Le pagelle di domenica 18 ottobre

RUBRICHE – La strategia vincente di Igor Fonte, le battaglie sanitarie e politiche di Carmine Di Mambro e il Pd di Romeo Fionda che fatica a mettersi in cammino: tutti i voti

IGOR FONTE

La “legalità” è stato il suo cavallo di battaglia. Ancor prima di entrare in politica. Nel quinquennio 2006-2011, ovvero negli anni del secondo governo Scittarelli, ha portato in alto il nome dell’associazione “Peppino Impastato” da lui fondata a Cassino. Iniziative, convegni, sit-in. Nella città martire anche Giovanni Impastati, il fratello di Peppino, è venuto a diffondere il verbo della legalità, tra gli altri. Igor Fonte in quegli anni ha acquistato visibilità, prestigio e credibilità. Doti che gli sono valse una candidatura alle elezioni comunali del 2011 con l’Italia dei Valori, partito in cui militava Giuseppe Golini Petrarcone. Dopo la vittoria, prima da consigliere e poi da assessore ha continuato a portare avanti azioni tese alla legalità. Ha aumentato i consensi: alle elezioni del 2016 è risultato essere il primo eletto della sua lista con 304 voti. Che non sono però bastati a far vincere nuovamente Giuseppe Golini Petrarcone. La sua avventura politica finiva quel giorno di maggio. Il tempo di riprendersi dalla delusione e per lui iniziava una nuova, terribile avventura.

A ottobre dello stesso anno partiva infatti l’indagine sui “voti fantasma” che lo vedeva coinvolto in quanto al seggio 30 sono risultate una decine di schede in più di persone che in realtà non avevano votato. Su queste schede in esubero c’era il nome di Igor Fonte. Quattro anni sotto indagine. Senza mai dire una parola, al punto che il sospetto che fosse il “mandante morale” di quei brogli si faceva sempre più forte. Ma lui non si nascondeva per la vergogna. Poteva continuare a fare politica – come fanno tanti indagati – ma ha preferito evitare che ogni sua azione potesse essere strumentalizzata dagli avversari a causa di quella spada di Damocle che gli pendeva sulla testa. I primi a non credere alla sua innocenza sono stati i suoi ex compagni di avventura: si sono allontanati uno dopo l’altro. Dopo quattro anni è stato assolto con formula piena (rinviati a giudizio, invece, il presidente e la segretaria di seggio). Il silenzio di questi anni è stato prezioso. Adesso potrà parlare a voce alta. E probabilmente inizierà molto presto a farlo.
Araba fenice

VOTO 9

CARMINE DI MAMBRO

Negli anni in cui sedeva in assise è stato ribattezzato il “consigliere-coraggio” per le sue battaglie contro il “mostro”. Ha capito sulla sua pelle perchè è importante che la sanità pubblica funzioni, e funzioni bene. Quindi ha iniziato una serie di battaglie politiche in tal senso. L’ultima che ha vinto risale a pochi giorni fa: grazie ad un fondo apposito stanziato dalla Regione Lazio destinato alle persone affette da malattie oncologiche e a coloro che sono in attesa di trapianto di organi solidi o di midollo, la ASL di Frosinone ha predisposto un Avviso pubblico per richiedere tale contributo (che potrà arrivare fino a un massimo di € 2000), quale segno concreto e tangibile di vicinanza e aiuto a coloro che si trovano in condizioni di disagio per tali situazioni di salute. “La più grande soddisfazione è quella di poter vedere che la mia battaglia a sostegno di malati oncologici è divenuta un qualcosa di concreto da due anni. Questa legge, è la mia legge, perché l’ho fortemente voluta come malato oncologico, è solo l’inizio di un lungo percorso che ha come fine ultimo il rendere meno doloroso e difficile il calvario di chi suo malgrado si trova a combattere contro il mostro” ha commentato Di Mambro.

Che intanto è sempre più attivo anche sul fronte prettamente politico. Ha rubato la scena a Benedetto Leone (che per il momento ha scelto l’auto isolamento) ed ora è lui il vero braccio destro di Carlo Maria D’Alessandro. La compagine di Liberi e Forti lunedì sera ha riunito gli esponenti del centrodestra a tavola. La stessa cosa ha fatto Pasquale Ciacciarelli. Ma se è vero che al tavolo di Mario Abbruzzese c’erano molti quadri dirigenti dei partiti che faticano a riconoscere la leadership di Carlo Maria, è altrettanto vero che al tavolo di D’Alessandro e Di Mambro erano seduti “migliaia” di voti. I consiglieri comunali erano tutti con loro. Un tavolo con un peso specifico superiore rispetto a quello di Ciacciarelli. E che segna l’1-0 nei confronti di Mario Abbruzzese: in Consiglio comunale a Cassino è isolato, non ha più il controllo del gruppo. Come si arriverà ad un sintesi? Ognuno dovrà cedere qualcosa: Mario Abbruzzese, ad esempio, il suo scranno. Per lasciare il posto a Carmine Di Mambro.

In ascesa

VOTO 8

ROMEO FIONDA

Romeo Fionda andrebbe ringraziato tutti i giorni per essersi caricato sulle spalle il peso del Pd dopo che l’ex segretario Marino Fardelli ha sbattuto la porta. Un po’ come il premier Conte per quel che riguarda la pandemia, Fionda ha gestito benissimo il momento di emergenza all’interno del partito. Con diplomazia e buon senso ha provato a tenere unito il partito facendo sentire a casa anche coloro che hanno osteggiato il partito, e dunque Enzo Salera, alle scorse elezioni comunali. Ha continuato a fare una serie di iniziative e gli va riconosciuto il coraggio di essersi schierato per il No al Referendum costituzionale nonostante le indicazioni nazionali. Peccato che su un tema così importante non ci sia stata un’assemblea di partito: sarebbe stato opportuno. Ma cosa ancor più grave è che a settembre, dopo il Referendum, si sarebbe dovuto svolgere il congresso cittadino per uscire dal commissariamento.

Siamo a ottobre e una data ancora non c’è. Eppure non è certo un mistero che Romeo Fionda, commissario uscente, da molti all’interno del partito è visto come la giusta sintesi per guidare il partito in veste di segretario. Allora perchè si continua ad indugiare sul congresso? Il Pd è oggi al governo del Paese e della città: il circolo di Cassino non può restare inerme e fare azione politica solo sulla chat di whatsapp litigando con i dissidenti. Serve un’azione di rilancio del partito, prima che sia troppo tardi. Per “fortificare” l’amministrazione e per non ripetere gli errori del 2016. Ma è passato già un anno e mezzo dalle elezioni comunali: il Pd di Cassino quando decide di iniziare a fare politica? Serve un congresso, subito. E chiunque sia il nuovo segretario, ora spetta al commissario accelerare sul processo.

Con il freno a mano tirato 

VOTO 5