L’ addetto stampa non c’è più, altro che “Marchese del Grillo”

CASSINO – Il professore Mario Costa fa chiarezza sul suo ruolo in Comune e replica con ironia a Benedetto Leone. “Come Cincinnato, dopo l’impegno politico era tornato all’aria aperta nei campi ma non riesce a fare a meno di assumere l’atteggiamento del saputello”

Mario Costa
Mario Costa

Già vicesindaco di Cassino

Una cosa di cui certamente non difetta è l’impertinenza. Era un giovincello di primo pelo quando, da poco transumato dal centrosinistra nel campo opposto, folgorato da Mario Abbruzzese, nel corso di una campagna elettorale, in disinvolta polemica con il professor Fausto Pellecchia e con noi, ebbe a definirci allegramente “due tromboni”. Gli rispondemmo che lui, “una trombetta”, non doveva illudersi di poter suonare due tromboni. Infatti alle elezioni – erano le comunali – lui ed il suo nuovo schieramento furono sonoramente suonati.

Stiamo parlando di Benedetto Leone, uno dei vispi pupilli della allegra corte del già abate Vittorelli degli anni bui (pochi, per grazia di Dio) della nostra amata Abbazia. Sì, di quell’ex assessore della giunta D’Alessandro, costretto anzitempo (fra poco fanno due anni) a sollevare le chiappe (usiamo tale termine colorito, più efficace nella comunicazione in luogo del banale “fondoschiena”, certi che lui, persona di spirito e sveglia, sa comprendere ed apprezzare nella polemica politica l’uso sdrammatizzante della metafora), dunque, dicevamo, costretto a sollevare le chiappe dalla poltrona dell’assessorato alla Coesione Sociale e spedito a casa, assieme ai suoi colleghi di quel non rimpianto governo locale, a fare un altro mestiere. Che peraltro sa fare benissimo, nel quale marca un notevole successo, cosa che a noi, sinceramente, non dispiace affatto. Anzi. 

Come Cincinnato, dopo l’impegno politico era ritornato anche a dedicare del salutare tempo alla vita all’aria aperta nei campi della sua Terelle, ritratto pure in una recente foto sui social, giulivo alla guida di un trattore. Confessiamo di averlo un po’ invidiato in quella quiete e in quella serenità agreste. Ma confessiamo pure di averne sentito la mancanza. Avanzava in noi una certa nostalgia per quell’interlocutore impertinente ma raffinato, con il quale poter polemizzare senza correre il rischio di essere scambiati per degli irrispettosi, degli scostumati.

Ma nella vita, come ci viene ricordato, non bisogna disperare mai. Infatti, dopo un lungo, saggio silenzio, Leone è ritornato l’altro giorno con un articolo dall’incipit impertinente. In perfetta coerenza con quell’impertinenza, uno dei suoi tratti distintivi, della quale non riesce proprio a fare a meno. Come pure non riesce a fare a meno di assumere l’atteggiamento del saputello che ha sempre qualcosa da rimproverare e da insegnare ad altri.

Si veda, da ultimo in un altro punto di quell’articolo, il suo personale discutibile concetto di “Democrazia” stando al quale se si risponde, peraltro in maniera argomentata, a delle critiche stando sulle posizioni di chi amministra, o se, in tale posizione, si ribatte per le rime, si violerebbe il principio democratico.  Quanto non anche il rispetto dei cittadini che criticano. Anche se a vanvera, taluni. Una concezione un po’ strana, alquanto stravagante. Ma non sorprendente, dato il personaggio. 

Confessiamo di aver apprezzato, nonostante tutto, il fotomontaggio ideato da Leone nel quale, a mezzobusto, con folta leonina criniera siamo stati calati nelle nobili vesti del “Marchese del Grillo”, con la scritta, a presa dei fondelli: “Io so’ io… E so’ l’Addetto Stampa!”.  Se avesse aggiunto “E voi non contate un c…o”, avrebbe dato il messaggio nella sua completezza. Comunque ciò che voleva far intendere, lo si è inteso. 

Qui siam giunti al punto. L’articolo (“la chicca” l’ha definita lui) cui fa riferimento è firmato da Mario Costa, nella sua qualità di libero cittadino non di addetto stampa. Benedetto Leone dovrebbe sapere più di altri che l’addetto stampa fu liquidato da piazza De Gasperi da quel non rimpianto governo locale di cui faceva parte, quando dichiararono il dissesto finanziario. Ad un Comune in dissesto, come si sa, non è consentito avere l’addetto stampa né stipulare rapporti professionali con esterni all’organico, dovendo appunto tagliare, per legge, tutte le spese ritenute non essenziali. Così è ancora alla data odierna.

E’ un punto questo che abbiamo avuto modo già di chiarire. Ma siamo costretti a ripeterci. Il nostro attuale ruolo nello staff del Sindaco, pur se innegabilmente di parte (come lo è quello del nostro interlocutore e, in molti casi, di quelli che credono di essere imparziali) non ci toglie la libertà di esprimere il nostro pensiero su qualsiasi mezzo di informazione ce ne dia la possibilità.

Non ravvisiamo incompatibilità con il ruolo affidatoci dal sindaco, ruolo che cerchiamo di coprire nel rigoroso rispetto della deontologia. Non siamo alle dipendenze del Comune, non graviamo sul suo bilancio: la nostra collaborazione è a titolo esclusivamente gratuito. Aggiungiamo che il giorno in cui il Comune si trarrà fuori dalla situazione di dissesto, si potrà retribuire un addetto stampa, quel posto sarà di un giovane. Che così potrà campare un po’ meglio.  Il nostro ruolo di “responsabile relazioni con la stampa dell’amministrazione Salera” non ci impedisce di scrivere in assoluta libertà, firmandoci ed assumendoci la personale responsabilità di ciò che scriviamo. I comunicati stampa sono altra cosa.

Dal Comune, caro Benedetto Leone, a totale correzione del tuo dire, non è partita dunque alcuna “chicca di comunicato” a firma di tale “Marchese del Grillo”. E’ vero invece che a firma di Mario Costa, è partito da casa dello stesso un articolo che si è occupato di rintuzzare in piena libertà di opinione diverse critiche, in buona e in cattiva fede, sulla corsia ciclabile in allestimento. Corsia che vede il favore dei più, come onestamente tu stesso sostieni, pur se, per come è stata realizzata, la ritieni “pericolosa”. Ma di questo già si è parlato abbastanza.