HANNO AMMAZZATO PABLO, PABLO È VIVO!

L’ANGOLO DELLO SPORT – Pochi giorni dopo la morte di Maradona, il mondo del calcio piange la scomparsa di Paolo Rossi

Alessandro Piffanelli
Alessandro Piffanelli

Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti

Sarà stata quella faccia da bravo ragazzo, quel suo parlare mai sopra le righe, quel cognome così famoso ed usato in Italia o semplicemente sarà stata quella magica estate del 1982, ma se su Maradona l’opinione pubblica ed il mondo intero si è diviso, sulla scomparsa di Paolo Rossi l’unanimità mondiale ha espresso il proprio cordoglio. Basti pensare che Paolo Rossi è stato squalificato perché coinvolto nello scandalo “calcioscommesse”, che investì come un treno il calcio italiano negli anni 80, ma nessuno lo odia, nessuno quando parla di Pablito fa mai riferimento a questo fatto gravissimo che gli costò una squalifica di ben 2 anni, nessuno prova un ben che minimo sentimento di astio nei confronti di colui che in quel meraviglioso Mundial di Spagna ’82 issò l’Italia di Bearzot in cima al mondo. In quella torrida estate l’Italia pallonara a tutto pensava tranne che a laurearsi Campione del Mondo, e come dargli torto visto gli avversari?

La Francia di Platini, La Germania di Rumenigge, l’Argentina di Maradona ma soprattutto il Brasile di Junior, Cerezo, Socrates, Eder, Zico e Falcao… pensate che la leggenda narra che nello spogliatoio verdeoro non si parlasse mai degli avversari da affrontare ma l’unico problema che affliggeva i brasiliani era “quando torneremo in Brasile con la Coppa del Mondo, l’aereo sorvolerà prima san Paolo o prima Rio e Janeiro?”. In poche parole si sentivano già il Mondiale in tasca ma non avevano fatto i conti con il Pablito nazionale che, nella sfida decisiva tra azzurri e brasiliani, rifilava al malcapitato Valdir Peres tre palloni da raccattare in fondo al sacco! Questa partita è una pietra miliare per tutta la generazione italiana che ha avuto la fortuna di vedere l’Italia di Bearzot e quella di Pertini.

La prima pagina della Gazzetta dello Sport che celebrava quella mirabolante tripletta mi ha aiutato a capire il rispetto di cui godeva (e tutt’ora gode) Paolo Rossi perché campeggia nel soggiorno di casa mia, perché mio padre l’ha messa in una cornice e l’ha appesa li, a futura memoria, proprio lui, mio padre che non può vedere neanche lontano un miglio un tifoso della juventus…ha appeso nel “suo” soggiorno l’attaccante della squadra torinese più odiata d’Italia…e allora ho capito che Paolo Rossi non ha colori, Paolo Rossi rappresenta l’Italia.

Rossi non si fermò più e dopo la doppietta in semifinale alla Polonia aprì le marcature anche nella finale contro la Germania, laureandosi capocannoniere del Mundial e aggiudicandosi a fine anno anche il pallone d’oro; la sua carriera continuò e anche la sua bacheca continuò ad arricchirsi di trofei, lui pian piano smise i panni di calciatore e divenne stimato opinionista, marito amorevole e padre eccezionale. In molti citano Pablito nella canzone di Antonello Venditti “Giulio Cesare” ma il cantautore romano intendeva omaggiare la figura di un omonimo del campionissimo che aveva perso la vita durante le prime proteste studentesche che agitavano il bel Paese, ma questo aiuta a capire ancor di più come per tutti esisteva solo un Paolo Rossi, con buona pace del comico che porta lo stesso nome e cognome e che ammise che il 70% del successo dei suoi spettacoli era dovuto proprio a quell’omonimia! Chiudiamo con una bella frase usata da Giovanni Trapattoni per salutare il calciatore, il compagno, l’uomo:

«Ciao Paolo… I giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori».