L’omaggio di Mario Costa al “cavalierato” del dottor Lena

OPINIONI – Il delegato ai rapporti con la stampa dell’amministrazione Salera ripercorre la brillante carriera del capo di gabinetto del sindaco: “Per quelle fortuite coincidenze che la vita riserva, oggi ci ritroviamo a lavorare, gomito a gomito, con genuino spirito volontaristico”

<strong>Mario Costa</strong>
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

In via ufficiosa la comunicazione l’aveva avuta tempo addietro. Ieri pomeriggio è stata resa ufficiale presso la Prefettura di Frosinone con la consegna da parte del prefetto, Ignazio Portelli, del decreto di nomina firmato dal Presidente della Repubblica: il dott. Giovanni (Gianni) Lena è Cavaliere del Lavoro.

Alla consegna dell’onorificenza, nel rigoroso rispetto delle norme antiCovid, solo un ristrettissimo gruppo di persone: la moglie Marisa, la figlia Antonella, il fratello Claudio, il sindaco Enzo Salera, che ha espresso parole di stima e di elogio (“un gentiluomo delle istituzioni”, lo ha definito) per il neo “cavaliere”, così come ha fatto il rappresentante del Governo.

Un curriculum di assoluto rispetto quello dell’ex dirigente, ex vice segretario generale del Comune di Cassino dove, quale stimato e rispettato dipendente, ha prestato servizio, ininterrottamente, dal 1976 al 31 dicembre 2018. Dall’indomani del pensionamento continua a dare, a titolo gratuito,  il prezioso e qualificato apporto di conoscenze ed esperienze maturate in tanti anni.

Laureato in Giurisprudenza a “La Sapienza”, specializzato in “Scienze Amministrative” nella stessa Università, il dott. Gianni Lena consegue l’abilitazione alle funzioni di segretario comunale alla Luiss. E’ stato dirigente dell’area Amministrativa, del Personale, dei Servizi Demografici e Informatizzazione, dei Servizi al Cittadino; per un breve periodo anche della Polizia Locale. Ma per la maggior parte degli anni lavorativi è stato inamovibile dirigente del Gabinetto del Sindaco. Una professionalità senza pari quella mostrata nella gestione del “cerimoniale”, compito tutt’altro che secondario per i rapporti, nazionali e internazionali, che ha una città come Cassino, ricca di storia, di cultura, con l’Abbazia, l’Università, i cimiteri di guerra, la politica dei gemellaggi, cerimonie particolarmente impegnative a determinate scadenze, l’arrivo frequente di personaggi importanti. La competenza in materia di gestione del cerimoniale da parte del dott. Lena è sempre stata un modello di livello alto, un riferimento certo.

Numerose le esperienze professionali come docente di legislazione Sanitaria e Sociale e quale cultore di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università del Lazio Meridionale. Ha presieduto anche diverse commissioni di concorso.

Il dott. Lena, nei ruoli di responsabilità ricoperti, si è sempre ispirato a principi di rigoroso rispetto delle norme (che significa serietà, anche se taluni, un po’ confusi da come vanno certe cose, la scambiano spesso per rigidità), ma ha fatto prevalere sempre anche il rispetto dell’altrui dignità, distinguendosi per squisita gentilezza e signorilità di modi.

Chi lo conosce bene, come abbiamo avuto modo di conoscerlo noi, sa che vi è nel suo “sentire” una abbondante dose di umanità. Non è mai, il suo, un rispetto “peloso” dell’altro, di maniera, perché in perfetta coerenza con il sentire dell’uomo. Che è un sentire positivo, bello, ricco di umanità.

Il “cavalierato”, onorificenza di origini antiche, riservato a cittadini singolarmente benemeriti, se lo è guadagnato anche per la “specchiata condotta civile e sociale”.

Qui il nostro dire potrebbe (e dovrebbe) fermarsi. Il prosieguo ha carattere spiccatamente personale.

Dicevamo di conoscerlo bene il dott. Lena (Gianni per noi) per via della reciproca, lunga “frequentazione” in questo Comune, pur se in ruoli e compiti nettamente diversi (di lavoro per lui, di natura politica il nostro), dalla metà dei lontani anni Settanta. La non coincidente appartenenza partitica in tempi di contrapposizioni ideologiche (ma egli seppe sempre stare nel suo ruolo senza mai trasbordare) non impedì, allora, la nascita di una affettuosa amicizia che il tempo non ha scalfito. Anzi!

Per quelle fortuite coincidenze che la vita riserva, oggi ci ritroviamo a “lavorare”, gomito a gomito, con genuino spirito volontaristico: lui in quel “Gabinetto” ch’è stato da sempre la sua passione; noi quali addetti ai rapporti con la stampa di un Comune cui rigide disposizioni superiori non concedono, perché in dissesto, di “pagarsene” uno.

Nostro compito è anche quello di dare, sommessamente e altrettanto prudentemente, qualche buon consiglio. Entrambi, infatti, abbiamo raggiunto l’età per la quale si dice (ma la cosa riguarda solo chi scrive) che “è quella in cui l’uomo smette di dare il cattivo esempio per cominciare a dare qualche buon consiglio”. Quando proprio occorre, lo si fa volentieri, tenendo sempre presente che sarebbe da fessi giocarsi proprio ora la buona reputazione guadagnata in tanti anni di onorato servizio.