Covid, ancora 8 morti. E siamo a oltre 50 nelle prime due settimane di dicembre

IL BOLLETTINO – I decessi odierni riguardano anche i comuni di Pignataro, Pontecorvo e Roccasecca. Ospedale “Santa Scolastica” di Cassino: l’affondo del consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli

Poco più di mille tamponi, 83 positivi, 158 negativizzati e 8 morti. Questi i numeri del bollettino odierno della Asl di Frosinone in merito all’emergenza Covid 19. In riferimento ai decessi la Asl comunica che si tratta di un uomo di 64 anni residente a Sezze, una donna di 89 anni residente a Ceprano, un uomo di 76 anni residente a Torrice, un uomo di 82 anni residente a Pontecorvo, una donna di 80 anni residente a Roma, una donna di 50 anni residente a Pignataro Interamna, una donna di 85 anni residente a Roccasecca e una donna di 91 anni residente a Frosinone.

Con gli 8 morti di oggi si supera quota 50 nelle prima due settimane di dicembre, per l’esattezza 56: una media di quasi 4 decessi al giorno. Numeri che tornano a far salire la paura, tant’è che l’assessore regionale alla sanità Alessio D’Amato continua ad invocare la linea del rigore a livello nazionale si sta ragionando su un possibile lockdown durante il periodo delle vacanze natalizie.

ALLARME SANTA SCOLASTICA

Intanto, sempre a proposito di sanità, si riaccendono i riflettori sull’ospedale di Cassino per quel che riguarda la carenza di anestesisti. Dopo il consigliere comunale Mario Abbruzzese, ad intervenire oggi è il consigliere regionale della Lega Pasquale Ciacciarelli, che dice: “Non è possibile che in un momento di grande difficoltà un ospedale come quello di Cassino, con un bacino di utenza molto vasto, possa pensare di bloccare le operazioni perché manca personale anestesista! La programmazione che doveva essere fatta in questi mesi dalla ASL di Frosinone e dalla giunta regionale  del Lazio non è stata fatta e quindi ad oggi siamo al palo per non avere avuto il coraggio di programmare e soprattutto di attirare professionalità nella nostra provincia.

È il caso di una paziente che addirittura dovrà chiedere il trasferimento per recarsi in un’altra regione aggravando ancor di più il tasso di mobilità passiva della Regione Lazio, poiché a causa di una gestione pessima del sistema sanitario non si è in grado di amministrare il tutto in maniera ottimale”