Valle del Liri, il prezzo del risanamento lo pagano i tartassati consorziati

OPINIONI – I debiti dell’Ente, le bollette “salate” e la protesta dei cittadini. La presa di posizione del professor Mario Costa

Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Non ci ha messo molto ad arrivare a Roma l’eco delle proteste di tanti proprietari dei terreni agricoli del nostro territorio, assai critici con il Consorzio di Bonifica della Valle del Liri per i pesanti aumenti applicati negli ultimi due anni sul canone di irrigazione e sul resto. Per renderne chiara a tutti la sostanziosa quanto dolorosa entità, a mo’ di esempio, indichiamo che là dove su un ettaro si pagavano 200 euro l’anno, ora se ne paga il doppio, se non proprio qualcosina in più.

 E’ un malcontento di cui, come da dovere, si son dovuti far carico alcuni degli amministratori più sensibili e più attenti alle esigenze della loro gente (cominciando dal sindaco di Cassino), sui quali i consorziati hanno scaricato il loro malcontento, stante la Capitale un po’ lontana da qui.

E’ stata pure un’eco che ha fatto dunque assai rumore, visto che si è scomodato, non il portavoce dell’assessore competente, ma addirittura il capo di gabinetto della Regione, Albino Ruberti, con una intervista a tutta pagina, a spiegare la giustezza di una politica “lacrime e sangue”, ma doverosa, necessaria per ripartire con un discorso nuovo.

 “La decisione di nominare un Commissario straordinario – ha detto Ruberti – è stata dettata dalle gravi criticità riscontrate nella precedente amministrazione dell’Ente che hanno dato vita a quella preoccupante situazione debitoria e a una serie di inefficienze che gravavano sui consorziati”. E’ proprio quanto ebbe a rilevare Riccardo Casilli, il precedente Commissario del Consorzio, già qualche mese dopo l’ insediamento. Denunciò infatti “un drammatico quadro debitorio” e di avere scoperto,  a fronte di bilanci sempre approvati, “pesanti debiti fuori bilancio” Peraltro mai correttamente scritti nei documenti contabili, aggiunse.

A cominciare dai circa 10 milioni di debiti con i gestori elettrici per bollette non pagate, oltre agli interessi nel frattempo maturati. Cui aggiungere i debiti con ditte varie, tra cui il più grosso, allora, (2.300.000 euro) con la Intercantieri/Vittadello. Insomma, una tragica realtà gli enormi debiti frutto della pessima, clientelare, assai allegra gestione del passato che ha rischiato di travolgere il Consorzio. Un ente visto (ed utilizzato) come serbatoio di voti per le fortune elettorali di  questo e di quell’esponente del centrodestra nostrano. Peraltro, ironia della sorte, non sempre tra i più raccomandabili.

Il prezzo salato del risanamento di una politica scellerata sono ora chiamati a pagarlo i tartassati consorziati, le cui polemiche, contrariamente a quanto sostiene Ruberti, sono tutt’altro che “sterili”. Polemiche che peraltro si alimentano da sole, senza che abbiano bisogno del soffiare del sindaco di Cassino né di alcun altro amministratore. Ha invece ragione il capo di gabinetto di Zingaretti quando si augura, lasciando lavorare la commissaria straordinaria Stafania Ruffo, che il Consorzio possa uscire presto dal commissariamento e si possa proseguire sul percorso tracciato “con una gestione, rispetto al passato, più efficiente e virtuosa dell’Ente”.

E qui veniamo al dunque. La regia dei responsabili della scellerata gestione pre-commissariale è già all’opera per la riproposizione, in maniera riveduta ma non corretta, della stessa gestione politica ispirata alla filosofia di sempre. Già prefigurato il vertice, messi in moto sindaci amici e sta approntando la macchina per tagliare il traguardo del prossimo gran premio. Il disegno cullato è ben lontano dalla gestione trasparente, rigorosa, corretta di un Ente così importante, così come auspica Albino Ruberti.

Quanto, infine, alle opere da lui richiamate, basterebbe una sua passeggiatina da queste parti (peraltro salutare lontana dallo smog romano), per fargli sorgere qualche dubbio sul come sono state realizzate e rispetto alle certezze espresse nel suo autorevole e documentato intervento. La realtà non è, infatti, proprio rispondente a come gliel’hanno rappresentata.