“Caro sindaco di Cassino”: l’abbandono, le reazioni e il ‘giallo’ del Pd

POLITICA – Dopo l’esodo di massa da parte degli amministratori dal gruppo Facebook, gli esponenti dell’opposizione vanno all’attacco. E spunta un messaggio riconducibile ai dem. Ma in realtà dal partito non c’è stato alcun “ordine”

Uno dopo l’altro, alla spicciolata, amministratori del Comune di Cassino, ma non solo – anche semplici cittadini e personalità non legate all’amministrazione come Luca Fardelli e Jole Falese – hanno lasciato il gruppo “Caro Sindaco di Cassino” il cui fondatore e amministratore è Remo Fiorentino. A lui è stato imputato il fatto di non aver messo un freno a post razzisti e squadristi che sono stati pubblicati sul suo gruppo.

Scelta “opinabile”, per usare un eufemismo, la definisce l’opposizione. Che con Salvatore Fontana va all’attacco rimproverando all’amministrazione una doppia morale. Ha poi etichettato come “pecorelle” coloro che li hanno seguiti nella scelta. Gli fa eco Massimiliano Mignanelli: “Per questa amministrazione non esistono oppositori, ma nemici. Nemico è chiunque non la pensi come loro. Farebbero meglio a pensare a governare visto che da due anni la città è immobile e non c’è idea di una progettualità. Un solo progetto è stato messo in campo, quello della corsia ciclabile e sappiamo com’è andata a finire: se la sono presi con “Striscia la Notizia” anzichè riflettere sugli errori commessi. Appare evidente che la mossa attuata è una strategia per evitare attacchi in futuro”.

Ma chi ha deciso di uscire dal gruppo? La vulgata vuole che l’indicazione sia arrivata dal Pd. E già questa sarebbe una notizia nella notizia, visto e considerato che il partito non dà segni di vita ormai da tempi immemori. In realtà il messaggio sarebbe solo transitato su una chat dove ci sono alcuni iscritti del Pd, e non solo, e il testo recitava: “Chiunque non condivida i modi di fare di queste persone entro stasera deve uscire dal gruppo scrivendo prima il post seguente: dove si tollera il razzismo non può esserci democrazia, pertanto esco dal gruppo. Ogni persona che esce un post, non un commento al post precedente. Più saremo ad agire entro stasera più forte sarà il segnale. Chi vuole può anche uscire senza pubblicare alcunché. Grazie mille e buona serata”.

Il Pd, nei suoi massimi esponenti e quadri dirigenziali – dal commissario agli esponenti nell’assemblea provinciale, regionale e nazionale – nulla hanno a che vedere con quel messaggio. Alcuni lo condividono, soprattutto quelli dell’amministrazione comunale che infatti sono usciti, altri no. Sono uscite dal gruppo anche persone in rotta di collisione con il Pd come Luca Fardelli e Jole Falese che ben si risparmierebbero di fare un favore al Pd, per intenderci. Ma loro conoscono bene il Pd, e sanno bene che non sarebbe stato capace di prendere posizione neanche su tale questione, figurarsi dare ordini, poi!

Il moderatore del gruppo Remo Fiorentino, da parte sua spiega: “Il razzismo lo state mettendo in atto voi, non avendo la capacità di tollerare chi la pensa diversamente! Considerato l’apporto dato da molti di voi con i numerosi interventi (zero!) ce ne faremo una ragione! Questo non è un organo di partito dove trovate preconfezionate le cose che vi aggradano e in linea con un unico intollerante pensiero. In questo gruppo non è tollerato il razzismo, il bullismo e la violenza, ma mai toglierò parola a chi ne parla e discute. Nessuno può permettersi di sindacare il pensiero altrui. MAI!”.

Questa è la cronaca della giornata, nella quale abbiamo raccontato l’accaduto e le reazioni. Riportando i fatti: possibilmente veri, possibilmente tutti. Come stiamo cercando di fare sin dalla nostra nascita. Ma la vicenda ci stimola una considerazione. Che però non vogliamo scrivere noi, anche perchè non è legata al caso specifico e al moderatore del gruppo che, anzi, ospita sempre con gentilezza i nostri articoli.

Chiudiamo quindi con una chiosa di un giornalista molto più autorevole per aprire magari un dibattito su una questione che, certamente, meriterebbe maggiore attenzione dalle istituzioni. Magari con apposite leggi scritte e discusse in Parlamento.

“Prima o poi arriverà il momento – ha scritto qualche giorno fa Michele Serra su la Repubblica – nel quale capiremo di non avere reagito con abbastanza fermezza alla montagna di bugie e di calunnie che non sono più un’anomalia o una stravaganza, ma un elemento stabile della lotta politica. Molti dei bastonatori online ormai si firmano, tanto è radicata la convinzione dell’impunità. Ma le questioni di principio esistono: non è lecito mentire, non è lecito diffamare. Ed è giusto ribadirle prima che diventino un’opinione tra le tante, essendo invece un principio uguale per tutti”.