Unicas, tutta la grandezza di un piccolo Ateneo

OPINIONI – Nonostante il maxi debito e l’emergenza Coronavirus l’Università di Cassino si conferma un’eccellenza e pianifica il futuro. Gioca sempre d’attacco, non si accontenta di difendersi e ora si prepara a nuove sfide. Sembra scontato ma non lo è affatto

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I fatti separati dalle opinioni. Cercheremo di non venire mai meno a questa regola che ci siamo imposti (leggi l’editoriale: I fatti, le opinioni e il territorio. Nasce un nuovo giornale). In modo tale da tenere separati gli eventi della giornata dai punti vista e dalle analisi. In pagina, nella sezione “cultura, scuola e università” potete infatti leggere l’articolo circa la ripartenza delle lezioni in ateneo; nella sezione sport c’è invece l’articolo sui campionati nazionali universitari che si svolgeranno il prossimo mese di maggio a Cassino. Una strategia d’attacco piuttosto che di retroguardia quella messa in campo dall’Università di Cassino. In un periodo difficile e pieno di incognite come quello che stiamo vivendo non è scontato che ci sia pianificazione e visione del futuro. In molti settori si arranca, si punta alla sopravvivenza. Non si va oltre e la paura è assolutamente giustificata. 

L’Università di Cassino, inoltre, deve fare i conti anche con il maxi debito e con il piano di rientro che impone ancora a lungo sacrifici a tutta la comunità accademica. Dinanzi ad una pandemia e ad una crisi sociale ed economica nessuno si sarebbe scandalizzato se una piccola università di provincia avesse ritirato la disponibilità ad organizzare i campionati nazionali: l’Università di Torino che doveva organizzarli nel maggio del 2020 ma l’evento è stato annullato a causa dell’emergenza sanitaria, probabilmente non si sarebbe fatta sfuggire l’occasione. Invece Unicas raddoppia. E quest’anno per la prima volta ha ospitato anche i test di Medicina organizzando le prove per 562 aspiranti matricole della Ciociaria. Una prova muscolare che ha dimostrato la forza di un piccolo-grande ateneo. Che poteva evitare di impiegare cento unità del personale tecnico-amministrativo e rischiare ospitando al Campus centinaia di ragazzi per le prove (prima volta in assoluto), anche perchè nessun  beneficio economico vi è stato per le casse dell’Ente.

Una prova di forza che bissa quella andata in scena durante il lockdown: neanche un’ora di lezione è andata persa. Si sono svolte tutte le lezioni, oltre 500 studenti hanno conseguito la laurea, centinaia di ore di didattica erogata tramite le piattaforme online. E subito si è fatta di necessità virtù: ovvero offrire anche all’inizio di quest’anno accademico la possibilità agli studenti di riprendere in presenza o, se si preferisce, seguire a distanza. Con lezioni registrate o in diretta streaming. Non era scontato, per un piccolo ateneo di provincia che conta meno di 10.000 iscritti. Dimostra la forza di chi quotidianamente si impegna per rendere grande un piccolo ateneo. 

Resta il rammarico di una classe politica che da quarant’anni non è ancora riuscita trasformare Cassino da città sede di università a città universitaria. Parlamentari, consiglieri regionali e provinciali, sindaci: non mancano quasi mai alla passerella in prima fila in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Ma l’Università continua a restare confinata – non solo geograficamente – ai margini di una città che non sembra accorgersi  del grande patrimonio che possiede. E intanto l’ateneo, messo in ginocchio dai debiti e dal Covid, ha saputo da solo rimboccarsi le maniche e rialzarsi. E viaggia a vele spiegate nella campagna immatricolazioni. Perchè ciò che non uccide fortifica.