“Con lo sblocco dei licenziamenti tra Fca e indotto si perderanno 1.400 posti di lavoro”

ECONOMIA – Il grido d’allarme lo lancia il sindacato di base FlmU-Cub che propone di organizzare una call conference con gli operai di tutte le aziende. Oggi nel sito pedemontano le assemblee della Fiom. Intanto parte da Melfi l’operazione di Tavares per ridurre i costi degli impianti: ecco cosa sta succedendo. I sindacati di Cassino del gruppo Stellantis non nascondono la preoccupazione: “Dopo il sito lucano toccherà a noi”

“Nell’ultimo anno e mezzo alla Fca di Cassino c’è stata una riduzione di 900 dipendenti, passando da circa 4.300 a 3.400 unità, e questo non è bastato a ridurre l’utilizzo di ammortizzatori. Naturalmente gli impatti sull’indotto sono stati altrettanto pesanti, se non di più. Da qui a qualche settimana è prevedibile l’annuncio di esubero di centinaia di operai dell’indotto del cassinate, come già avvenuto sei mesi fa tra i lavoratori dell’indotto dell’area industriale di Torino, e il tutto graverà pesantemente sull’intera economia del territorio. Gli effetti della “scure” sull’indotto sono già visibili in molte società dei servizi e aziende terziarizzate, e sta già procurando decine di licenziamenti. Il colpo di grazia definitivo lo avremo a giugno, quando scadrà il vincolo del blocco dei licenziamenti collettivi e il nostro territorio perderà ulteriori 1.400 posti di lavoro legati all’industria dell’automobile secondo una stima sindacale”. 

A lanciare il grido d’allarme su Fca e le fabbriche dell’indotto cassinate è il sindacato di base FlmU-Cub che per questo motivo sta valutando la possibilità tecnica di organizzare “una vera e propria assemblea sindacale degli operai della Fca di Cassino e dell’indotto in modalità call conference, primo esperimento in Italia, con l’utilizzo delle piattaforme social che consentono di riunire più soggetti”.

La fusione tra Fca e Psa non convince l’organizzazione sindacale, che spiega: “Il nuovo corso di Stellantis, salutato da molti sindacati come sicura occasione di rilancio dello stabilimento Fca di Cassino, si sta in realtà dimostrando peggiore del vecchio corso. L’aumento dei cicli di lavorazione e della velocità della catene di montaggio, nonché l’accorpamento di due turni di lavoro in uno, stanno determinando un drastico peggioramento delle condizioni di lavoro nei vari settori di produzione”.

E ancora, spiega la FlmU-Cub: “Il ‘miracolo italiano’ del rilancio del lavoro e dell’occupazione, tanto enfatizzato nei mesi scorsi alla notizia dalla fusione tra FCA e Peugeot, è andato a infrangersi contro la realtà: il ricorso sempre più frequente alla Cassa Integrazione e il mancato turn over dei lavoratori che vanno in pensione, stanno letteralmente falcidiando i posti di lavoro e i salari degli operai della Fca di Cassino, con cifre che somigliano più a un sussidio che a un ammortizzatore sociale”.

IL CASO MELFI

La preoccupazione dei lavoratori è evidente, anche per questo motivo nella giornata di oggi la Fiom-Cgil ha deciso di tenere le assemblee nello stabilimento. La preoccupazione deriva soprattutto da ciò che sta avvenendo nell’indotto dove molti servizi della logistica sono stati internalizzati e si andrà avanti su questa strada anche per altri servizi delle “fabbriche-satelliti” perchè del resto il Ceo di Stellantis Carlos Tavares è stato chiaro: “Gli stabilimenti italiani costano molto”. I sindacati non hanno ricevuto risposte rassicuranti venerdì scorso nella riunione al Ministero Economico, dopo che si sono auto convocati.

A preoccupare le sigle e i lavoratori di Cassino sono poi le notizie che arrivano in queste ore dallo stabilimento di Melfi dove la governance di Stellantis ha iniziato a mettere in pratica il taglio dei costi con alcune azioni concrete ed incisive. Quali? Ad esempio saranno dimezzati i servizi delle imprese di pulizia e spenti il 50% dei neon di illuminazione interna ed esterna, motoscope guidate dai capoturni e il personale con più di 60 anni, sarà chiamato per incentivare l’uscita. Cassa Covid dal 2 al 12aprile compresi e non parte ancora il terzo turno su Compass per lancio restyling.

E ancora, trapela dalle sigle: “Il JIS (Just In Sequence), è una forma di rifornimento linea superata e non conveniente nel bilancio costi/benefici, pertanto sarà abolita a favore della realizzazione di magazzini di prossimità e aree di sequenziamento all’interno dello stabilimento di Melfi; questo comporterà un’importante ricaduta occupazionale e di non utilizzo delle aree del Comprensorio attualmente operative, molti Operatori Logistici come B CUBE, Multilog, IFast, saranno fortemente colpiti e ridimensionati”.

A Cassino la preoccupazione è crescente: “Nel caso specifico di Melfi (ma è solo il primo plant sotto esame), pensano di abolire una linea per creare i magazzini di prossimità e di sequenziamento. Dopo il sito lucano toccherà a Cassino subire gli stessi tagli. Cosa che, del resto, sta già avvenendo nell’indotto”.