Il figlio di Grillo, la giustizia sui social e il mancato rispetto dei ruoli

OPINIONI – Giulia Zaccardelli commenta il video dell’ex comico. Riepiloga i fatti ed elenca le evidenti storture che emergono dallo sfogo sul blog. A partire dalla cosa più importante, che sfugge al leader politico: il garantismo

Questo articolo è consultabile anche sul blog Capricci in ricci che ti invitiamo a visitare

di Giulia Zaccardelli

Ma dove vai? Fermati che prima devi capire alcune cose.

Innanzitutto, i fatti.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 2019, quattro ragazzi sono andati al Billionaire e hanno conosciuto due ragazze, che sono andate a casa di uno di loro. Delle due ragazze, R.M. si è addormentata, mentre S.J. ha avuto rapporti sessuali con i quattro, sotto l’effetto di alcool. La ragazza si è ripresa alle 15, se ne è andata, e circa dieci giorni dopo, tornando a Milano, ha denunciato l’accaduto come una violenza sessuale. La casa in cui è accaduto l’episodio è stata poi attribuita a Beppe Grillo, a Porto Cervo. Tra i ragazzi, c’è Ciro Grillo, figlio di Beppe.

Questi sono i fatti.

A questi fatti sono seguite le indagini della Procura di Tempio Pausania, in provincia di Sassari, durate all’incirca due anni, consistite in analisi dei telefoni di vittima ed indagati, intercettazioni telefoniche ed interrogatori, che hanno riguardato i quattro ragazzi proprio in questi giorni. Al termine delle indagini, la Procura deve decidere se rinviare a giudizio o archiviare il caso.

A questo è seguito il video che Beppe Grillo ha pubblicato lunedì 19 aprile sul suo blog e sui social, a difesa del figlio. Un video estremamente confuso, in cui c’è rabbia, ci sono urla, in cui c’è indignazione. L’unica cosa che manca è la logica. Il suo video manca della più basilare logica, aristotelica, giuridica e di buon senso.

Ora mi rivolgo a te, Grillo: esordisci domandandoti come mai tuo figlio e i suoi amici, stupratori seriali, non siano stati arrestati subito, o non siano ai domiciliari, ma siano liberi da ben due anni.

C’è questa cosa meravigliosa, che probabilmente ti è sfuggita, che si chiama garantismo.

Grazie alla presunzione di innocenza, infatti, è la sentenza che ti dichiara colpevole. Finché non viene emessa, e non passa in giudicato, sei innocente. Ma prima di questo, è necessario un processo, e prima del processo, delle indagini. E prima delle indagini, la querela. Ma dal momento in cui viene fatta, al momento in cui la sentenza passa in giudicato, sei innocente.

Pertanto, perché dovresti stare in prigione, o agli arresti domiciliari? Devono esserci dei motivi validi per privarti o limitarti la libertà, che è costituzionalmente garantita. A meno che tu non sia colto mentre commetti un reato (in flagranza di reato), e non sia dimostrata l’esistenza di esigenze cautelari (cioè che potresti fuggire, o inquinare le prove, o commettere altri delitti, o reiterare lo stesso ), allora sei libero.

Non come sostieni tu, che tuo figlio è libero perché “si sono resi conto che non è vero niente”.

È molto più semplice: siamo tutti innocenti fino a sentenza di colpevolezza (passata in giudicato).

Che non sia vero niente non lo stabilisce la logica per cui è strano che la ragazza violentata la notte, il pomeriggio successivo abbia fatto kit surf e abbia denunciato dieci giorni dopo.

Perché “è strano”? Ma chi lo dice che è strano? Esiste forse un codice che stabilisce cosa sia normale fare in casi di violenza sessuale? Un vademecum che stabilisce cosa sia normale fare dopo aver subito una violenza? Come sia normale reagire?

Non si tratta forse di un pregiudizio, per allontanare una realtà ben più concreta, ossia che qualcosa è successo, ed è possibile che questo qualcosa sia stata una violenza?

Poi ci dici che esiste un video che dimostra la consensjhfeih… eh? Ah sì, un video che mostra il consenso della ragazza, passaggio per passaggio. In cui i ragazzi sono “in mutande e saltellano col pis£llo così perché sono quattro c0gli0ni, non stupratori”.

