzato) e del suo operato nella breve parentesi di assessore alla Coesione Sociale nella non rimpianta era di D’Alessandro, se ne ritornerà a parlare, a mente più fresca, in settembre, passata la calura agostana che non agevola la ricerca delle ventilate (da lui) sudate carte indispensabili a dimostrare a quelli di Roma di aver preso (essi) una cantonata. Speriamo (per lui ma soprattutto per le casse del Comune) che abbia ragione. Pur dubitando, attendiamo comunque fiduciosi.

Della questione del mercato se ne è già parlato in più di un’occasione. Da ultimo nel consiglio di martedì scorso. Ma, nonostante lo si faccia da molto, non se ne è parlato abbastanza. Nel senso cioè che si sta sfuggendo dalla questione principale, che è la seguente: questo patrimonio per l’economia cittadina, punto di riferimento antico anche di un vasto territorio, lo si vuole salvaguardare oppure ridimensionare? La volontà dell’amministrazione Salera è stata chiaramente espressa in campagna

elettorale e conseguentemente sta operando con coerenza per la salvaguardia del mercato settimanale che tanti ci invidiano. Questa la strada maestra intrapresa, e su di essa convintamente il primo cittadino e i suoi intendono proseguire, consapevoli della volontà di taluni di farli andare fuori strada. Tra questi taluni, c’è naturalmente il fresco Fratello d’Italia il quale con olimpica tranquillità rimane però stanziale nel gruppo della Lega. Francesco Evangelista questa volta si è superato! Infatti non si è limitato a lamentare solo la difficoltà del traffico veicolare il sabato mattina a causa del mercato; o la difficoltà dei residenti di uscire (con l’auto) dalle rispettive residenze o di accedervi; oppure le sacrosante obiettive ragioni di sicurezza.

No, è andato oltre. Molto oltre. Ha scritto addirittura a sua eccellenza il Prefetto. Ma la cosa più sorprendente di chi cerca ad ogni costo il pretesto per scassare una cosa patrimonio collettivo, sta in un passo di quella lettera. E’ il punto in cui, incredibilmente, si legge: “Sia piazza Benedetto XVI (ex Miranda ove è stato spostato il settore dei prodotti alimentari n.d.r) che l’adiacente piazza Nicholas Green sono individuate nel piano di emergenza comunale quali aree da utilizzare in caso di eventi calamitosi. Qualora questi ultimi dovessero sciaguratamente verificarsi il sabato, non sarebbe possibile allestire nelle predette aree gli eventuali campi di accoglienza nonché le aree di sosta per i mezzi di soccorso”.

A questo punto gli scongiuri sono d’obbligo. I maligni raccontano che li abbia fatti, con la dovuta discrezione, anche Benedetto XVI quando, in occasione della sua venuta a Cassino, ai tempi non proprio belli di Scittarelli, gli venne intestata, irritualmente (?) ante mortem, quella piazza che tutti opportunamente continuano a chiamare “Ex Miranda”. Non sarà vero, ma in quel caso gli scongiuri funzionarono. Perché non dovrebbero funzionare i nostri?