Se l’opposizione prima “attrippa” di mazzate e poi chiede collaborazione

OPINIONI – L’analisi del professor Mario Costa a margine dell’ultimo Consiglio comunale e delle recenti dichiarazioni di alcuni consiglieri di minoranza

Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Una parte dell’opposizione consiliare cittadina, quella risentita assai con l’avversario colpevole di aver vinto le elezioni, quella che non ha smaltito né, continuando con lo stesso passo, difficilmente smaltirà la brutta sbornia elettorale di giugno dello scorso anno, sì, proprio quella che non vede l’ora di rifarsi dalla sconfitta, dà l’idea di quel marito che prima “attrippa” sistematicamente la moglie di mazzate e poi si lamenta perché la dolce consorte non gli parla. Non si apre al dialogo con lui, poverino. 

Dice, infatti, Peppino Petrarcone in un passo di una sua intervista di qualche giorno fa: “Quello che ancor più è mancato a questa amministrazione è il dialogo, il coinvolgimento”. Si riferiva alla maggioranza, riottosa, a parer suo, ad aprirsi al confronto, al dialogo appunto. Come se, sin dal primo momento, tale opposizione non avesse cercato nient’altro che il dialogo, la collaborazione, il darsi da fare nell’esclusivo interesse della città. E, invece, incapace di accettare la non preventivata sconfitta, non si fosse chiusa in se stessa, contraria a tutto. Sempre e comunque, solo “mazzate”.

E’ un ritornello che viene riproposto a scadenza fissa da quella parte dell’opposizione. Una strategia finalizzata a delegittimare l’avversario (per qualcuno addirittura il “nemico”). Naturalmente la colpa del dialogo che non ci sarebbe, è da attribuire, insomma, alla “moglie”.  Vale a dire a Salera e ai suoi, i quali, – guarda un po’! – non ci starebbero a farsi “attrippare” di mazzate e poi essere belli pronti, aperti a dialogare, tranquilli e giulivi.

Dal versante del Sindaco, opportunamente, si ricorda che il dialogo è possibile se a volerlo si è in due. La volontà di uno solo non basta. A tal proposito richiamano tutte le posizioni di una parte dell’opposizione contrarie a prescindere. Da ultimo l’immotivato voto contro finanche al bilancio consolidato 2019 nel consiglio comunale della scorsa settimana proprio da parte di Petrarcone, Fontana, Mignanelli, cui si è accodato il leghista Franco Evangelista.

Occorre ricordare che il bilancio consolidato è un atto dovuto per legge. In esso vengono riportati i bilanci delle società partecipate. Nel caso nostro riguarda la Saf, il Consorzio dei Servizi Sociali, una società del Consorzio stesso, il Cosilam. E’ un atto obbligatorio che riporta i risultati dei bilanci di tali società. Un atto dovuto, quindi, dove non c’è alcun potere discrezionale da parte dell’Amministrazione. A meno che non si riscontrino grossolane incongruenze, evidenti anomalie o, nei casi più gravi, falsità nei bilanci stessi.Cosa che non è stata.

L’approvazione di tale atto, peraltro, consentirà ora al Comune di chiedere al Ministero l’autorizzazione ad ulteriori assunzioni di personale dopo quella già in precedenza accordata, grazie alla quale alcuni concorsi sono stati espletati, altri in via di espletamento.L’osservazione che Enzo Salera e i suoi muovono è pressoché la seguente: “Tu, opposizione, vedi che i conti sono in regola, non rilevi alcunché di ostativo ad approvare il bilancio consolidato, nulla hai da obiettare nel merito, eppure voti contro! Qual è il motivo? Forse, bocciandolo, quello di impedire all’amministrazione di poter procedere ad eventuali ulteriori assunzioni, assolutamente necessarie, peraltro, per il miglior funzionamento della macchina amministrativa? Sperare che tale obiettivo non lo raggiunga? Continuare nella politica del“tanto peggio, tanto meglio” intrapresa sin dal primo momento? E poi si parla di collaborazione?  Ma se si vota sempre e soltanto contro, finanche al bilancio consolidato, come si fa a richiamare la collaborazione”?

Peppino Petrarcone ha detto pure che sentire, da parte di chi amministra, le voci di chi sta dall’altra parte della barricata, ancor più in un periodo particolarmente difficile per governare con una pandemia che dura da un anno, è doveroso. Ed ha aggiunto che qualche buona proposta e qualche sensato consiglio anche da chi questa città l’ha governata (cioè da Lui) potrebbe venire. Certamente, però tra il dire e il fare… E poi occorre chiedersi: “Se finora non sono venuti né consigli né proposte, è colpa forse di Salera e dei suoi, incapaci di dialogare”?

Non vorremmo che la spiegazione la si debba trovare nella risposta data da Peppino Petrarcone, in quell’intervista, alla seguente domanda della giornalista: “Potrebbe mai condividere un progetto con chi governa”? “Intanto – ha risposto – io non posso condividere un progetto con chi, pur facendo parte della mia amministrazione, mi è stato avverso nell’ultima tornata ed ha creato solo problemi”.  Capito? Eccolo il punto dolente! Una risposta che ci pare spieghi bene dove stia la vera ragione della difficoltà del dialogo tra opposizione e maggioranza. 

Da sperare per il tempo a venire non abbia essa ancora il sopravvento – così com’è stato sinora – sul lusinghiero proposito ( da Peppino pur richiamato) di voler fare gli interessi della propria città. Se sopravvento non sarà, il dialogo allora si avvierà. 

Nell’esclusivo interesse della città.