La campagna vaccinale e la marcia in più del volontariato

RUBRICHE – La regione Lazio ha deciso che procederà alla vaccinazione dei volontari di protezione civile in servizio presso i centri vaccinali. L’approfondimento di Angelo Franchitto

Angelo Franchitto<br>
Angelo Franchitto

Conoscere è il vero vaccino

Da quando è partita la campagna vaccinale è stato importante stabilire delle priorità. Così la macchina delle vaccinazioni è partita dando precedenza ai piú fragili, gli over 80.  Personale medico e ospiti delle Rsa hanno avuto subito la precedenza per essere immunizzati. Ma, mentre veniva definito l’ordine con cui i cittadini avrebbero potuto prenotare e ricevere il vaccino,  il mondo del volontariato si è mosso per dare il proprio supporto a sanitari e logistica.

Il volontariato, con le sue attività, offre aiuto e di sostegno verso la propria comunità. Soprattutto è qualcosa che viene fatto in modo gratuito, per solidarietà, giustizia sociale, altruismo. Anche durante il periodo di lockdown, un aiuto concreto e importante lo hanno lo hanno dato proprio i volontari. Così, in Italia, le realtà che si occupano di volontariato, in alcuni casi rispondendo all’appello delle Regioni, in altri proponendosi su iniziativa spontanea, continuano a fare azione di sussidiarietà sul territorio.

Continuano ad essere tante le storie di chi è impegnato sul campo. Infatti si è anche deciso che i volontari potessero ricevere il vaccino per il servizio che offrono alla comunità. Celebre è la conferenza stampa a Palazzo Chigi del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi. In quell’occasione, il presidente ha contestato la situazione delle persone che saltano la fila. Ci troviamo in una situazione di lentezza. In Italia si fanno ancora poche inoculazioni e abbiamo una bassa percentuale di persone vaccinate. Oggi siamo ancora intorno al 25% di popolazione vaccinata. Sicuramente siamo ben lontani dall’obiettivo del 70% di popolazione immunizzata. Soprattutto sono senza vaccino tante persone, over 75, che sono persone fragili, quelli con più alto rischio di morte in caso di malattia. Per questa ragione Draghi si stupisce al pensiero di un trentacinquenne che si fa vaccinare. Non è possibile pensare di prendere la dose di vaccino a chi dal Covid rischia di essere ucciso. Parole forti, quelle del Presidente del Consiglio, che spiega perché è importante immunizzare prima le persone fragili, come gli over 75. Per fare questo bisogna eliminare le categorie che permettono di saltare la fila senza una ragione valida.

Ecco allora che, la Regione Lazio, annuncia il blocco delle vaccinazioni per il personale della protezione civile. Ma in realtà la regione torna sui suoi passi e decide di vaccinare i volontari della Protezione civile. Anche se ogni regione prende decisioni in maniera autonoma, la regione Lazio ha deciso che procederà alla vaccinazione dei volontari di protezione civile in servizio presso i centri vaccinali. In realtà questa non è un saltare la fila. Infatti parliamo di una ordinanza già disposta dal Commissario Figliuolo. Il Commissario straordinario all’emergenza  sta lavorando perché le vaccinazioni avvengano in maniera più regolare e ordinata possibile. Nel definire le regole della vaccinazione, il Generale Figliuolo ha previsto anche la per le categorie che operano in presenza presso tutte le strutture sanitarie e socio-sanitarie. Per cui i volontari della protezione civile, impegnati presso gli hub vaccinali, rientrano nelle categorie da vaccinare subito.

Mentre il mondo del terzo settore fa sentire la propria voce e chiede di poter vaccinare tutti i volontari al più presto.  Non è possibile fare distinzioni e vaccinare solo quelli impegnati nel settore socio-sanitario d’urgenza, sulle ambulanze, a diretto contatto con i malati. Servono dosi anche per coloro che sono coinvolti in attività di solidarietà più trasversali e che stanno facendo da mesi la propria parte per contrastare gli effetti della pandemia. D’altra parte tanti sono i giovani impegnati nel sociale. 

Un impegno che li coinvolge nelle attività di solidarietà per le quali non sempre è possibile mantenere il distanziamento. I volontari tengono duro, ma c’è sempre il timore e il rischio di infettarsi. Allo stesso tempo, non somministrare il vaccino a coloro che si spendono per gli altri significa prolungare il periodo di isolamento in casa per i disabili. Una condizione di isolamento e di difficoltà che crea in loro un danno maggiore rispetto a quello che questa pandemia ha già provocato. Sicuramente va ricordato di come le associazioni di volontariato hanno continuato a rimanere al fianco del prossimo anche nei duri giorni del lockdown, nonostante l’emergenza Coronavirus. Un importante segnale di coraggio che i volontari hanno portato avanti spesso anche ingegnandosi e modificando le proprie attività e ripensando a come poter offrire i propri servizi pur di riuscire a garantirli.

Questo è successo subito, anche per sostenere il Comune di Cassino con il progetto “Cassino Risponde.” Un Intervento promosso dall’Assessorato alla Coesione sociale del Comune di Cassino, portato avanti nei duri mesi del lockdown grazie al lavoro instancabile dei numerosi volontari. Insomma, la questione vaccini e categorie essenziali è un discorso veramente delicato.