Ok. Saranno anche quattro c0gli0ni, ma ciò non esclude il fatto che possano essere anche stupratori.

Non sappiamo ancora se la Procura decida per il rinvio a giudizio, formulando un’accusa, o per l’archiviazione.

Quindi cosa e chi devi difendere, Beppe Grillo?

Io vedo un padre e una madre che devono difendere a tutti i costi un figlio. Ma da chi? E da cosa? Anche la mamma, infatti, ha dichiarato di aver dormito nella casa accanto e di non aver sentito niente. E che dal video si possa chiaramente evincere il consenso.

Dove lo ha dichiarato? Su fb, sotto il video-protesta della deputata Maria Elena Boschi.

Dove si fa la giustizia? Sui social, ovviamente. Chi decide l’innocenza o la colpevolezza di una persona? Il pubblico, chiaramente. Chi stabilisce cosa sia o non sia un reato? Chi riesce a convincere la maggior parte delle persone della propria tesi, evidentemente.

Ma chi è tenuto alla difesa? L’avvocato. O la persona stessa. E invece appari tu in video, che sei un personaggio famoso, e sfrutti la tua fama per diffondere messaggi illogici, confusi e maschilisti.

Ruoli. È bello quando vengono rispettati.

Ti fai paladino della legge, affermando che, se fossero stati colpevoli, li avresti portati tu stesso in galera, “a calci nel cul0”. Un eccesso di rabbia, di volgarità, mano sbattuta rumorosamente sul tavolo: si spettacolarizza il nervosismo, ecco che succede. Ma non è con il nervosismo che si dimostra l’innocenza, o la colpevolezza di qualcuno. Si fa con gli argomenti. Con la logica. E si fa in tribunale.

In ogni caso: perchè devi prendere tuo figlio e gli altri tre ragazzi e portarli in galera? Chi sei tu per farlo? La polizia? I carabinieri? Sei un ex comico, il fondatore di un movimento politico e suo garante, un blogger, un padre di famiglia. Lasciamo che ognuno faccia il proprio lavoro, senza intrometterci nei compiti altrui. Rispettiamo i ruoli.

Ah no. Alla fine chiedi che arrestino anche te. “Ci vado io in galera!”.

Perché? Chi sei tu per andare in galera? Che crimine hai commesso?

Che significa “ci vado io”?

Rispettiamo i ruoli, appunto. E non perché la responsabilità penale sia personale, ma anche solo per buon senso. Perché una persona non può sostituirsi ad un’altra, e ognuno ha le proprie colpe da scontare. Che siano morali, penali, civili.

Inoltre mi domando: è così che si responsabilizzano i figli? Con la spettacolarità? Sfruttando la propria fama per raggiungere più uditori possibili? Trattandoli da coglioni per farli scampare alle proprie colpe? Sostituendosi a loro per scontare le loro pene? Incolpando l’altro?

Insegnando che sia strano denunciare uno stupro dopo dieci giorni, e che grazie a questo si possa desumere l’innocenza dei denunciati? Ho un dubbio: sai che la querela per violenza sessuale può essere presentata entro dodici mesi dall’accaduto?

Forse perché ci vuole del tempo anche solo per capire cosa sia successo. Perché le vittime reagiscono in modo diverso, perché una violenza agisce in modo diverso, a seconda della persona che la subisce. Una violenza sessuale non è mai solo fisica, ma è psicologica, ed è subdola. E troppo spesso è la vittima a rimetterci, ad essere screditata, ad essere accusata, mentre gli aggressori vengono sminuiti; e le loro azioni, in questo modo, passano per inevitabili. Se uno è un coglione, che ti aspetti? Sei tu che non ci devi stare. O che devi stare attenta.

Stiamo attenti, sì, ma innanzitutto alle parole, e a quello che significano. Stiamo attenti ai messaggi che quelle parole mandano; e stiamo attenti anche a chi manda quei messaggi.

Ho preso appunti mentre vedevo il video. L’ho stoppato e fatto ripartire tante volte per non farmi sfuggire nulla, e sicuramente qualcosa mi è sfuggito. E ora eccomi qua.

Dal mio contributo è tutto, a voi le riflessioni e il confronto.