Welcome to Italy, Costa: “Ma la sala Restagno non è un’aula di Tribunale”

[OPINIONI A CONFRONTO] Il caso giudiziario, le ripercussioni politiche e la posizione dell’ex vice sindaco

Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Giocando d’anticipo, come solo sapeva fare l’attuale consigliere Renatino De Sanctis ai tempi belli in cui primeggiava quale arcigno difensore nel glorioso Cassino calcio di mister Orlandi, era stato Gino Ranaldi, capogruppo di maggioranza, ad annunciare la volontà dell’Amministrazione comunale di chiedere la costituzione di parte civile del Comune nel processo a carico dei 22 rinviati a giudizio nell’indagine “Welcome to Italy”. Quella seduta la si è tenuta solo venerdì scorso. Il tempo di far passare appena il fine settimana e subito, nonostante non vi sia alcuna imminente scadenza (il processo è fissato il 13 aprile, nella primavera prossima, e ancora non siamo entrati nell’inverno) e partito l’invio della inopportuna richiesta alla presidente del consiglio comunale, Barbara Di Rollo, da parte di cinque consiglieri, di convocazione della massima assise cittadina. All’ordine del giorno, come primo punto, appunto la discussione e la votazione sulla costituzione di parte civile del Comune. Firmatari: Salvatore Fontana, Peppino Petrarcone, Massimiliano Mignanelli, e, (come poteva mancare?) il leghista Franco Evangelista. Ai quali, invero, un po’ a sorpresa, si è agganciato per l’occasione anche Luca Fardelli. 

Tra i più stagionati dei consiglieri, Mario Abbruzzese  si è opportunamente defilato. Difficile credere, però, l’abbia fatto per rigoroso rispetto verso l’impegno assunto dall’avversario politico, quindi per raffinato garbo istituzionale; o perché consapevole, da esperienza acquisita sul campo, della non competenza del Consiglio a deliberare in siffatta materia. Più facile credere l’abbia fatto perché in quella compagnia c’è più di qualche amichetto di cordata di vecchia data che è sempre meglio tenersi buono. Ma forse questa è solo una malignità della quale saremo chiamati a rendere conto quando (speriamo il più tardi possibile) tireremo le cuoia.

Comunque, in un comunicato stampa il sindaco Salera si è premurato di far sapere che era stata già convocata la Giunta, che si riunirà nella giornata di domani per adottare l’atto deliberativo della costituzione di parte civile del Comune quale parte lesa e danneggiata nel processo a carico degli imputati. Così come da impegno assunto. Non si è, però, lasciata sfuggire l’occasione per una tiratina di orecchie ai firmatari di quella richiesta. “Tale atto – ha detto – non rientra nelle competenze del Consiglio, che ha solo potere di indirizzo, si tratta di materia di esclusiva competenza della Giunta. Non del Consiglio”.

Ma, ad eccezione forse di qualcuno di loro, impossibile che quei solerti firmatari non lo sappiano. Il loro intento è chiaro, non lo coglie solo chi non vuole: anticipare il processo in sala Restagno, dal momento che alcuni degli imputati hanno ricoperto ruoli di primaria importanza nel nostro Comune. Senza scartare l’ipotesi di sempre possibili risentimenti personali. 

“Mica è diventato un tribunale il consiglio Comunale?”, l’interrogativo retorico ad alta voce del consigliere Rosario Iemma. Invece tutto lascia credere che proprio qui si vogliano anticipare le requisitorie, materia dei pubblici ministeri. La tutela dell’immagine di Cassino (e degli altri Comuni di provenienza degli imputati, bisognerebbe aggiungere), ci sbaglieremmo, ma riveste un aspetto del tutto secondario. A loro interessa far “rumore”, anzitutto. Ed ignorano che proprio tale condotta, cioè caratterizzare politicamente la cosa, può compromettere la costituzione di parte civile del Comune. A tal proposito, segnaliamo che un autorevole tribunale, qualche anno fa, in una sentenza ha stabilito che “non può essere accolta la costituzione di parte civile di un ente territoriale se supportata da uno scopo meramente politico o etico, anche se encomiabile”. La costituzione di parte civile, come si sa, non avviene automaticamente, ma è qualcosa che si chiede al magistrato. E questi può accoglierla o respingerla.

Certe iniziative, se si caratterizzano in un certo modo, rischiano dunque di “farci perdere la causa”. E la “causa”, chi la vuol vincere lascia che la Giustizia faccia il suo corso, com’è giusto e doveroso. Se entrano in campo inopportuni “tiratori di giacche”, invece, il tutto si complica. Maledettamente.